I contadini di Alice Rohrwacher: "In un film la mietitura, lo sputo nella ricotta, il finto prete"
Chiara Ugolini, CHIARA UGOLINIArriva in sala 'Lazzaro felice', premiato a Cannes, dove 54 veri agricoltori si sono prestati al cinema. "Il casting lo ha fatto la terra: chi poteva rinunciare a lavorarla ha fatto il film"
Alice Rohrwacher sta tornando a casa, nel paesino di Castel Giorgio in Umbria dove vive, martedì il suo Lazzaro Felice è entrato nella cinquina dei film candidati ai Nastri d'argento, un ulteriore riconoscimento dopo il premio a Cannes per la sceneggiatura: "Li senti i trattori?" chiede al telefono. Il film arriva nelle sale e l'invito è quello che la regista già faceva nella serata di premiazione del festival: "Andare in sala per vivere un'emozione collettiva, dove un sorriso diventa una risata, una lacrima, un pianto a dirotto". Le emozioni sono un tratto distintivo di un film che vuole raccontare - "ma senza la nostalgia di 'una volta era meglio'" - un tempo che sembra lontano, ma non lo è, quando la campagna era ancora divisa tra padroni e mezzadri, "ma era più chiaro chi era il nemico e il malessere non dipendeva dalla terra ma dalle ingiustizie delle dinamiche sociali". Dopo il …
Alice Rohrwacher sta tornando a casa, nel paesino di Castel Giorgio in Umbria dove vive, martedì il suo Lazzaro Felice è entrato nella cinquina dei film candidati ai Nastri d'argento, un ulteriore riconoscimento dopo il premio a Cannes per la sceneggiatura: "Li senti i trattori?" chiede al telefono. Il film arriva nelle sale e l'invito è quello che la regista già faceva nella serata di premiazione del festival: "Andare in sala per vivere un'emozione collettiva, dove un sorriso diventa una risata, una lacrima, un pianto a dirotto". Le emozioni sono un tratto distintivo di un film che vuole raccontare - "ma senza la nostalgia di 'una volta era meglio'" - un tempo che sembra lontano, ma non lo è, quando la campagna era ancora divisa tra padroni e mezzadri, "ma era più chiaro chi era il nemico e il malessere non dipendeva dalla terra ma dalle ingiustizie delle dinamiche sociali". Dopo il successo a Cannes i diritti di distribuzione del film sono stati venduti in tutto il mondo: Lazzaro felice uscirà in Cina, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Turchia, Israele, Russia, Australia.
Il film è nato dalla volontà di raccontare un mondo, quello contadino, appena prima che ne scompaia ogni traccia: "Gli agricoltori ancora esistono e sono diventati i nostri protagonisti, ma il lavoro è cambiato, non tanto per gli strumenti che vengono utilizzati ma perché è diventato un mestiere solitario. Quella dimensione corale che si vede nel film non la vivono più, i nostri stessi attori hanno goduto di quella pausa che vediamo nel film dopo la trebbiatura, quel bere vino e mangiare insieme". Per incarnare i 54 contadini dell'Inviolata - così si chiama quel microcosmo raccontato nel film, isolato dal resto del mondo e per colpa di una marchesa prepotente tenuto nell'ignoranza e nella sopraffazione - sono stati chiamati 54 agricoltori. "In un primo momento abbiamo fatto dei normali provini - racconta la regista che ha avuto l'aiuto della casting director Chiara Polizzi - poi abbiamo capito che non funzionava e siamo andati a cercarli nei consorzi agricoli. Il casting lo ha fatto la terra: abbiamo girato in estate, la stagione di maggiore lavoro in campagna e quindi soltanto chi poteva permettersi di sganciarsi dal lavoro nei campi poteva partecipare al film, ci sono tanti che hanno dovuto rinunciare. E molti familiari che hanno dovuto lavorare doppio per permettere a qualcuno di loro di esserci".
Al centro di tutto questo c'è Lazzaro, un giovane contadino "buono come un pezzo di pane", incapace di dire no, ingenuo come solo certi Candidi sanno essere e per questo anche sbagliato. Quando lui scompare quel mondo va a pezzi, in questo video che Repubblica.it mostra in esclusiva i personaggi ne parlano come in un tempo futuro. Lazzaro se ne è andato misteriosamente e solo in quel momento tutti gli altri si sono accorti che c'era. Quando riapparirà trent'anni dopo tutti saranno invecchiati, il mondo sarà cambiato, soltanto Lazzaro sarà rimasto uguale a se stesso. "Sono scene che abbiamo girato l'ultimo giorno, abbiamo chiesto loro di parlarci di lui come lo avrebbero fatto i loro personaggi" dice Rohrwacher.
