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Gli ultimi Jedi stravolgono Star Wars, ironico e sovversivo: torna Skywalker

Presentato a Londra, l'ottavo episodio della saga, da oggi in sala. ll nuovo film, diretto da Rian Johnson e prodotto da Disney, è una scintillante astronave destinata a un inarrestabile successo ma che consegnerà un piccolo vuoto di senso ai fan storici della galassia

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LONDRA - Han Solo, fulminato dall'ironia di Leia al primo incontro, otto Episodi fa, sbottava: “Non so se ucciderla o innamorarmi di lei”. E' un po' l'effetto che fa la prima visione di Gli ultimi Jedi di Rian Johnson, da oggi in sala. Il regista (s)travolge la mitologia di Star Wars con la sua energia e il suo umorismo sovversivo, un critico anglosassone ha scritto “onora gli elementi classici della saga per poi raderli al suolo”. Il nuovo film, battente bandiera Disney, è una scintillante astronave destinata a un inarrestabile successo d'incassi e merchanding, ma che consegnerà un piccolo vuoto di senso ai fan storici della galassia. Gli ultimi Jedi inizia esattamente là dove era finito Il risveglio della forza, con Rey che porge la spada laser a un Luke Skywalker eremita, mentre il Primo ordine dà la caccia stellare ai ribelli guidati dal generale Leia. Finn si sveglia dal coma e si lancia in un'avventurosa corsa alla James Bond. 


La forza sovversiva di Johnson. Il risveglio della forza di JJ Abrams ha fatto da apripista e gettato le basi della nuova trilogia, è stato giudicato solido ma fin troppo cauto e filologico rispetto al materiale dei sei Episodi precedenti, il sapore vintage e lo spirito sacrificale della costola Rogue One avevano appassionato più i vecchi fan dei ragazzini. Ora la Disney ha messo al comando Rian Johnson, che ha scritto la sceneggiatura, per imprimere una svolta, tracciare una nuova rotta e il regista, uscito dalla fucina del Sundance, una filmografia lunga tre titoli notevoli, da Brick a Looper, lo fa senza paura e con personalità: “La sfida era tenere l'equilibrio tra epica e umorismo. Questo è comunque un cuscinetto tra la vecchia saga e qualcosa di nuovo”, racconta il cineasta nel londinese Corinthia Hotel, un intero piano colonizzato dalla magnifica dozzina dei protagonisti del film.
 

Skywalker chi? In qualche scena Johnson strappa la risata in modo fin troppo facile, sfrutta l'effetto sorpresa ma a farne le spese è il lato epico della saga. Qualche personaggio perde coerenza narrativa. Mark Hamill quando ha letto la sceneggiatura ha fatto un salto e ha chiamato il regista (Jonhson conferma che, “sì, qualche conflitto c'è stato”). “Ero sorpreso, ho pensato, ma di che parla? I Jedi non rinunciano mai, questo ho imparato da George, il mio vero Obi-Wan. I Jedi non si autocommiserano, non si rifugiano su un'isola. Ma quello era lo Star Wars di Lucas, ora c'è una nuova generazione, JJ e Rian devono usare la loro voce e io da attore mi metto al loro servizio. Non potendo riconciliare il vecchio Luke e il nuovo Luke ho pensato ok, facciamone uno mai visto, un personaggio del tutto nuovo, uno Jedi pessimista”.
 

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Le ultime Jedi. Gli ultimi Jedi è anche la bella fotografia di una galassia varia per razze e generi “rispecchia quello che ci circonda nella realtà”, dice l'afroamericano John Boyega, eroe non più per caso della resistenza (“è il personaggio più umano, che ha conosciuto la guerra e ha scelto come schierarsi”). Ora è affiancato dalla combattente Rose Tico, l'americana vietnamita Kelly Marie Tran che prima di approdare al ruolo non aveva mai visto un film di Star Wars in vita sua. E da tanti personaggi femminili incisivi. La protagonista Rey, ex mercante di rottami continua il suo viaggio verso la ricerca delle sue origini. La ritroviamo sull'isola, carica di domande verso lo Jedi Skywalker. Tra i nuovi personaggi la vice ammiraglio Laura Dern, impegnata in uno scontro-incontro con l'eroico pilota Poe, Oscar Isaacs. “Lui diffida perché non capisce chi sia questo nuovo capo, che non ha l'aspetto da leader”. Già, perché l'attrice feticcio di Lynch, capelli e tunica sfumati in violetto, “non è lo stereotipo di un leader, grazie al tocco sovversivo di Johnson”, dice la Dern. Eccola, la strategia della guerra vista da Lui e da Lei, stratega raffinata che tiene a bada l'esuberanza testosteronica di Poe. Il film è dedicato a Carrie Fisher, scomparsa il 27 dicembre di un anno fa, che nel film è viva e guida con forza la resistenza come ha guidato le guerriere del cinema: se oggi hanno spazio è anche grazie alla Principessa che strangolò con la catena da schiava Jabba the Hutt. A spezzare la compattezza positiva del fronte femminile, per fortuna un personaggio oscuro, in un ruolo troppo piccolo. La Capitan Phasma di Gwendoline Christie (già Brienne di Tarth di Trono di spade): “Che bello esplorare una donna che è parte del male. Ha una grande carica di violenza dentro di sé, non è solo fisica, caratteristica che la società tradizionale rifiuta. Solo il fatto che Phasma esista è passo avanti in quell'esplorazione dell'esperienza umana che è Star Wars”.
 

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I tormenti di Kylo Driver e il lato buono della Forza. Anche stavolta lo Jedi cupo e instabile Kylo Ren, affidato ad Adam Driver, è il personaggio più complesso e affascinante, tentato dal lato buono della Forza, merito della scrittura ma soprattutto della performance di Driver, che giustamente si divide tra kolossal e film d'autore e dopo aver recitato con Saverio Costanzo e Jim Jarmusch ora si metterà al servizio di Leo Carax e Spike Lee. “Lo ritroviamo in questo film subito dopo gli eventi di Il risveglio della forza. Lungo questo film inizia il processo in cui realizza quello che è davvero accaduto dentro di lui”. Un personaggio moderno? “Non so dirlo. Affronta temi che sono universali, a partire dal primo film, con il ragazzino di un pianeta sperduto che sogna e che è Skywalker, la celebrazione dell'amicizia, i legami della famiglia, i comportamenti che tendiamo a ripetere, sono tutti sentimenti in cui ci riconosciamo. Non so quanto siano moderni, ma forse li sentiamo così perché la scrittura del film è buona e ce li fa percepire con chiarezza”.
 
Benicio Calrissian. Dopo aver assaggiato l'universo Marvel dei Guardiani della galassia, Benicio Del Toro entra con gioia in quello di Star Wars. “Ricordo l'impatto fortissimo quando vidi il primo film da bambino, nel '77. Mi conquistò. Leia, Han, Luke e musiche meravigliose. E il senso, comunque fosse chiamato, l'idea della connessione con un'altra dimensione e la figura di Obi Wan che rendevano interessante la storia”. “Un personaggio interessante” è anche quello che Benicio interpreta nel film. Lo troviamo nella Las Vegas stellare dove si radunano i ricchi cattivi che hanno fatto i soldi con le armi vendute al Primo ordine. È un mercenario alla Lando Carlissian “il cui incontro con Finn e Rose ed è destinato a cambiarne la traiettoria, il destino, nel bene e nel male. Nella tradizione di Star Wars c'è l'ambiguità e la dialettica tra scelta libera e destino e il mio personaggio fa una scelta che qualcuno può giudicare discutibile ma secondo me è realistica e umana”.