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Da Jovanotti a Morandi, l'appello dei big della musica per il duo da commedia Favino-Fiorello

In 'Chi m'ha visto' Beppe Fiorello interpreta un turnista che accompagna i big sul palco ma resta nell'ombra. Tornato al paese per farsi notare sceglie di  sparire con l'aiuto dell'amico tuttofare Pierfrancesco Favino. Nella commedia gli appelli di Morandi, Jovanotti, Rosario Fiorello, Elisa, Giorgia e tanti altri.

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Pierfrancesco Favino "l'attore impegnato" e Giuseppe Fiorello "il mattatore di fiction da milioni di spettatori" giocano a ribaltare le rispettive etichette in Chi m'ha visto, la commedia di Alessandro Pondi girata a Ginosa di Puglia. Racconta di Agostino, un chitarrista di talento ma condannato a fare da turnista sul palco con i musicisti famosi, restando nell'ombra. Gli anni passano ma la grande occasione sembra non arrivare mai. L'uomo, Beppe Fiorello, torna nel suo paesino dove viene accolto con disinteresse, anche la fidanzata ventennale non sa che farsene di lui, mentre la madre, che pure lo ama, è sempre incollata alla televisione a seguire con trepidazione le sorti dei vari scomparsi di trasmissioni alla Chi l'ha visto?. E così il musicista decide di "sparire" anche lui per "esistere". Con l'aiuto dell'amico tuttofare, Pierfrancesco Favino, si nasconde in un vecchio  casale. Un trafiletto mette in moto la macchina mediatica, il paese è preso d'assalto, arriva anche la conduttrice del programma sugli scomparsi, Sabrina Impacciatore. E soprattutto i grandi della musica si mobilitano con una serie di appelli per cercare Agostino: da Jovanotti a Rosario Fiorello, Morandi, Giorgia, Elisa, Claudio Cecchetto, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Max Pezzali e tanti altri. Ognuno di loro ha girato un video fai-da-te con l'appello. Pierfrancesco Favino e Beppe Fiorello sono coetanei, entrambi 48enni, e il loro incontro si è trasformato in amicizia. "Prima del film quasi non ci conoscevamo, ma dopo mesi di convivenza ci siamo scoperti simili".
 

'Chi m'ha visto', la nuova coppia comica: Fiorello e Favino, e il mistero del musicista scomparso



Come siete finiti insieme?
Giuseppe Fiorello: "Quattro anni fa un musicista, un turnista di quelli bravi, mi ha raccontato la sua storia. Era entrato in depressione dopo aver capito che, a 48 anni, non avrebbe fatto il grande salto. Ha pensato di farla finita, ma non voleva lasciare sola la madre. Così ha scritto quello che è diventato il soggetto del film: la vicenda di un chitarrista che, dopo un tour con Morandi e Jovanotti, torna nella provincia natia, una realtà che io e mio fratello Rosario conosciamo bene. L'uomo decide allora di sparire per tornare a esistere agli occhi degli altri: madre, amici. E per farlo chiede aiuto al vecchio amico Peppino, per il cui ruolo sono riuscito ad acchiappare Pierfrancesco".
Pierfrancesco Favino: "Leggendo la sceneggiatura, ridevo. E io avevo voglia di far ridere. A otto anni scrissi in un tema che volevo fare l'attore comico. È una cosa che sento talmente connaturata da averla data per scontata, mentre chi non mi conosce non lo sa. Il mio Peppino s'arrabatta portando i turisti al giro delle Murge con la sua Ape. È rimasto in paese e l'amico turnista per lui è come Springsteen".

'Chi m'ha visto', ecco la coppia Beppe Fiorello e Favino


E poi?
GF: "Un trafiletto sul giornale locale sulla scomparsa del chitarrista, la tv regionale, scoppia il caso mediatico. La fidanzata che lo aveva mollato diventa una vedova inconsolabile. Tutto il paese si ritrova a trarre vantaggio dall'indotto del dolore".
PF: "E il mio personaggio, "grande amico dello scomparso", si ritrova al centro dell'attenzione, con tutto l'interesse che la situazione resti com'è".

