'Coco', il film più visto in Messico è un cartoon Pixar
"Pensavamo a un film d'animazione sulla cultura messicana dal 2011", ci raccontano i creatori del film. "Dopo Toy Story 3 e Monsters University volevamo celebrare il Día de los muertos, la festa dei morti in Messico. Un inno alla vita, all'America Latina e ai riti tramandati dagli Aztechi. Ma soprattutto ai piccoli villaggi incoronati di fiori, altari, sfilate e alle credenze degli indigeni. Per i messicani la morte è un passaggio festoso". Tra gli animatori della Pixar regna proprio aria di festa: "Il protagonista di Coco, Miguel, ha 12 anni e sogna di fare il musicista" spiega Daniel Arriaga, l'art director che ha fatto miracoli con Inside Out. "Al diciannovesimo film Pixar, Miguel è un personaggio che incarna il multiculturalismo; avevamo il nero Siberius nel film Gli Incredibili e Russell, il bambino sovrappeso "esploratore della natura selvaggia" in Up".
'Coco', a Natale tutti in Messico per celebrare i colori della vita
Miguel ha dodici anni, è un ragazzino messicano figlio di calzolai e ha una grande passione, la chitarra. Ma nella sua famiglia è proibito far musica a causa delle malefatte di un antenato che mollò tutti e tutto per andare a fare il musicista. Quando però, nel Giorno dei morti, Miguel prende in mano la chitarra del defunto Ernesto de la Cruz, per magia si ritrova nell'aldilà dove sarà costretto a risolvere antichi conflitti familiari. E dove ritroverà un grande affetto perduto... Arriva al cinema il 28 dicembre il nuovo lungometraggio d'animazione Disney-Pixar, 'Coco', diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina. Un viaggio nel regno dei morti per celebrare tutti i colori e la bellezza della vita.
Come Remy di Ratatouille, "il topo che non vuole somigliare a un uomo, al contrario di Topolino, ma sogna di lavorare in un ristorante in Francia e insegue i suoi desideri con tutto il gusto che può", Miguel Rivera ha una sola passione: la chitarra. Il suo idolo è Ernesto de la Cruz ma nella sua famiglia di ciabattini è bandita qualsiasi forma di musica da quando il trisavolo ha mollato tutti per inseguire il sogno di musicista.
Gini Cruz Santos, animatrice filippina, ha curato tutti gli scheletri che rendono variopinta la Terra dell'Aldilà, in cui Miguel finisce per scoprire le sue radici, scortato dal truffaldino Hector (nell'edizione americana la voce è di Gael García Bernal, attore e regista messicano). "Con La sposa cadavere l'ex allievo della Disney Tim Burton ci aveva mostrato l'underground dei morti. Noi abbiamo aggiunto il colore e la baldoria" sorride Santos, da un dipartimento dello studio ricoperto di bozzetti e chiodi con il muso di Jack Skeletron (Nightmare Before Christmas) e tratti della serie Silly Symphony (The Skeleton Dance, del 1929). "È così che lavoriamo alla Pixar. Per Coco abbiamo trasformato lo studio in una sgangherata Terra dell'Aldilà, liberando i racconti macabri dei bambini, truccandoci il viso con un make-up blu-putrefatto, aprendo la porta a qualche Frankenstein, sotto la gigantesca lampada Luxo che capeggia all'ingresso". Fiori, candele, crocifissi, santini.
"La morte è simbolo di creatività e libertà, questo ci insegna la cultura indigena" sostiene Emron Grover, addetto all'animazione per i vestiti degli umani e degli scheletri. "Solo il prologo, giocato con una serie di banner di papel picado (sorta di merletto di carta, ndr) e teschi di zucchero, ha messo al tappeto i nostri animatori. È un lavoro al dettaglio e detta il tono da musical del film. Dominano colori arancio, silhouette stile Kirikù e la strega Karabà di Michel Ocelot e momenti di fratellanza tra Miguel e il Xoloitzcuintle, il cane Dante con il collo arcuato e la groppa muscolosa. Una delle prime osservazioni di John Lasseter è stata: ma gli scheletri hanno bisogno di un outfit o li facciamo andare a spasso nudi?".
Da Cuarón a Iñárritu, i premi Oscar messicani tornano a casa
Dopo aver agguantato una serie di statuette Alejandro Gonzalez Iñárritu e Alfonso Cuarón sono tornati a casa. Cuarón ha girato 'Roma' un film che racconta Mexico City dagli anni Settanta ad oggi mentre il suo "amigo" Iñárritu ha realizzato un progetto di realtà virtuale 'Carne y Arena', presentato al festival di Cannes e per mesi a Milano alla Fondazione Prada. Ma anche negli Stati Uniti si guarda al Messico: è di produzione americana ma cast messicano il reboot di Zorro con Gael Garcia Bernal nei panni del giustiziere e Jonás Cuarón (figlio di Alfonso) dietro la macchina da presa. C'è anche spazio per i cartoon, il prossimo film Pixar - Disney ha per protagonista un ragazzino messicano di nome Miguel.
In realtà, da almeno un paio d'anni, i tarli di Lasseter sono due: la realtà virtuale - con il corto d'accompagnamento Coco VR, la prima esperienza "immersiva" creata con Oculus e Magnopus - e il rispetto delle diversità su grande schermo: "Negli anni Ottanta ho ricevuto parecchie porte in faccia" sorride il boss della Pixar in camicia hawaiana. "La mia voglia di sperimentare nel disegno e nella tecnologia non trovava spazio negli Studios canonici. Io ho sempre creduto che i computer fossero matite viventi. L'animazione oggi ha un po' dimenticato i mondi fantastici e non sempre dà spazio a personaggi femminili e multietnici. Prima di Walt Disney, i cartoni erano un talismano della risata. Qualcosa che doveva farti star bene e basta. Quando Walt creò Biancaneve e i sette nani, all'improvviso il pubblico si ritrovò Biancaneve che addenta la mela avvelenata. Io non voglio avvicinarmi il più possibile alla realtà ma al cinema". Da dove si parte? Dal regno dei morti.