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Torino film festival, da Reagan a Stalin leader che fanno ridere sul grande schermo

Il regista e sceneggiatore scozzese (ma di padre italiano) Armando Iannucci firma la commedia sarcastica 'Morto Stalin, se ne fa un altro', ma al festival c'è anche il documentario sul Reagan televisivo

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L'onda dei leader storici sullo schermo s'ingrossa: dopo Truman, Hitler ritornato, un doppio Churchill e in attesa del Mussolini di Miniero (oltre all'opera corale di Alexandr Sokurov che li riunirà tutti: Mussolini, Stalin, Hitler e Churchill) ecco, esponente del sottogenere dedicato alla satira e alla gestione della comunicazione, Morto Stalin, se ne fa un altro di Armando Iannucci, presentato al Torino Film Festival (in sala lo vedremo l'11 gennaio) in contemporanea con un documentario molto divertente (seppure completamente acritico) basato su immagini di repertorio, che si chiama The Ronald Reagan Show. Iannucci all'incontro con la stampa ha parlato delle proteste che il suo film ha suscitato in Russia, spiegando che "non erano ufficiali e provenivano solo da una parte del partito comunista. Il ministro della cultura ha comunque detto che in Russia vige la libertà di parola quindi il film uscirà".
 

'Morto Stalin, se ne fa un altro', a Torino e poi in sala la commedia sul dittatore russo


Stalin è morto. Partendo dall'omonima graphic novel di Fabien Nury e Thierry Robins (Mondadori) che racconta le lotte per la successione nei due giorni che seguono la morte di Josif Stalin, Morto Stalin se ne fa un altro parte dal 2 marzo del 1953, quando il leader supremo dell'Unione Sovietica, dopo aver mandato le ultime liste di nemici o ex amici da giustiziare e aver chiesto la registrazione di un concerto appena trasmesso alla radio (che però non è stato registrato, costringendo il direttore, orchestrali a esibirsi nuovamente nel concerto con tanto di spettatori reclutati dalla strada), legge il biglietto di una pianista pieno di odio, ride e stramazza al suolo, colpito da una emorragia celebrale. Il decesso verrà reso ufficiale solo due giorni dopo, periodo durante il quale la squadra si incontra e si scontra per ereditare il potere. Un teatrino folle e disumano tra meschinità, depravazione, tradimento, doppio gioco che Iannucci orchestra con ritmo serrato, situazioni comiche alternate ad altre in cui la risata si strozza in gola e l'umorismo diventa nerissimo.
 
Il regista Iannucci col cast 

Da Veep a Stalin: regista e sceneggiatore scozzese (ma di padre italiano) specializzato in satire storico politiche, Armando Iannucci ha firmato la serie di successo Veep–Vicepresidente incompetente, ambientata nell'ufficio di una vicepresidente americana immaginaria e senza cervello Selina Mayer.

Olga Kurylenko 

Buscemi e gli altri. Iannucci dirige un gran cast di attori, al servizio di personaggi realmente esistiti, esimendoli per fortuna da finti accenti russi. Steve Buscemi è eccellente nel ruolo di Nikita Sergeevich Chrušcëv, leader dell’Unione Sovietica dopo la morte di Stalin, Jeffrey Tambor è Georgij Maksimilianovic Malenkov, capo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e attivo collaboratore di Stalin. Jason Isaacs è il Generale Georgij Konstantinovic Žukov, Rupert Friend interpreta Vasilij Iosifovic Džugašvili, il figlio di Stalin, e Andrea Riseborough è (Svetlana Allilueva, figlia di Stalin), Olga Kurylenko (la pianista Marija Veniaminovna Judina, amante di Chrušcëv). E poi Paddy Considine (Andrey Andreyevich Andreyev), Simon Russel Beale (Lavrentij Pavlovic Berija, capo della polizia segreta dell'Unione Sovietica sotto Stalin, Primo Vicepresidente del Consiglio dei ministri per un breve periodo nel 1953), Michael Palin (il diplomatico Vjaceslav Michajlovic Molotov).

'The Reagan Show', il presidente televisivo

 
Reagan, il presidente hollywoodiano. Maestro assoluto della comunicazione è Ronald Reagan, al centro del doc The Reagan Show, di Sierra Pettengill e Pacho Velez, tutto realizzato con materiali di repertorio girati durante i due mandati del presidente degli Stati Uniti. Una delle prime scene mostra il fuori onda dell'allora presidente Ronald Reagan che caldeggia il governatore repubblicano John Sununu alla telecamera. Nell'annuncio Sununu è una "persona che conosco bene" e che quindi Reagan raccomanda caldamente. Nella realtà il video è rifatto più volte perché non solo il presidente non conosce il tizio ma non riesce a memorizzarne il nome, sbagliandone ripetutamente la pronuncia. Più tardi, nella fase disgelo della guerra fredda, lo vedremo inviare un caldo augurio di Natale e di pace al popolo russo, accompagnato, appena finito il ciak, da un "beccati questo Gorbacev!". Il doc, molto divertente anche se un po' acritico, esplora il modo in cui ha Reagan ha padroneggiato l'arte di "mettere in scena il messaggio". È apparso in 53 film di Hollywood, quasi tutti ruoli da maschio bianco eroico, prima di essere eletto presidente nel 1981. È interessante osservare il modo in cui Reagan ha usato il suo magnetismo sullo schermo per incantare sia il pubblico che i colleghi del mondo: "Certe volte mi chiedo – confessa in una delle ultime interviste – come avrei fatto a fare quel che ho fatto se non fossi stato un attore?".