In nome di Rossellini, a Bologna Bertolucci rende omaggio al maestro
Emiliano Morreale, EMILIANO MORREALENell'ambito della rassegna 'Il cinema ritrovato', il ricordo del regista di 'Roma città aperta' insieme a tre giovani autori italiani presenti all'ultima edizione di Cannes: Leonardo di Costanzo, Roberto De Paolis e Jonas Carpignano
"Guarda che non si può mica vivere senza Rossellini": così, tra il serio e il faceto, un amico apostrofava il protagonista di Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci. A interpretare il giovane cinefilo di provincia era Gianni Amico, futuro regista, che rosselliniano di ferro lo era davvero. All'epoca, il maestro romano arrivava al ventenne regista parmense attraverso la Francia. Erano i critici e registi dei "Cahiers du cinéma" ad aver rilanciato Rossellini (non solo quello "neorealista", ma anche quello successivo) quando la sua figura in Italia diventava incomprensibile. Insomma, Rossellini significava la nouvelle vague, un cinema libero, in prima persona. In un certo senso, significava anche avere vent'anni.
Al Cinema ritrovato di Bologna, Bertolucci torna a parlare di Rossellini, ma lo fa con un'altra generazione di eredi: i tre italiani presenti all'ultima Quinzaine des Réalisateurs di Cannes.…
Al Cinema ritrovato di Bologna, Bertolucci torna a parlare di Rossellini, ma lo fa con un'altra generazione di eredi: i tre italiani presenti all'ultima Quinzaine des Réalisateurs di Cannes.…
"Guarda che non si può mica vivere senza Rossellini": così, tra il serio e il faceto, un amico apostrofava il protagonista di Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci. A interpretare il giovane cinefilo di provincia era Gianni Amico, futuro regista, che rosselliniano di ferro lo era davvero. All'epoca, il maestro romano arrivava al ventenne regista parmense attraverso la Francia. Erano i critici e registi dei "Cahiers du cinéma" ad aver rilanciato Rossellini (non solo quello "neorealista", ma anche quello successivo) quando la sua figura in Italia diventava incomprensibile. Insomma, Rossellini significava la nouvelle vague, un cinema libero, in prima persona. In un certo senso, significava anche avere vent'anni.
Al Cinema ritrovato di Bologna, Bertolucci torna a parlare di Rossellini, ma lo fa con un'altra generazione di eredi: i tre italiani presenti all'ultima Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. Leonardo di Costanzo, Roberto De Paolis, Jonas Carpignano, registi di generazioni diverse, al primo o secondo lungometraggio di finzione, che però hanno, indiscutibilmente, Rossellini come stella polare.
Rossellini moriva quarant'anni fa, il 3 giugno del 1977, poche settimane dopo aver premiato a Cannes Padre padrone dei Taviani come presidente della Giuria. In questi giorni lo ricorda il festival di Pesaro con una retrospettiva e una tavola rotonda, mentre a Bologna verrà presentato il restauro del suo ultimo film, Le Centre Georges Pimpidou, documentario sulla grande novità architettonica parigina, in un "Rossellini day" organizzato insieme a Istituto Luce- Cinecittà.
Allora magari sarà vero, come ha lamentato a Pesaro il figlio Renzo, che le istituzioni e il cinema ufficiale hanno un po' dimenticato Rossellini, ma non si può dire che lo dimentichino i nostri registi. Oggi la parte migliore del giovane cinema italiano, per vie diverse, vede in lui il vero maestro, un maestro di metodo e di libertà insieme. A lui guardano registi diversissimi, che si sono mossi magari tra documentario e finzione, o arricchendo il cinema narrativo di fughe verso la poesia e il saggio. Pietro Marcello (Bella e perduta), Roberto Minervini (Louisiana), Alice Rohrwacher (Corpo celeste, Le meraviglie), Giovannesi (Fiore), e poi Salvatore Mereu, Giovanni Columbu, Alessandro Comodin e altri. A molti di loro è dedicato un libro di interviste appena uscito, L'invenzione del reale (Contrasto) di Dario Zonta, in cui il nome di Rossellini ricorre spesso.
Può sembrare paradossale che nell'epoca della manipolazione digitale delle immagini la lezione rosselliniana sia così viva. Ma il fatto è che la sua lezione è più ampia. Parlare di neo-neorealismo è fuorviante: la lezione importante non è quella della verosimiglianza o della scelta di temi forti, ma è la fedeltà a un metodo. E con le nuove, leggerissime tecnologie di ripresa, montaggio e diffusione, se ci si vuole orientare in un universo di immagini e in una realtà opaca, spinti dal demone della curiosità, forse più che mai non si può fare cinema senza Rossellini.
Al Cinema ritrovato di Bologna, Bertolucci torna a parlare di Rossellini, ma lo fa con un'altra generazione di eredi: i tre italiani presenti all'ultima Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. Leonardo di Costanzo, Roberto De Paolis, Jonas Carpignano, registi di generazioni diverse, al primo o secondo lungometraggio di finzione, che però hanno, indiscutibilmente, Rossellini come stella polare.
Rossellini moriva quarant'anni fa, il 3 giugno del 1977, poche settimane dopo aver premiato a Cannes Padre padrone dei Taviani come presidente della Giuria. In questi giorni lo ricorda il festival di Pesaro con una retrospettiva e una tavola rotonda, mentre a Bologna verrà presentato il restauro del suo ultimo film, Le Centre Georges Pimpidou, documentario sulla grande novità architettonica parigina, in un "Rossellini day" organizzato insieme a Istituto Luce- Cinecittà.
Allora magari sarà vero, come ha lamentato a Pesaro il figlio Renzo, che le istituzioni e il cinema ufficiale hanno un po' dimenticato Rossellini, ma non si può dire che lo dimentichino i nostri registi. Oggi la parte migliore del giovane cinema italiano, per vie diverse, vede in lui il vero maestro, un maestro di metodo e di libertà insieme. A lui guardano registi diversissimi, che si sono mossi magari tra documentario e finzione, o arricchendo il cinema narrativo di fughe verso la poesia e il saggio. Pietro Marcello (Bella e perduta), Roberto Minervini (Louisiana), Alice Rohrwacher (Corpo celeste, Le meraviglie), Giovannesi (Fiore), e poi Salvatore Mereu, Giovanni Columbu, Alessandro Comodin e altri. A molti di loro è dedicato un libro di interviste appena uscito, L'invenzione del reale (Contrasto) di Dario Zonta, in cui il nome di Rossellini ricorre spesso.
Può sembrare paradossale che nell'epoca della manipolazione digitale delle immagini la lezione rosselliniana sia così viva. Ma il fatto è che la sua lezione è più ampia. Parlare di neo-neorealismo è fuorviante: la lezione importante non è quella della verosimiglianza o della scelta di temi forti, ma è la fedeltà a un metodo. E con le nuove, leggerissime tecnologie di ripresa, montaggio e diffusione, se ci si vuole orientare in un universo di immagini e in una realtà opaca, spinti dal demone della curiosità, forse più che mai non si può fare cinema senza Rossellini.