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'USS Indianapolis', quell'incrociatore che portò la bomba e sfidò gli squali

Nelle sale mercoledì il film con Nicolas Cage che racconta la vera storia della flotta che durante la seconda guerra mondiale portò i componenti per la bomba atomica e sulla via del ritorno venne colpita da un sottomarino giapponese provocando una drammatica odissea

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Una nave segreta, con il compito più delicato della storia: trasportate la prima bomba atomica mai costruita. Ma le missioni nel silenzio comportano sempre un rischio: se finisci nei guai, nessuno lo verrà a sapere. Questo è il dramma dell'Uss Indianapolis, l’incrociatore americano che si occupò di trasferire l’ordigno Little Boy fino alla base di decollo verso Hiroshima. E che sulla via del ritorno venne affondato da un sottomarino giapponese, provocando una drammatica odissea in alto mare per oltre ottocento uomini. Un’epopea degli oceani, cruciale per le sorti del conflitto ma con un sacrificio umano a poche ore dalla fine della guerra. E che adesso arriva sugli schermi con il film diretto da Mario Van Peebles con Nicolas Cage tra i protagonisti, nelle sale italiane mercoledì 19 con il semplice titolo Uss Indianapolis.

'USS Indianapolis', dietro le quinte del film con Nicolas Cage


L'Indianapolis era un incrociatore potente, con un equipaggio di veterani: era sfuggito per caso dall'attacco di Pearl Harbour e aveva partecipato alle battaglie più importanti del Pacifico. Aveva nove temibili cannoni da 203 millimetri e una selva di artiglierie di calibri minori per tenere alla larga gli aerei kamikaze. E soprattutto era veloce. Per questo nell'estate 1945 gli viene affidata una missione straordinaria: trasferire i componenti di Little Boy, l'arma più potente mai realizzata finora, fino all'isola di Tinian, nell'arcipelago delle Marianne, da dove sarebbe decollato l'Enola Gay per radere al suolo Hiroshima. Vengono fissati a bordo la carica di uranio, il complesso detonatore e l'involucro dell'ordigno, tutti costruiti nei laboratori di Los Alamos, tutti custoditi in contenitori speciali e anonimi: nessuno doveva sapere. Il 16 luglio salpa da San Francisco e in poco più di 74 ore raggiunge Pearl Harbour, mantenendo una media di 54 chilometri orari. Poi da lì riprende il largo per la fase più delicata dell'operazione: così segreta da non essere indicata in nessun documento, né comunicata al resto delle forze armate. Per ridurre le possibilità di venire scoperti, non c'è scorta: affrontano da soli la zona più pericolosa del Pacifico. Il 26 luglio c'è l'approdo: Little Boy viene affidata ai tecnici che prepareranno il primo bombardamento atomico della storia. Ma la presenza dell'Indianapolis resta comunque top secret, anche nel viaggio di ritorno. E sempre senza nessuna unità di rinforzo: una preda facile. Nelle prime ore del 30 luglio un sottomarino giapponese vede la sagoma dell'incrociatore illuminata dalla luna e lancia due siluri con estrema precisione. È una bordata letale: in solo dodici minuti il colosso da diecimila tonnellate si inabissa. Trecento marinai restano intrappolati nello scafo d'acciaio, altri ottocento si gettano tra le onde. Per cominciare a vivere un incubo ancora peggiore. Non hanno scialuppe, alcuni non hanno fatto in tempo neppure a indossare il salvagente: non ci sono scorte di cibo né di acqua. E soprattutto, nessuno sa dell'Indianapolis, che procedeva nel silenzio radio assoluto. E nessuno quindi è a conoscenza della sua sorte. Un fantasma. Solo tre giorni e mezzo dopo l'affondamento un velivolo da ricognizione avvista un naufrago e lancia l'allarme. Al comando si rendono conto che l'Indianapolis è sparita. Ma i superstiti sono lontani da tutto, a ore e ore di navigazione dal resto della flotta. Un idrovolante Catilina è il primo a raggiungerli e dall'alto assiste a uno spettacolo angosciante: i marinai che vengono divorati dagli squali. Il comandante dell'aereo decide di disobbedire agli ordini e ammarare per soccorrerli. Inizia a prenderli a bordo. Fa la spola tutto il giorno: quando il sole tramonta, ne ha salvati 56. La prima unità navale arriva solo in piena notte, squarciando l'oscurità con i riflettori. Dopo oltre cinque giorni, i naufraghi sono allo stremo, disidratati e feriti. Alla fine su 1196 uomini dell’equipaggio, solo 317 ce la fanno: il maggior numero di caduti in un singolo affondamento registrato dalla flotta Usa.