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Amato e il film sul primo Bossi: "La sua vernice verde è stata come il web di Grillo"

Dopo il successo di 'Lasciati andare' con Toni Servillo il regista piemontese progetta un documentario di finzione dedicato alla nascita della Lega e del suo fondatore: "È stato un fenomeno pop, voglio raccontare come si è creato"

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Un film che racconti la nascita della Lega e la figura carismatica, controversa e a suo modo unica del suo fondatore Umberto Bossi. Il regista piemontese Francesco Amato, 38 anni, forte del successo di Lasciati andare con Toni Servillo in versione comica (il film dopo Usa, Canada, Australia, Taiwan, Argentina sta per uscire in Cina) dal palco dell'Ischia film festival conferma che il suo prossimo progetto sarà dedicato al "Senatùr": "È un'idea che ho nel cassetto da molti anni e finalmente è arrivato il momento di realizzarla". Rientrato a Roma accetta di dirci un po' di più: "è ancora in una fase delicata di ricerca di finanziamenti e di definizione, ma sarà un film molto particolare, racconterà l'epopea di una figura emblematica della politica italiana".

Il film non è un biopic. Lo ha definito un documentario di finzione.
"Avrà un un linguaggio molto libero, sarà una fusione di generi. Innanzitutto credo che non credo si possa fare un film prescindendo dalla sua presenza, perciò stiamo lavorando affinchè Bossi ne faccia parte. Non mi interessa il biopic, mi interessa rileggere alcuni passaggi cardine della sua vita: dalla formazione (più umana che politica), fino al momento in cui è diventato un personaggio centrale nella storia del nostro paese. Senza di lui il ventennio berlusconiano, finito o meno che sia, non sarebbe stato tale probabilmente".

Da dove nasce il desiderio di questo film?
"La spinta più importante viene sicuramente dalle mie origini. Io vengo proprio da quelle zone d'Italia dove la figura di Bossi ha dato un forte riflesso di identità, sono cresciuto in quell'epoca. Io sono nato nel 1978 e Bossi incontra Bruno Salvadori, personaggio importante dell'autonomismo del Nord, nel 1979 e comincia ad avere un consenso forte alla fine degli anni Ottanta".

Quindi il film si concentrerà sull'inizio di questa avventura.
"Racconterà principalmente le origini della Lega e in particolare gli anni Ottanta fino al momento in cui Bossi, nel 1989, diventa Senatore. La guida per la sceneggiatura è stata l'autobiografia che ha scritto nel 1992 con il giornalista Daniele Vimercati (Vento dal Nord: la mia Lega, La mia vita) che è stato il suo biografo ufficiale. All'inizio della sua parabola di politico parlamentare Bossi scrive un libro molto avvincente in cui racconta tutta la sua infanzia, ecco da lì sono partito per lavorare a questo film".
 
La marcia su Pontida di Umberto Bossi del 25 marzo del 1990 (ansa)
Avrete attori nel film ma anche materiali di repertorio.
"Sì abbiamo materiali molto importanti che abbiamo già recuperato attraverso tv private, mentre per quel che riguarda gli attori sto cercando una serie di figure tra i militanti o simpatizzanti della Lega, personaggi che hanno avuto un incontro con quel movimento, che può essere di adesione ma anche di scontro. Queste figure costituiranno un coro intorno a Bossi fino a quando entrerà lui, in quello che in un classico film di finzione sarebbe il terzo atto".

Ci saranno anche delle testimonianze?
"Voglio coinvolgere i leghisti della prima ora, coloro che hanno creato la Lega Lombarda nel 1984 a partire da Giuseppe Leoni che è stato il primo deputato. Il film avrà un impianto storico con riferimenti alle vicende politiche di oggi, perché probabilmente senza Bossi non avremmo mai avuto Grillo. In fondo Bossi con i cavalcavia e la vernice verde ha fatto quello che Grillo ha fatto con il web anche se con mezzi molto più modesti". In questo momento c'è Sorrentino che sta per girare il suo film su Berlusconi, Luchetti che ne ha girato un altro ispirato al Berlusconi dei "servizi sociali". E poi c'è stato Moretti con il Caimano, ancora Sorrentino con Andreotti. I registi italiani sono ossessionati dalle figure politiche o è un modo per raccontare il paese? 
"Credo che sia positivo il fatto che ci sono autori che vogliono rileggere il passato per interpretare il nostro presente e per cercare di capire dove stiamo andando. Il problema di tutti noi è che ci dimentichiamo quello che è successo due anni fa, non solo a livello politico. Ci scordiamo in fretta cosa abbiamo vissuto e questo non aiuta nel fare le scelte giuste. Certe dinamiche si ripetono nel panorama della seconda Repubblica, ci sono figure che sono debitrici al tipo di linguaggio che Bossi e Berlusconi hanno inventato; Bossi è stato un fenomeno pop che ha calibrato un certo modo di esprimersi, un certo look e anche un certo modo di relazionarsi con gli altri che ha delle conseguenze anche oggi".

Il successo di 'Lasciati andare' sta aiutando a montare questo film "delicato"?
"A livello di finanziamenti non troppo, non è semplice trovare investimenti per un progetto che che ha a che fare con la politica e che da un punto di vista produttivo coinvolgerà molte location, molte persone e molti attori. Con la società di produzione con cui collaboro, fatta tutta da giovani, la Eie Film di Torino, stiamo lavorando allo sviluppo del progetto. Speriamo che le riprese si possano svolgere tra l'autunno e la primavera del prossimo anno. Lasciati andare però mi è servito molto per orientare il mio gusto; so esattamente in che direzione di tono voglio andare anche se sto facendo un documentario ci saranno momenti di leggerezza. Bossi è un uomo enigmatico, ma spiritoso e ironico. La sua vita è stata una vita vissuta pericolosamente, rocambolesca, eccentrica e quindi sarà divertente anche raccontarla in una chiave spassosa e vivace, facendosi ispirare dalla mia migliore tradizione della nostra commedia".