'Cosa dirà la gente', un'adolescente divisa tra morale islamica e modernità
Anna Bandettini
Nelle sale il 3 maggio il film della regista Iram Haq che racconta una storia personale: l'esperienza di un ragazza di origine pachistana che vive in Norvegia, lacerata tra le tradizioni musulmane della famiglia e la vita fuori casa. Con un finale inaspettato
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L’abbiamo ascoltate dai notiziari, le abbiamo lette sui giornali: storie commoventi, drammatiche, dolorose di ragazze perseguitate dalle famiglie perché non si sono sottomesse a regole e convenzioni morali che le mortificavano. È di pochi giorni fa la tragedia di Sana Cheema, la venticinquenne pakistana, morta in Pachistan e per la quale è aperta un'inchiesta per stabilire se è stata uccisa dai familiari perché a Brescia voleva amare un ragazzo italiano, una storia che ricorda quella che nel 2006 coinvolse un'altra ragazza pakistana, Hina Saleem. Famiglie, comunità, in entrambi i casi musulmane, che perpetuano l’idea di donna come identità debole, indifesa, oggetto di peccato e via di seguito...
'Cosa dirà la gente', guarda 5 minuti in anteprima
Cosa dirà la gente, racconta tutto questo, ma con un finale a sorpresa. È un film delicato, ben scritto e importante che ha ricevuto un'ottima accoglienza al Toronto International Film Festival 2017, poi al Bif&st 2018 e arriva nelle sale dal 3 maggio con Lucky Red. Nisha, la protagonista (la brava attrice Maria Mozhdah premiata a Bari) è una ragazza sedicenne di origine pakistana che abita in Norvegia, divisa tra le tradizioni della propria cultura d’origine e la cultura occidentale che condivide con i suoi coetanei. Da una parte sta in famiglia dove è una figlia devota, obbediente, affettuosa, conforme nei suoi comportamenti alle regole della cultura musulmana, dall’altra con gli amici e la scuola, dove si diverte, fuma, va in discoteca, flirta con un ragazzo. Nisha vive come due mondi paralleli, inconciliabili, ma è sveglia e ce la fa, fino a quando il padre non la scopre in casa con un ragazzo. Da lì inizia un calvario che porterà Nisha perfino in Pakistan come per una rieducazione morale e per essere riabilitata di fronte alla comunità pakistana perché altrimenti "cosa dirà la gente?".
Ispirato all’esperienza personale della regista norvegese-iraniana, Iram Haq qui al suo secondo lungometraggio, che a quattordici anni fu portata anch'essa dai genitori in Pakistan per ritrovare le regole di comportamento "giuste", il film segue scena dopo scena la lotta tenace di Nisha per non soccombere alle convenzioni. Se per Iram Haq, il cinema è stato la sua liberazione, Nisha lo fa lottando senza tregua. Umiliata, mortificata dalla famiglia, sottratta all'affetto dal padre e dalla madre, con la sua passione e la sua forza Nisha trova la sua strada senza smarrirsi.
Nella sua storia si mescolano inestricabilmente i temi del divario profondo tra la cultura occidentale e quella musulmana, ma anche quello altrettanto insopportabile del peso del conformismo sociale sulle persone, delle convenzioni culturali e morali con cui “la gente”, ma anche culture fondamentaliste, controllano la vita individuale.
Per la storia del film, ma anche per tutte noi, è importante che ad alzare la testa sia una ragazza, perché è sulle donne che storicamente hanno più pesato e pesano ancora pregiudizi, regole e forme di mortificazione. Nisha non è un’adolescente angelica e non è una vinta. Anzi è così determinata e forte che, nel finale spiazzante, trasformerà quella storia di repressione e sottomissione in una storia in cui prevale l’amore sulle convenzioni, la vita sulle regole che vogliono imprigionarla, lo svelamento al posto della cecità. Anche nei genitori. Segno che forse qualcosa può finalmente cambiare.