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Luca Guadagnino agli Oscar: "Orgoglio e felicità"

Il regista ha presentato il nuovo film, 'Chiamami col tuo nome', insieme ai due attori Timothée Chalamet e Armie Hammer. E dopo le quattro candidature alla statuetta spiega: "È una storia empatica, che riguarda la trasmissione del sapere e la possibilità di vedersi nello sguardo dell'altro in questa società così atomizzata e arrabbiata"

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"Orgoglio e felicità" sono i sentimenti con cui si è svegliato Luca Guadagnino, il giorno dopo in cui il suo film Chiamami col tuo nome, nelle sale domani, 25 gennaio, ha ricevuto quattro nomination agli Oscar. Non accadeva dal 1998 con Benigni e il suo La vita è bella: "È stato un lungo percorso personale. Il giorno prima delle nomination abbiamo festeggiato un anno dalla prima proiezione al Sundance Film Festival - dice il regista - io e il mio montatore Walter Fasano eravamo convinti, senza falsa modestia, di aver fatto un buon film ma l'accoglienza che ha avuto al Sundance e poi in tutte le altre proiezioni in giro per il mondo hanno avuto è stata straordinaria e questa storia ha avuto una risonanza che non avremmo immaginato".
 
"A casa ricevo moltissime lettere, non so come le persone abbiano il mio indirizzo - dice con un sorriso Guadagnino che non utilizza social network ("non so come si usano", diffidare dunque dai falsi in Rete) - eppure mi scrivono giovani, donne, anziani per dirmi come il film sia stato per loro un'esperienza trasformativa che in qualche modo ha svolto dei nodi della loro vita. Me lo spiego con il fatto che è una storia empatica, che riguarda la trasmissione del sapere e la possibilità di vedersi nello sguardo dell'altro in questa società così atomizzata e arrabbiata".

'Chiamami col tuo nome' agli Oscar con quattro candidature

 
La storia che ha così profondamente colpito "giovani e vecchi, donne e uomini" è quella di Elio, diciassettenne americano in vacanza nella campagna cremasca nel 1983 (interpretato da Timothée Chalamet, candidato come miglior attore protagonista), nell'estate che lo trasformerà e farà crescere. L'incontro con uno studente del padre, professore di storia greco-romana, il ventiquattrenne Oliver (Armie Hammer), è per lui un momento cruciale nel suo personale romanzo di formazione. Con lui scoprirà la forza dei sentimenti, la sensualità, la profondità delle emozioni, il dolore della distanza dalla persona amata.

'Call me by your name', Guadagnino racconta l'amore

 
La storia della lavorazione del film è una storia lunga che risale a nove anni fa "quando alcuni miei amici produttori americani, che avevano acquistato i diritti del romanzo di André Aciman, mi hanno chiesto di leggere il libro che era ambientato in Italia e fare loro una sorta di consulenza - racconta Guadagnino - Nel libro la storia è ambientata in Liguria e io stavo girando proprio a Bordighera Io sono l'amore. Nel tempo sono stato sempre più coinvolto in questo progetto, prima avremmo dovuto soltanto fare da service italiano, poi siamo entrati come produttori, infine nella ricerca di un regista che in un certo momento avrebbe dovuto essere Gabriele Muccino, poi Sam Taylor-Johnson è stato più semplice che lo facessi io con un budget limitato".
 
Ciò che in tutti questi anni non è mai cambiato è stata la scelta dei protagonisti. Armie Hammer (The Social Network, Biancaneve) racconta del primo incontro con Guadagnino "che avrebbe dovuto durare 45 minuti, un'ora come accade di solito, ma invece durò tre quattro ore. Un incontro in cui prendemmo caffè, mangiammo, parlammo di arte, cinema e filosofia. Alla fine del quali mi dissi 'ce l'ho fatta ad avere il ruolo'. Poi non ho più saputo niente per sei anni e mezzo e quando il mio agente mi chiamò per dire che Luca aveva mandato una sceneggiatura ho detto immediatamente sì, senza leggerla. Leggendola poi ho capito che il film affrontava il tema della paura e del desiderio, così spesso collegati fra loro, e che se volevo essere degno di chiamarmi artista avrei dovuto mettermi alla prova. Mi ritengo molto fortunato ad aver partecipato a questo film che ha cambiato la mia traiettoria di vita e di lavoro".
 

Luca Guadagnino: "L'Italia è pronta per l'amore tra Elio e Oliver"

Ugualmente grato si sente il ventiduenne che interpreta Elio (il più giovane a essere candidato come miglior protagonista del 1939 e che - in caso di vittoria - risulterebbe il più giovane in assoluto) che al primo incontro con il regista aveva proprio i 17 anni del protagonista. "Il nostro incontro è avennuto grazie all'agente di Tilda Swinton che ha girato tanti film con Luca e ci siamo subito trovati - racconta Timothée Chalamet - poi sono passati tanti anni in cui speravo di avere la parte perché non capita sovente di avere l'opportunità di interpretare un personaggio così complesso quando si è così giovani, e si finisce per fare sempre il fidanzato, l'amico di famiglia. Nel frattempo io compivo 18, 19, 20 anni. Alla fine è arrivato come un regalo, come un sogno che si realizza".
 
L'incontro stampa è anche l'occasione per chiarire il sentimento che Guadagnino ha nei confronti del cinema italiano. "Io ho tanti amici nel cinema italiano - dice il regista - ma per la mia formazione e per l'immaginario con cui mi sono formato non ho mai pensato alla nazionalità del cinema, ho sempre pensato alla sua trasversalità. Ciò che più mi ha condizionato cinematograficamente sono le nuove onde che hanno attraversato le diverse cinematografie: italiana, francese, giapponese. Tengo rappporti con molti cineasti e di questi diversi sono italiani". Qual è stato il complimento di un collega che ha apprezzato di più? "Ma come si fa a fare una classifica? Non si può, ciò che posso dire è che ai Golden Globe ho visto arrivare quest'uomo elegantissimo, che era Chris Nolan, che mi ha detto di aver molto apprezzato il modo in cui abbiamo messo in scena gli anni Ottanta. E io, che mi ritengo prima di tutto un artigiano, ne sono stato contento".
 
Dopo tutto questo tempo di frequentazione con i personaggi di Elio e Oliver ("ma anche di sua padre, di sua madre e di altri") il regista non esclude che si possa continuare a raccontare la loro storia. "Ho una grande passione per questi personaggi, tutti nella loro semplicità, che mi piacerebbe trovare il modo di continuare le loro cronache, guardando con umiltà alla lezione di Truffaut. Il nostro Antoine Doinel ce l'abbiamo già".