Ashley Judd, il sorriso e l'eleganza di un'attrice impegnata
Il 19 aprile Ashley Judd festeggia 50 anni. Attrice elegante dai modi aristocratici, si è fatta notare dal debutto nella serie Star Trek: The Next Generation al cinema con Ruby in Paradise, Tempo di uccidere accanto a Matthew McConaughey, Smoke ('95), Kiss the girls ('97), Olympus has fallen (2013) e nella saga Insurgent, Allegiant. Da oltre 15 anni lavora con varie ong internazionali, è Global Goodwill Ambassador per la Unfpa dell'Onu, membro del comitato consultivo dell'International Center for Research on Women e direttrice del Women’s Media Center Speech Project: Curbing Abuse, Expanding Freedom, e viaggia per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle piaghe igieniche e sociali, sullo schiavismo sessuale, sulla prevenzione dell'Hiv. All'ultima edizione degli Oscar è salita sul palco accanto a Salma Hayek e Annabella Sciorra, anche loro vittime di abusi a Hollywood e tutte militanti del movimento #MeToo
Ashley, nata il 19 aprile 1968 a Los Angeles (ma cresciuta in Kentucky), è la figlia della celebre cantante country Naomi Judd e sorella dell'altrettanto famosa Winonna Judd. Ha sangue in parte italiano: il padre è infatti Michael Cominella (vero cognome di Judd), un imprenditore ippico di origini italiane che divorziò da Naomi quando Ashley aveva quattro anni. E un po' di italiano acquisito lo ha preso anche dall'ex marito Dario Franchitti (scozzese di famiglia italiana), il pilota tre volte campione di Formula Indy con cui è stata sposata dal 2001 al 2013.
Judd è cresciuta 'on the road' al seguito dei concerti della madre prima, poi della madre e della sorella maggiore (celebre duo); ma invece della musica scelse la strada della recitazione. Debuttò nel 1991 in televisione in alcuni episodi della serie Star Trek: The Next Generation e si impose al cinema nel 1993 con il cult indipendente Ruby in Paradise, per poi diventare famosa con Tempo di uccidere, accanto a Matthew McConaughey: un film consacrazione per entrambi. La ricordiamo poi in Smoke ('95), Kiss the girls ('97), Olympus has fallen (2013) e nella saga Insurgent, Allegiant (2015/16, nel ruolo di Natalie).
Quello che ha sempre stupito di lei è la sua eleganza e i modi quasi aristocratici, la cultura (ha lauree in lingua e letteratura francese e in antropologia all'Università del Kentucky) e la proprietà di linguaggio superiore alla media. L'abbiamo vista di recente come presentatrice degli Oscar, accanto alle sue grandi amiche Salma Hayek e Annabella Sciorra, anche loro vittime di abusi a Hollywood e tutte militanti del movimento #MeToo.
Oscar 2018, con Salma Hayek il momento Time's up
Chi si aspettava numerosi riferimenti ai movimenti Time's Up e #MeToo nella serata degli Oscar è rimasto deluso salvo un momento, a circa metà serata: Salma Hayek e Ashley Judd con Annabella Sciorra hanno lanciato un video che parlava di inclusione e di superamento di barriere, non solo di genere ma che anche riguardavano il colore della pelle dei protagonisti del cinema. La stessa Salma Hayek era stata autrice di una lunga lettera-confessione al New York Times con la quela aveva raccontato la sua esperienza, drammatica, con Harvey Weinstein all'epoca della realizzazione del film 'Frida'. Mira Sorvino ha parlato della fine dell'epoca dell'ipocrisia mentre Geena Davis, protagonista di un classico del femminismo come Thelma & Luise, ha parlato del fatto che dopo quel film tutti dicevano che si sarebbero prodotte più pellicole con protagoniste femminili. "Allora non successe, ma ora è arrivato il momento". Un omaggio teso a esaltare lo spirito delle donne e a celebrare diversità, inclusione ed eguaglianza di trattamento superando l'ipocrisia e un antiquato modo di pensare il mondo.
Da oltre 15 anni Judd lavora con varie ong internazionali: è al momento ambasciatrice di Buona volontà (Global Goodwill Ambassador) per la Unfpa dell'Onu. È membro del comitato consultivo dell'International Center for Research on Women e direttrice del Women's Media Center Speech Project: Curbing Abuse, Expanding Freedom, ma viaggia anche per il mondo per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle piaghe igieniche e sociali, sullo schiavismo sessuale, sulla prevenzione dell'Hiv. "Più ascolto storie tragiche di umanità più mi sento motivata a fare qualcosa e combattere i sistemi sociali che hanno creato vittime", dice. "Credo nel profondo dell'anima che l'arte della testimonianza compassionevole sia fondamentale per il cambiamento globale e il processo di pace". Da circa 20 anni, dopo la sua orribile esperienza con Weinstein (anche lei invitata nella sua stanza per un presunto incontro di lavoro, anche lei davanti al potente Weinstein in vestaglia, anche a lei richiesto un massaggio, ma riuscì a fuggire), Judd ha scoperto 'Dio' e crede fermamente nel concetto del perdono e della solidarietà.
"A Weinstein oggi direi: ti amo, perché so che sei un individuo malato e bisognoso di aiuto; e l'aiuto è qui, è disponibile se tu lo vuoi, è qui per aiutarti a diventare una persona perbene", dice. "Ho imparato a perdonare, a riconoscere la meraviglia del perdono: l'alternativa è la rabbia, l'odio, il risentimento, sentimenti che distruggono te stessa prima che l'oggetto di quella rabbia. Per questo dico è bello avere 50 anni: a vent'anni non potevo capire tutto ciò. Abbraccio con tenerezza questo mio traguardo ma non dimentico un istante di aiutare tutte le giovani - o meno giovani - donne che non riescono a dire no ai soprusi. Molte dicono: se denuncio il mio datore di lavoro che mi molesta perdo il lavoro e quindi lo stipendio necessario per crescere i figli. Sono una madre single e tutto dipende da me. Ecco, ora c'è un sistema che può aiutare queste donne: non sono più costrette a patire in silenzio in nome della propria sopravvivenza".
Insomma una pasionaria di soavi maniere. "Io ho la fortuna di avere una famiglia solida e buone disponibilità finanziarie: ero riuscita a dire no a Weinstein senza troppe paure di ripercussioni. Ma quell'incontro fu scioccante, scardinò ogni mia fede nel 'sistema' e ogni mia coordinata esistenziale. Dissi a Weinstein, per guadagnarmi la libertà da quell'incontro: 'Ti faccio il massaggio quando vincerò un Oscar con un tuo film'. Lui disse: 'Diciamo una candidatura'. E io: 'No, no, un Oscar'. Fu una battuta di cui potrei pentirmi, codarda, ma anche un colpo di genio che mi permise di svicolare fuori da quella maledetta stanza di hotel. L'anno dopo, ai Golden Globe, Weinstein si avvicinò al mio tavolo e mi disse, di fronte agli astanti: 'Ashley, ho il copione giusto per il tuo Oscar e la soddisfazione del nostro contratto'. Io mi alzai, pronta a mettergli le mani addosso. Lui capì la mia furia e disse: 'Ok, considera reciso quel contratto'. Ecco, solo ora, a 50 anni, posso raccontare liberamente queste cose, dopo decenni di angoscia. E lo faccio con orgoglio, con la lucidità di chi dice alle ragazze: primo non entrate da sole in quella stanza, secondo raccontate subito tutto. Niente è più come prima. La rivoluzione è in atto".