'The Place' di Genovese alla Festa del Cinema di Roma
Genovese ha scelto un film rischioso.
"Paolo ha fatto un doppio salto carpiato e per questo è da rispettare. Non perché è passato da una commedia a un dramma, ma perché questo film ha un registro particolare che devi accettare. Ed è chiaro che per se fai un’operazione così complessa chiami a recitare sul campo chi ha già giocato tanto a pallone, ecco".
Il film è un buon veicolo per gli attori: Marchioni, Ferilli, D’Amico, Borghi, Puccini, Muccino, Lazzarini, Giallini, Papaleo, Rorhwacher.
"Per me è stato fantastico avere davanti tutti quegli attori lì, ascoltarli e a volte, quando sei di quinta e dopo innumerevoli ciak, ti metti pure a studiarli, a capire come attivano a certe cose".
'The place', Valerio Mastandrea e gli altri "perfetti sconosciuti" del nuovo film di Paolo Genovese
E' il film che chiude la Festa del cinema di Roma, sarà presentato in anteprima, il 4 novembre, nella sezione Eventi Speciali. In sala arriva il 9 novembre. E' 'The place', con cui il regista Paolo Genovese torna al cinema dopo il successo di 'Perfetti sconosciuti'. Distribuito da Medusa, il cast è d'eccezione: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D’Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli e Giulia Lazzarini. La storia di un "perfetto sconosciuto", un uomo misterioso (Mastandrea) che siede allo stesso tavolo di un ristorante, pronto a esaudire i desideri di otto visitatori. In cambio, chiede di svolgere alcuni compiti. Quanto saranno disposti a spingersi i protagonisti affinché i loro desideri diventino realtà? "Non è importante chi sia lui, chi stabilisce le regole - commenta il regista - scelte e conseguenze riguardano solo gli uomini che siedono davanti a lui e che tornano a raccontare come procede la loro vita. Storie che s'intrecciano e si fanno sempre più tese. Tanto che nemmeno quel misterioso intermediario riuscirà più a rimanere impassibile" / Il trailer
Della serie The booth at the end cosa l'aveva colpita?
"Quello che c'è nel film: in un'epoca che non necessita più di parole mi piace l’idea di delegare il racconto all'immaginazione, alla sceneggiatura, alla possibilità per l’attore di evocare le cose, non solo compierle".
Che ha capito? Con Giallini siete riusciti a essere seri?
"Io e Giallini abbiamo iniziato a invertire le battute, a dirci i fatti nostri, a dirci cose che non ci dicevamo da anni, in una sorta di psicodramma. Quanto agli altri, le sensazioni che avevo su di loro si sono confermate. Con Alba e Marco avevo già lavorato tanto, sono attori che conosco e di cui mi sorprendo ogni volta. Vinicio è uno degli attori più intensi e credibili che abbia conosciuto, Silvio Muccino ha ancora una fiamma bella accesa, vorrei avere la sua passione nei confronti del mestiere. Silvia D’Amico la considero una sorellina, dopo Non essere cattivo. La considero una piccola Monica Vitti, ha un potenziale immenso. Sabrinona? Erano diciassette anni che non lavoravamo insieme, avremmo potuto fare un film tutto nostro con quei due personaggi, con una che pulisce per terra e uno che chiede un altro caffè. Potevamo fare un corto di mezz’ora. Chi ho dimenticato?"
Rocco Papaleo, Vittoria Puccini, Giulia Lazzarini, Alessandro Borghi…
"Rocco è un fratello maggiore, un parente, sempre sorprendente. Con Vittoria non avevo mai lavorato, un’attrice quasi di un’altra epoca, nell’accezione migliore. Le scene con Giulia Lazzarini sono state un bel viaggio. E poi Ale, un fratellino che sta andando per la sua strada in maniera impetuosa e potente. Ma ciò di cui mi sono soprattutto nutrito sul set è stata la voglia che loro hanno di fare quel che fanno, che uno ogni tanto rischia di perdere pure, dopo essersi avventurato, come ho fatto io, nell’opera prima da regista".
C’è un personaggio in cui si identifica di più?
"Quello che interpreto. Uno a cui la gente chiede aiuto, uno offre delle possibilità che ciascuno sceglie di cogliere. Io spesso ho cercato di mettere toppe nella vita delle persone, invece è più utile mostrare il percorso".
L'amicizia conta molto per lei.
