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Eastwood e i tre non attori per il film verità: "Mi affascina chi reagisce a una catastrofe"

'Ore 15:17 - Attacco al treno' racconta l'attacco terroristico nell'agosto 2015, sul convoglio diretto da Amsterdam a Parigi e sventato da tre giovani californiani. Che ora diventano gli attori del film: "Non avevamo alcuna familiarità con quel mondo ma Clint ci ha reso tutto facile"

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LOS ANGELES - Il treno delle 15.17 da Amsterdam a Parigi: un attentato terroristico sventato per miracolo da tre coraggiosi giovani californiani, Spencer Stoney, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, che per caso si trovavano su quel convoglio. La classica storia della persona normale che si ritrova nel mezzo di una situazione inconsueta. La rotta di collisione tra ordinario e straordinario. Una storia vera, quella di Ore 15:17 - Attacco al treno (The 15:17 to Paris), che Clint Eastwood ha voluto ricostruire nel film in uscita l'8 febbraio nelle sale italiane.

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I tre si sono gettati sul terrorista armato fino ai denti (un 25enne marocchino, Ayoub El Khazzani, che più tardi dichiarò che il suo unico intento era una rapina, non un atto terroristico), disarmandolo e legandolo e poi, noncuranti delle ferite riportate, hanno salvato la vita di un altro passeggero, Mark Moogalian, che era stato colpito al collo con il calcio della mitragliatrice dall’attentatore. Eastwood ha letto il libro autobiografico dei tre e ha deciso di farne un film. Non solo: dopo averli incontrati ha pensato che nessuno meglio di loro avrebbe potuto recitare quella parte. "Avevano la faccia giusta e la voce giusta”, dice Eastwood, “avrei potuto scritturare attori professionisti, ma poi un uccellino mi ha detto: prendi loro!". I tre giovani all’epoca avevano 23 anni (era l'agosto del  2015). "Da quel giorno la nostra vita è stata come essere sulle montagne russe", ricorda Alek Skarlatos, che come Spencer Stone aveva avuto un addestramento militare. "Siamo fortunati di essere sopravvissuti all'attacco e anche delle opportunità che ne sono conseguite”. Sadler aggiunge: “Ancora aspettiamo di svegliarci, sembra surreale avere un film su di noi, con noi, che sta uscendo nel mondo".


La totale mancanza di esperienza a Hollywood è stata sopperita dall'esperienza di Eastwood. Dice Alek: “Non avevamo alcuna familiarità con quel mondo ma Clint ci ha reso tutto facile. Dopo American Sniper non poteva esserci uno migliore per farlo”. Interviene Spencer: “Sapevamo che Eastwood avrebbe preso la nostra storia e l'avrebbe realizzata in modo autentico, con verità... Tre settimane prima dell'inizio delle riprese ci ha chiesto di recitare noi stessi. Ci ha dato la libertà di potere dire tutto quello che volevamo, senza alcuna censura”. Dice Anthony: “Clint ci ha chiesto di ripensare a quell'evento e tutti ne abbiamo parlato. Eppure sapevamo che se degli attori professionisti avessero recitato le nostre parti il film avrebbe avuto più potenziale commerciale. Ma ci siamo detti: fra 20 anni come ti perdonerai di non averlo fatto?”.

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Clint Eastwood ha riportato i tre a ripetere gli attimi prima dell'attentato sul treno, con minuzia di particolari, comprese le battute tra di loro (erano in vacanza), i vestiti che indossavano quel giorno, il viaggio in giro per l’Europa che avevano fatto insieme e che li aveva portati a incontrarsi ad Amsterdam, da dove erano saliti sul fatidico treno delle 15.17 per Parigi. “Rivivere l’attacco”, spiega Spencer, “è stato sorprendente e stranamente divertente, perché per quanto sia stato un evento traumatico l’abbiamo portato dentro di noi freddamente”.

 
Non solo loro, ma anche le infermiere, i poliziotti e i detective francesi – e perfino Mark Moogalian con sua moglie, a sua volta passeggera su quel treno – sono stati convinti da Eastwood a recitare se stessi in questo film molto 'vérité'. Racconta Eastwood, 87 anni portati splendidamente, dice: “Conoscevo la storia di questo attentato sventato da quello che avevo letto sui giornali. Ma un paio d'anni fa mi è stato chiesto di partecipare a una funzione qui a Culver City per presentare questi tre giovani. Mi dissero che stavano scrivendo un libro a allora ho detto: 'Be', fatemelo leggere'. Così me l'hanno inviato e l'ho trovato molto interessante. Avevano il look giusto e una bella voce e mi è piaciuta la lealtà che hanno mantenuto tra di loro e il fatto che fossero di modesta estrazione sociale, insomma, tutto molto interessante. E poi a me affascinano sempre le persone che reagiscono in un certo modo nel corso di un evento catastrofico che potrebbe alterare tutto di una vita e che riescono a salvare la pelle propria e quella altrui".


Il film tocca l’argomento armi, un tema notoriamente caro a Eastwood, che non ha mai nascosto il suo sostegno per la NRA, l'organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco degli Stati Uniti d'America, e la libertà del porto d'armi. Dice Eastwood: "Io ho posto la stessa domanda a Spencer: 'Con che coraggio sei andato contro un AK-47, una delle mitragliatrici più letali che esistano?'". E lui mi ha detto: "Non ho pensato a niente... ho risposto solo all'istinto di sopravvivenza. Una volta visto che aveva fatto cilecca ho capito che non mi avrebbe ammazzato e mi sono buttato su di lui!". È anche stato un momento di riflessione sul mondo odierno e la minaccia incombente di attentati terroristici: “È difficile al giorno d'oggi”, dice Eastwood. "Non solo in America ma ovunque. Mentre giravamo a Parigi succedevano cose terribili in Spagna – a Barcellona – e altrove. Cammini tranquillo per strada e un pazzo ti schiaccia con un camioncino sul marciapiede. Come puoi non sentirti paranoico e pessimista?".