Idris Elba, 'Yardie', la Giamaica a Londra: "Un film che racconta una storia a me vicina"
Silvia Bizio
Al debutto alla regia, l'attore già candidato a diventare il primo James Bond nero racconta una storia 'sentita': tratta dal romanzo Victor Headley sulla cultura giamaicana a Londra ne racconta ogni sfaccettatura, tra discriminazioni, reggae e violenza
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Volto del celebre poliziotto londinese della serie tv Luther - Idris Elba scende dal van con un montone lungo fino ai piedi per proteggersi dal freddo di Park City. Il 45enne attore inglese, 186 cm di altezza, muscoli torniti, voce profonda e un grande sorriso, è al Sundance Festival per presentare il suo primo film da regista, Yardie, in concorso nella sezione Cinema internazionale. Indossa una maglia termica blu attillata e sfoggia una barba incolta sale e pepe: mentre si passa la mano fra i capelli cortissimi – cosa che fa spesso, come un tic – ci viene da pensare che nei panni del primo James Bond nero (come è stato spesso annunciato) ci starebbe benissimo.
Ma per ora il londinese Idris, attualmente sugli schermi con Molly's Game accanto a Jessica Chastain, pensa soprattutto a questa sua prima regia: a stento contiene l'emozione e la gioia di poter parlare del film, tratto dal romanzo del 1992 di Victor Headley sulla cultura giamaicana a Londra. Una nuova mossa per Elba, il cui percorso di attore lo ha portato in serie televisive di grande successo come Luther e The Wire e in film come Beasts of No Nation, American Gangster, Mandela e Thor: Ragnarok. Ha anche una seconda carriera come DJ (alias Big Driis the Londoner).
Idris Elba, la mia prima volta da regista: "'Yardie', una storia a me vicina"
In Yardie un giovane londinese di origine giamaicana (Aml Ameen) assiste all’omicidio del fratello minore, traferito a Londra da Kingston, e si ritrova diviso fra gli ideali pacifisti del fratello e l'atteggiamento vendicativo della sottocultura di gang e droga in cui è immerso. “Sapevo che avrei potuto amplificare la verità del romanzo”, dice Elba. “Conosco bene la parte orientale di Londra, dove sono nato e cresciuto, e conosco quel periodo. Questa è una storia vicina a me, pur non essendo io di origine giamaicana, ma africana. Eppure conosco molto bene la gente di cui parla il libro. E sentivo che questo film non si sarebbe allontanato molto da chi sono in realtà. Per questo mi sentivo pronto alla regia: giocavo in casa”. Continua: “La parola 'yardie' mi era famigliare fin da giovane, è un termine dispregiativo usato per descrivere gli immigranti giamaicani negli anni Settanta. Volevo aprire una finestra su una cultura e approfondire la percezione degli spettatori di quella cultura. Il trauma di un giovane che perde il fratello mi era sembrato un veicolo perfetto. Tutto ciò filtrato dalla cultura giamaicana, la musica reggae, la violenza. Ma è un film delicato”.
Figlio unico, Idrissa Akuna Elba (il suo nome completo all'anagrafe) è nato a Londra da padre immigrato dalla Sierra Leone e madre del Ghana. Idris si è innamorato della recitazione al tempo del liceo, a Canning Town, e pur senza educazione formale ha iniziato presto a recitare. Due volte divorziato, il 'single' Elba ha una figlia di 16 anni avut dal primo matrimonio e adesso vive da solo tra Los Angeles e Londra, dove è attualmente impegnato nella quinta stagione di Luther, che riprende dopo uno iato di tre anni. "Yardie", continua, “è il modo in cui Scotland Yard definiva la cultura delle gang a Londra, 'quelli del cortile' delle case popolari nelle zone povere di Londra. Abbiamo intitolato il film così perché così, almeno in Inghilterra, il pubblico può capire al volo di cosa stiamo parlando”.
Elba non si è improvvisato regista: ha studiato molto attentamente la lezione di certi maestri. “Mi ha ispirato tantissimo The Harder They Come, il film fondamentale sulla Giamaica e Kingston. Jimmy Cliff era una superstar mondiale all’epoca e quel lungometraggio è pieno di musica. Mio padre me lo fece vedere: non ci potevo credere, perché lui suonava quella musica tutto il tempo in casa! Il reggae è stata una grande influenza per me. Uno pensa alla Giamaica e pensa alle spiagge, ai resort, all’abbronzatura. Qui eravamo nella Giamaica delle case popolari londinesi, nelle strade con la vera gente”.
Ma non c'è solo il reggae, dice Elba: “Un'altra grande influenza è stata l'opera di Martin Scorsese, un regista per me sempre complesso, che prende un personaggio e che ti piaccia o meno ti consente di capire chi è. Basta guardare Goodfellas che confesso di aver imitato nella presentazione dei personaggi in Yardie".
Un film in cui Elba ha deciso di non apparire. “Mi volevano costringere a recitare un ruolo per ricevere i finanziamenti”, spiega, ma una volta ottenuti ho detto 'mi spiace, ho cambiato idea' e mi sono ritirato dalla parte. È stata una grande soddisfazione. Volevo che il film si concentrasse al 100% sulla storia in seé e non dover saltare dietro e davanti alla cinepresa”.
L'esperienza di Luther lo ha aiutato a diventare regista e a sviluppare una prospettiva narrativa e psicologica così come la pratica e la logistica del set. “Gran parte della mia troupe per Yardie l’ho presa in prestito da Luther, compreso il truccatore!” dice sorridendo. “Stiamo girando proprio in questo periodo la quinta stagione di Luther, che è un personaggio che amo moltissimo, il mio favorito. Sono ormai 10 anni che ci convivo e questa stagione è un ritorno al classico John Luther. È una stagione molto importante perché il pubblico non lo vede da un po’ di tempo – da quasi tre anni – e credo che abbia voglia di rivedere un personaggio amato. Luther è una figura complicata, eroica e dark, conflittuale ed etica, con cui mi identifico molto come essere umano. Non sarebbe Luther se fosse sempre felice, no? Per fortuna mi hanno concesso del tempo per girare Yardie e venire qui a Sundance”.
Parliamo di musica: dice che come DJ, se vuole far ballare la gente con due canzoni, sceglierebbe Want to Be Startin' Somethin' di Michael Jackson e Do I Do di Stevie Wonder. “Con quelle due canzoni, 9 su 10 volte la gente si alza e si mette subito a ballare”.
Un'ultima curiosità: si parla spesso di lui come futuro James Bond. Quanto di vero c'è al riguardo e in che misura a lui interessa? “Guardi, la verità è che credo di essere troppo vecchio per quel ruolo, ed è per questo – ma non solo – che ho più volte rifiutato le offerte. Per adesso mi limito a dire che Luther è il vero James Bond. E se proprio volete sapere cosa penso al riguardo vi dico questo: secondo me il prossimo James Bond dovrebbe essere recitato da una donna”.