'Taranta on the road', dalla Tunisia alla Francia c'è in mezzo la Puglia
Una foto ha acceso la lampadina nella mente del regista. O meglio, ha dato la spinta a che una mezza idea prendesse forma compiuta. "Mi sono imbattuto in un’immagine che ritraeva dei giovani tunisini appena fuggiti da un centro di accoglienza a Manduria, una tendopoli provvisoria costruita dal giorno alla notte. Lì venivano fatti stare questi poveretti in attesa di non si sa cosa". I ragazzi fuggiti stavano festeggiando la libertà ritrovata danzando con dei musicisti salentini. "Avevo già l’idea di raccontare dei giovani tunisini che, fatta la loro rivoluzione, avevano fame di mondo e quella foto mi ha colpito molto. I ragazzi erano miei coetanei, immedesimarmi in loro è stato naturale anche perché c’è stato un momento in cui anche io ho pensato di lasciare l’Italia per trovare lavoro all’estero. Con la differenza, però, che, rispetto a loro, avrei potuto farlo tranquillamente e in qualsiasi momento".
La taranta al cinema in un film che parla di accoglienza
'Taranta On The Road' è il titolo del film di Salvatore Allocca che porta sullo schermo (dal 24 agosto) la storia di due giovani tunisini, Amira e Tarek che sbarcano sulle coste italiane nel caos delle primavere arabe, subito dopo la destituzione del leader del loro Paese, Ben Ali. Le vite dei due si intrecceranno con quella di tre ragazzi salentini, Matteo, Luca e Giovanni, musicisti in una band di scarso successo, gli Evangelisti, che suona pizzica. La commedia dolce-amara di Allocca, nel cui cast ci sono, tra gli altri, Alessio Vassallo (Il giovane Montalbano, Il giorno più bello) e Bianca Nappi (Mine Vaganti, Magnifica Presenza), fa certamente riflettere, ma anche sorridere e soprattutto venire voglia di ballare. La musica infatti è l’altra protagonista, con la colonna sonora dei Mascarimirì e la partecipazione dei Sud Sound System
Ma il sogno europeo, le frontiere, la decisione dell'allora governo Berlusconi di concedere visti temporanei a cui fa seguito quella degli altri Paesi di annullare improvvisamente gli accordi di Schengen non sono l'unico tema del film. "Ce n’è un altro che seconde me è universale – continua Allocca – ed è il bisogno che abbiamo di vivere una vita piena". Il viaggio, infatti, si trasforma subito in un'occasione per fare i conti con se stessi non solo per Amira e Tarek, ma anche per gli altri tre. Matteo (Emmanuele Aita) che vive con il peso costante di un cognome ingombrante, quello di suo padre, Lino Zanda "il più grande suonatore di tamburello di tutti i tempi", Luca (Alessio Vassallo, Il giovane Montalbano, Il giorno più bello) che nel contesto medievale del paesino da dove proviene "o sei presidente della Regione o artista che si può definire tale o non hai scampo" e lui sente di non avere scampo. E Giovanni (Giandomenico Cupaiolo) che non ha il coraggio di vivere i suoi sentimenti per Teresa (Bianca Nappi, Mine Vaganti, Magnifica Presenza), la manager degli Evangelisti, per non mischiare lavoro e vita privata, rimanendo però così in bilico tra il bisogno di non rinunciare al suo sogno, la musica, e il desiderio di vivere una vita completa. "Questo stimolo accompagna tutti noi fino a diventare quasi un'ossessione. E mi è sembrato che la storia dei migranti si sposasse bene con quella dei musicisti alla ricerca del successo, o degli artisti in generale, i precari per definizione: ci troviamo tutti ad attraversare un mare, che può essere il mare che ognuno ha dentro di sé o quello che uno trova davanti a sé. Arrivi comunque da qualche parte, magari non è la destinazione che speravi, ma devi sempre trovare un equilibrio".
E a legare tutto e tutti è la musica, appunto. In Taranta On The Road è quella dei Mascarimirì e dei Sud Sound System, che compaiono pure per un cameo: interpretano loro stessi, sono il gruppo importante che dà agli Evangelisti un’occasione, aprire uno dei loro concerti. "Sono andato da Nando – ricorda il regista - quando il progetto era ancora in fase embrionale, prima ancora di contattare attori e produttori. Lui ha letto la sceneggiatura ed è rimasto entusiasta. Mi ha detto: quando sei pronto, noi ci siamo. È stato bello, loro hanno una presenza scenica, poi, che vale tutto, quelle facce sarebbero perfette per un film di Monicelli o Sergio Leone". Che la musica abbia un linguaggio universale che trascende i confini, si sa: Amira e Tarek convinceranno band e manager ad essere assunti come coristi intonando Bella Ciao. Ma la pizzica ha qualcosa in più e per Salvatore Allocca è stata proprio funzionale alla trama: la leggenda vuole che servisse a curarsi dal morso della tarantola che, guarda caso, colpiva sempre le donne. Queste, allora, iniziavano a ballare per liberarsi dal veleno e ballavano, ballavano sempre più indiavolate. "La pizzica in realtà serviva come sfogo, era il grido delle donne che chiedevano aiuto per liberarsi dalle catene di una società che non era fatta per loro". Anche Amira, ad un certo punto, sceglierà di sciogliersi i capelli, sventolare un fazzoletto rosso e iniziare la sua danza di libertà.