'L'ora più buia' con Gary Oldman - Clip: "Sii te stesso"
È il coronamento di una lunga e prolifica carriera. Teatro fin dall'inizio, poi il cinema con Remembrance (il suo debutto nel 1982), quindi una serie di ruoli “iconici” come il ritratto di Sid Vicious in Sid and Nancy e il drammaturgo Joe Orton in Prick Up - L'importanza di essere Joe. Quindi la chiamata di Hollywood e il cinema commerciale: da JFK di Oliver Stone (era Oswald) a Una vita al massimo, da Leon a Harry Potter (è il padrino di Harry Potter Sirius Black) ai Batman di Christopher Nolan (è il Detective Gordon). Quattro volte divorziato, è ora fresco di quinte nozze con Gisele Schmidt e è padre di tre figli maschi avuti da due precedenti matrimoni. Straordinario trasformista, Goldman è tutto professionalità, cinema, recitazione. In sala stampa, dopo la vittoria del Golden Globe, l'attore si è soffermato sulle tematiche del film diretto da Joe Wright (Espiazione), e la figura “enorme” di Churchill (notevole il lavoro di make-up che lo fa somigliare molto al Primo Ministro, la sua postura gobba, la voce): "Churchill conosceva perfettamente il peso delle parole, questa è la sua grandezza. Era uno scrittore di prodigiosa fertilità: ha scritto più di Shakespeare e Dickens messi insieme".
Gary Oldman è Winston Churchill in 'L'ora più buia' - trailer
L'ora buia parla del momento in cui le nazioni Alleate capitolano agli attacchi della Germania nazista e l'esercito britannico è bloccato in Francia: Churchill viene eletto Primo Ministro d'emergenza il 10 maggio del 1940. 300 mila soldati britannici si ritrovano stritolati a Dunkirk (capitolo descritto nell'omonimo film del suo amico Christopher Nolan). Col proprio partito cospirante contro Re Giorgio VI, Churchill deve affrontare il supremo dilemma: negoziare un trattato di pace con Hitler e salvare il popolo britannico, o combattere fino alla fine, contro ogni ostacolo e previsione? Come sappiamo la Storia diede ragione a Churchill, ma il rischio allora fu effettivamente enorme. È qui che troviamo il Churchill di Oldman nella "Darkest Hour", l'ora più buia. "Ho sentito l'enorme peso della responsabilità di dar volto a una figura seminale per tutti noi britannici - ha detto Oldman - Per fortuna che la famiglia Churchill ha approvato e abbracciato questo film, compreso il mio ritratto: il pronipote Randolph Churchill mi chiama 'bisnonno'. Grazie a loro mi sono sentito adeguatamente sicuro".
Da Richard Burton a Gary Oldman, Winston Churchill sullo schermo
Winston Churchill è considerato come una delle figure più influenti della storia britannica. Con il suo immancabile sigaro è apparso in numerosi film e serie tv, da protagonista o in brevi apparizioni, sempre con il suo immancabile sigaro, da Simon Ward a Richard Burton, da Timothy Spall ai più recenti John Lithgow, Michael Gambon e Brian Cox. L'ultimo in ordine di tempo è Gary Oldman che in L'ora più buia (The darkest hour) di Joe Wright, interpreta Churchill nei primi giorni della seconda guerra mondiale, poco dopo essere diventato primo ministro britannico. Per la sua interpretazione Oldman ha vinto un Golden Globe ed è candidato ai Bafta come miglior attore drammatico
La sua stessa famiglia ha fornito materiale informativo, ricordi di prima mano, ispirazione. "Mia madre ha 98 anni, che Dio la benedica - ha raccontato Oldman nel backstage del Beverly Hilton con la statuetta del Golden Globe in mano, ancora emozionato, visibilmente felice ed appagato - E si ricorda benissimo quel periodo, mi ha raccontato storie del 'Blitz'. Mio padre era nella Marina. Ha combattuto nel Nord Atlantico sui convogli, e poi ha combattutto a Okinawa nel 1947. Quindi in famiglia c'è una forte connessione anche emotiva con quel periodo e con Churchill. E io sono cresciuto sapendo che la buona sorte ha voluto che al comando della nostra nazione ci fosse un uomo straordinario. "Io ricordo da bambino quando mia madre mi portava a scuola e c'erano ancora i ruderi o gli spazi vuoti di case e edifici abbattutti 20 anni prima dai nazisti, dalle bombe della Luftwaffe. Quel periodo non era storia per quelli della mia generazione post-bellica: era il presente stesso, davanti ai nostri occhi".
E sulla tematica che ha fatto da filo conduttore a questa 75^ edizione dei Golden Globe – il “basta” alle molestie sessuali - e del motto Time's Up usato anche da Oprah Winfrey nel suo infuocato discorso. "Un discorso Churchilliano - dice Oldman sorridendo - Oprah ha il potere comunicativo che aveva lui, sa trascinare le masse come pochi". Sviluppa il discorso sul futuro della protesta: "Il mondo è sempre stato moralmente imperfetto e Hollywood non è un'eccezione - dice Oldman - Le cose però stanno cambiando molto velocemente. Stiamo vivendo un momento epocale, uno scisma, un sisma, e a me sembra giusto. Era ora che gli scheletri venissero scaraventati fuori dall'armadio. Non voglio fare il neo-puritano, ma un po' di controllo sui comportamenti di chi riveste ruoli di potere ci vuole eccome". Racconta di avere incontrato Harvey Weinstein, il produttore/predatore nell'occhio del ciclone del "molestia-gate": "L'ho conosciuto nel 1992 per un progetto, ma confesso che non mi era piaciuto e mi rifiutai di lavorare con, o meglio, per lui. Ma io non ho mai fatto parte di quel mondo. Annusavo aria strana... lavoravo a Hollywood ma poi me ne andavo subito a casa, fosse Londra o New York. Ho sentito tante storie di registi a cui Weinstein aveva sottratto film, oppure rimontati, tagliati, non distribuiti, così, per capriccio, da autentico capriccioso dittatore. C'è voluto molto coraggio, da parte di quelle donne, a dire la verità".