Siete mai stati avvicinati per essere "usati" in quanto famosi?
BF: "A me è successa una cosa buffa. Mentre raccontavo il film in spiaggia è arrivato il vicino d'ombrellone, anche lui un chitarrista di provincia, e mi ha dato il suo cd di canzoni di Modugno. Poi si è aggiunta una signora: "Sono di Polignano, il paese di Modugno...". Un intreccio assurdo. Mi affascinano le coincidenze".
PF: "C'è chi pensa che io abbia villa e servitù, macchina scoperta con bionda al fianco. Se ti incontrano a fare la spesa o a pagare le bollette alla posta li deludi. E poi c'è chi si avvicina anche se stai al telefono: "Guarda, c'è Favino...". Del resto hai scelto tu di entrare nelle loro case, mentre le persone sono in mutande, a tavola. Sei come un elettrodomestico di proprietà... Mentre discutevo in macchina con mia moglie, una mattina, bussa una signora al vetro: "Scusi, sta litigando?". "Sì, signora sto litigando se può aspettare che facciamo pace poi magari esco e ci facciamo la foto..."". In Italia oggi ci sono tante commedie, pochi successi. Di cosa c'è bisogno?
PF: "Di bella scrittura. Per questa sceneggiatura ci sono voluti due anni. Un meccanismo perfetto che, sono sicuro, farà ridere".

L'anno scorso c'è stata la coppia Verdone-Albanese.
PF: "L'idea era buona, ma c'erano due pubblici affezionati a due mondi che parlano in modo diverso. In questo caso invece vince la storia: noi non siamo nati per la commedia".
GF: "Io poi sono la spalla, il pugile suonato... il meccanismo comico lo smuove Pierfrancesco".

I vostri idoli comici?
PF: "Totò. Se non ci fosse stato lui, non ci sarebbe stato nessun altro. Quando a cinque anni vedevo un film di Totò stavo male dal ridere, avevo le convulsioni".
GF: "Fantozzi. Mi faceva ridere e mi intristiva anche moltissimo. E poi Sordi".
PF: "...e Chiari, Tognazzi, Vianello, Gassman, Manfredi. Checco Zalone è un comico con fiocchi. E poi Carlo, abbiamo lavorato entrambi con Verdone".

Glielo fate vedere, questo film?
PF: "Ho paura".
GF: "È molto sincero con noi".
PF: (imitando Verdone) ""Sì, è divertente però qua... potevate fa 'na cosa... sta battuta non l'ho capita. Ah sì, carino..."".

Favino, le imitazioni sono una passione per lei.
PF: "Sì, da piccolo ero ancora più bravo".
GF. "Io non avevo spazio, c'era qualcun altro in casa... Le facevo da solo chiuso in bagno, allo specchio".
PF: "Andavo da mio nonno: mi metteva là e si faceva fare lo spettacolo ".
GF: "La mia famiglia era tutta come Rosario. La timidezza era vista come una patologia: "Meschino...". Mio fratello è stato il mio maestro di improvvisazione. Mi ha messo sul palco degli anfiteatri dei villaggi turistici, mi sono sbloccato".
PF: "Io ero quello che rompeva lo schema di una famiglia in cui regnava il silenzio".


Che sfida rappresenta per voi questo film?
GF: "Io voglio scardinare lo stereotipo per cui l'attore che frequenta la tv al cinema non va fatto avvicinare. Una discriminazione che si è affievolita solo negli ultimi anni. Ho fatto una televisione di spessore e denuncia, come spesso il cinema non fa più. Ora però io e Pierfrancesco vogliamo scambiarci ruoli e luoghi di racconto. Tutti gli attori dovrebbero farlo. Io dovrei fare più cinema e magari Toni Servillo dovrebbe fare più tv. Spero di trascinare qualcuno degli spettatori delle mie fiction in sala ".
PF: "Ora non mi sfido più. L'ho fatto così spesso in passato da aver dato un'impressione di rigidità che non ho. Ho sentito addosso un'etichetta di "impegno" e "pignoleria" che porta con sé un peso e non mi piace. Oggi mi fido di chi sono, vado con più morbidezza e incoscienza verso le cose che faccio. Le persone credo mi amino più per l'umanità che per il virtuosismo ".