"Essendo cresciuto senza fratelli maschi ho investito molto nell’amicizia e le più grosse delusioni le ho provate lì. Ma di amici ne ho tanti. Anche se devo imparare a chiedere aiuto. Nelle proprie difficoltà ci sentiamo unici e inaccessibili, e invece bisogna avere coraggio di aprirsi, affidarsi".
Il suo personaggio è soprattutto uno che ascolta.
"È la cosa più difficile. Ma è anche quella su cui si fonda il mio essere poco attore rispetto a molti altri. Sguardo e pensiero sono l’arma migliore per uno come me che non sa parlare tantissimo".
Genovese firma 'The place': "Un film che ci interroga su noi stessi"
Il tema del film, "cosa saresti disposto a fare per" la coinvolge?
"No. Perché soffro di una timida e umile ambizione. Le cose più pazze della mia vita le ho fatte per amore: prendere aeroplani senza soldi e senza pensare che può cadere, stare giorni senza soldi e la paura di non poter mangiare e bere per correre dietro a un amore impossibile. Per amore forse sarei disposto a tantissime cose ma adesso che ho un figlio, è tutto amore".
Tra recitazione e regia?
"Voglio vestire questo film che ho fatto e lanciarlo in pasto al mondo. Ma non rinuncerò mai a fare l'attore. Certo che oggi non è più facile accettare film al volo. Servono stimoli forti, ad esempio Valeria è lo stimolo principale di questa esperienza che sto facendo, con il suo sguardo unico".
E sta montando 'Ride'. Qual è la sfida?
"L'idea è quella di parlare di un tema molto forte non rinunciando ad alcuni toni di leggerezza. Anche il film di Valeria, in cui sono il fratello di Riccardo Scamarcio, è una riflessione universale sui mali del mondo. La mia è una storia più piccola, dietro la quale c’è una tragedia enorme. Che non è solo privata ma sociale e quando ti tocca nel privato, proprio perché è sociale, ti impedisce di affrontare il dolore intimo che ciascuno di noi ha il diritto di affrontare".
E poi c'è la serie in cui interpreta un malato del reparto di oncologia. Anche qui un argomento non facile.
"Mattia Torre ha uno sguardo sulle cose leggero e acuto. L'idea è raccontare l’ospedale con un registro diverso da quello monocorde con cui la serialità italiana lo affronta dagli anni Ottanta. Qui c’è una storia privata in un unico reparto dove la gente lascia quasi sempre la vita, ma narrato con uno sguardo come quello di Mattia, mai banale. E si riderà, parecchio".
Salvatores dice che è l'ora di archiviare la commedia all'italiana. Lei che ne pensa?
"Che quello era uno sguardo di un tempo in cui essere cinico e super sarcastico era molto più semplice. Oggi è più complicato. Io nel cinismo non ci credo più. È stato parte di me con grande orgoglio consapevole per tanti anni. Ma quando ti nasce un figlio smetti di essere cinico. Il sarcasmo invece non me leva nessuno".
Lei ha fama di essere caratterialmente molto rigoroso.
"Mi sarei anche rotto molto i coglioni di essere così. Poi invecchiando si cambia anche in meglio, rispetto a certe cose. Il rigore non è mani negativo ma non deve diventare il metro di giudizio e comportamento ed esclude la voglia di lasciarsi andare diventa un limite. Ci stiamo lavorando".
Cosa pensa della deriva italiana della questione molestie?
"Questa cosa merita una riflessione enorme, e soprattutto culturale, più che gossippara. Con le sue contraddizioni – c’è il rischio anche fare un macello scambiando cose per altre – spero che questo sia l’inizio di un processo culturale, non alle persone e basta, qualora fossero coinvolte. Ma alla società civile, in cui i ruoli sono sempre stati determinati in quella maniera là. Non dal mio mondo e basta. Cambiamo la cultura. Ci vorrà tempo ma sono passi importanti, questi".
Ha seguito la vicenda Weinstein?
"Ho seguito molto quel che è successo ad Asia dopo che ha fatto la sua denuncia. È una delle cose che mi ha più colpito, gli attacchi allucinanti, anche se me l’aspettavo. Considerando anche la grinta e la forza di Asia, se non ha mai raggiunto il coraggio di dire quella cosa prima è perché sentiva un senso di violenza psicologica profonda. Mi permetto di dire questo perché Asia, di cui ammiro la forza, un po’ la conosco. Quello che poi le è stato scritto e contestato è allucinante. Sta facendo una battaglia di grande livello. E non riusciranno a distruggerla".