Antonioni, il regista dell'incomunicabilità
Nato a Ferrara il 29 settembre 1912, dopo aver frequentato il ginnasio e l'Istituto tecnico, si laurea in Economia e Commercio, a Bologna. Durante il periodo universitario si interessa di teatro e contemporaneamente collabora come critico cinematografico. Nel 1940 decide di trasferirsi a Roma per avvicinarsi al mondo del cinema, e inizia a collaborare con la rivista Cinema, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1942 collabora alla stesura di Un pilota ritorna (Roberto Rossellini, 1942). Dopo l'esperienza di aiuto regista di Marcel Carné (per L'amore e il diavolo, 1942), Antonioni inizia a girare il suo primo documentario, Gente del Po (1947). Ha 38 anni quando porta a termine il suo primo film (Cronaca di un amore, 1950) cui seguiranno una trentina di titoli tra cui Le amiche (1955), Il grido (1957), L'avventura (1960) Deserto rosso (1964). A metà degli anni 60 valica i confini nazionali per inseguire, ancora una volta, la realtà del suo tempo: in Inghilterra, gira Blow-up (1966) e poi si trasferisce negli Stati Uniti dietro le tracce della contestazione giovanile americana (Zabriskie Point, 1970), dove immortala 'l'esplosione' della società consumistica alla luce di 17 macchine da presa. La sequenza finale di Professione: reporter (1974), invece, la riprende tenendo ferma una specialissima macchina da presa per ben sette minuti, dopo che in Cina lo hanno appena messo al bando per Chung Kuo, Cina (1972), un documentario di quattro ore sulla Cina popolare. Negli ultimi anni della sua carriera, piegato dalla malattia ma sostenuto dalla moglie, Enrica Fico, gira a quattro mani con Wim Wenders Al di là delle nuvole (1995) e poi un film a tre episodi con Steven Soderbergh e Wong-kar Wai, Eros. Candidato due volte agli Oscar, ha ottenuto un premio alla carriera nel 1995. È morto il 31 luglio 2007, nello stesso giorno in cui è scomparso Ingmar Bergman