Albanese in viaggio 'Contromano': "Con un migrante dall'Europa all'Africa per scoprire quanto siamo meschini"
Anna Bandettini
Il nuovo film del regista-attore, nelle sale dal 29 marzo, è un'incursione neppure troppo ironica sull'Italia di oggi, sui suoi piccoli e grandi egoismi e sulla paura del diverso: "Il film è un paradosso, ma poi nemmeno tanto"
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Magari ci sentiamo un po’ colpevoli, ma quante volte per strada, davanti all’ennesimo cingalese che offre un mazzo di rose o al vu cumprà che insiste per la borsetta finto Prada abbiamo pensato: “Basta, vai a casa tua!”. Mario Cavallaro, un onesto signore lombardo, fa anche di più: a casa 'loro' ce li riporta davvero, ma quel viaggio 'contromano', dall’Europa all’Africa, si rivelerà una sorpresa. Contromano è proprio il titolo del surreale e umanissimo nuovo film da regista e interprete di Antonio Albanese, nelle sale dal 29 marzo con Fandango e Rai, a sedici anni dall’ultimo (era Il nostro matrimonio è in crisi del 2002), il quarto scritto e diretto dal comico che stavolta parla di noi, del nostro tempo e di migranti ma in direzione contraria al mainstream che non va oltre la Lega o la Caritas.
Antonio Albanese, il trailer in esclusiva di 'Contromano'
“Quello dei migranti è una questione gigantesca, io ho provato ad affrontarla da un punto di vista umano, guardando alle paure e ai sogni che abbiamo ‘noi’ e ‘loro’, provando a confrontarli in una relazione alla pari per riuscire a capire che facciamo tutti parte della stessa realtà”, spiega Albanese che nel film regala uno dei suoi piccoli eroi, una delle sue maschere contemporanee. Un po’ Epifanio e un po’ Pacifico, il fratello 'dimenticato' di La fame e la sete, Mario Cavallaro il protagonista di Contromano, è una persona onesta, routinier, single, un po’ isolato a parte un’amica un tantino svitata (Daniela Piperno) e ha la mania del verde che coltiva nel tetto di casa: “Un personaggio vintage, un po’ stordito, proprio come l’Europa”, lo racconta Albanese. Mario è in difficoltà con un ragazzo africano, Oba (il bravo Alex Fondja), che proprio davanti al suo negozio di calze vende... calze e fa affari. In un gesto di follia, Mario decide di liberarsene riportandolo con la propria auto in Senegal e quel viaggio on the road, cui si aggiunge Dalida (Aude Legasteloise), presunta sorella di Oba, svelerà non solo piccole meschinità, egoismi, ma anche sentimenti e generosità in tutti e tre, ma mostrerà che per costruire un mondo migliore è necessaria tenerezza e comprensione.
“Sulla questione dei migranti ho sentito da certi politici pensieri che fanno inorridire, parole sulla razza che neanche Cetto Qualunque avrebbe mai pensato - spiega Albanese - Per questo ho scelto un racconto che ci riportasse tutti su un piano di normalità e umanità, in cui non ci sono buoni o cattivi, brutti o belli, noi o loro, ma un problema serio da risolvere. Il film è un paradosso, ma poi nemmeno tanto. Mi sono ispirato a una iniziativa di Slow Food che aveva finanziato migliaia di orti in Africa, insegnando alle famiglie come coltivare, permettendo così a loro di mangiare e vivere. E poi mi piaceva che tra due esseri umani così diversi potesse nascere un incontro straordinario e alla fine scoprire la gioia, l‘amicizia, la vita”.
Contromano, scritto con Andrea Salerno, Stefano Bises e Marco D'Ambrosio-Makkox, il disegnatore satirico, corona una stagione fervida per Albanese: dopo i successi di Come un gatto in tangenziale, il film da protagonista con Paola Cortellesi, e il folle ricettario gastronomico Lenticchie alla julienne pubblicato con Feltrinelli, tra poco si aggiunge anche Topi, che segna il ritorno di Albanese in tv con un programma tutto suo: sei puntate da mezz’ora l’una su Raitre da fine aprile con una sorta di miniserie su una famiglia di latitanti. “Mi ha sempre fatto tragicamente ridere quando i telegiornali parlavano dell’arresto di un boss della malavita ricchissimo che viveva nel bunker mangiando tonno. Così mi sono immaginato una famiglia di latitanti che vive, appunto come topi, in un bunker sottoterra, con il boss che è una specie di Alex Drastico, ma più feroce e meno ingenuo. Meno vittima. Una storia che, credo, sarà molto comica. A me girarla e realizzarla ha divertito molto. A 53 anni non solo amo sempre di più il mio mestiere ma mi piace sempre di più scrivere e dirigere, specie gli altri attori. E non vuol dire che io mi fermerò come attore. Anzi, penso di tornare a teatro: sto scrivendo qualcosa ma ho bisogno di tempo. Il tema intorno a cui sto lavorando è quello delle religioni, da trattare con discrezione, certo, ma la comicità mi sembra la sfida giusta perché è il solo filtro che ti fa vedere le cose in modo chiaro e senza retorica. Anche quelle soprannaturali”.