Alice Rohrwacher nel ritrarre questo mondo ha messo molti dei suoi ricordi di bambina e molti di quelli dei suoi attori - contadini: "La trebbiatura fissa me la ricordo anche io, quella macchina che sembra uscita da Tempi moderni di Chaplin in realtà è stata usata fino a poco tempo fa. La pratica di sputare nella ricotta del padrone è qualcosa che mi è stato raccontato. Il falso prete portato all'Inviolata per dir messa dalla marchesa perché il vero prete voleva essere pagato non è frutto di fantasia". Molti dei ricordi sono affiorati sul set grazie anche al contributo della acting coach Tatiana Lepore: "Grazie al lavoro di scenografia che ci ha permesso di ricostruire le case dei contadini che erano completamente abbandonate e a quello del reparto costumi e trovarobe che ha recuperato abiti e oggetti anche degli anni Trenta e Quaranta, in qualche modo ci siamo ritrovati in una sorta di macchina del tempo. Che ha risvegliato in tanti memorie, non solo positive, e soprattutto delle gestualità che sembravano dimenticate".
L'Inviolata è stata ricostruita vicino a Vetriolo nel Lazio ai confini con l'Umbria. In quel luogo si è ricreato il senso di comunità proprio del mondo contadino di una volta grazie al cinema: "Senza soluzione di continuità passavamo dalle riprese alle pause; i momenti in cui si mangiava in gruppo non erano poi molto diversi da quelli che si raccontano nel film. I bambini giocavano tra loro e poi venivano chiamati a girare, ognuno ci ha messo qualcosa di sé". Il film avrà diverse proiezioni speciali nelle zone "da dove vengono i contadini protagonisti": sabato al cinema Corso di Orvieto, lunedì a Bolsena, giovedì prossimo a Tarquinia. "Sabato ci sarà anche un momento musicale - annuncia la regista - Luciano Vergaro detto Catirre canterà la canzone finale del film, una canzone che ha creato lui, la sua versione di Lazzaro perché ognuno di loro ha la sua".
Il film è nato dalla volontà di raccontare un mondo, quello contadino, appena prima che ne scompaia ogni traccia: "Gli agricoltori ancora esistono e sono diventati i nostri protagonisti, ma il lavoro è cambiato, non tanto per gli strumenti che vengono utilizzati ma perché è diventato un mestiere solitario. Quella dimensione corale che si vede nel film non la vivono più, i nostri stessi attori hanno goduto di quella pausa che vediamo nel film dopo la trebbiatura, quel bere vino e mangiare insieme". Per incarnare i 54 contadini dell'Inviolata - così si chiama quel microcosmo raccontato nel film, isolato dal resto del mondo e per colpa di una marchesa prepotente tenuto nell'ignoranza e nella sopraffazione - sono stati chiamati 54 agricoltori. "In un primo momento abbiamo fatto dei normali provini - racconta la regista che ha avuto l'aiuto della casting director Chiara Polizzi - poi abbiamo capito che non funzionava e siamo andati a cercarli nei consorzi agricoli. Il casting lo ha fatto la terra: abbiamo girato in estate, la stagione di maggiore lavoro in campagna e quindi soltanto chi poteva permettersi di sganciarsi dal lavoro nei campi poteva partecipare al film, ci sono tanti che hanno dovuto rinunciare. E molti familiari che hanno dovuto lavorare doppio per permettere a qualcuno di loro di esserci".
Al centro di tutto questo c'è Lazzaro, un giovane contadino "buono come un pezzo di pane", incapace di dire no, ingenuo come solo certi Candidi sanno essere e per questo anche sbagliato. Quando lui scompare quel mondo va a pezzi, in questo video che Repubblica.it mostra in esclusiva i personaggi ne parlano come in un tempo futuro. Lazzaro se ne è andato misteriosamente e solo in quel momento tutti gli altri si sono accorti che c'era. Quando riapparirà trent'anni dopo tutti saranno invecchiati, il mondo sarà cambiato, soltanto Lazzaro sarà rimasto uguale a se stesso. "Sono scene che abbiamo girato l'ultimo giorno, abbiamo chiesto loro di parlarci di lui come lo avrebbero fatto i loro personaggi" dice Rohrwacher.
Alice Rohrwacher nel ritrarre questo mondo ha messo molti dei suoi ricordi di bambina e molti di quelli dei suoi attori - contadini: "La trebbiatura fissa me la ricordo anche io, quella macchina che sembra uscita da Tempi moderni di Chaplin in realtà è stata usata fino a poco tempo fa. La pratica di sputare nella ricotta del padrone è qualcosa che mi è stato raccontato. Il falso prete portato all'Inviolata per dir messa dalla marchesa perché il vero prete voleva essere pagato non è frutto di fantasia". Molti dei ricordi sono affiorati sul set grazie anche al contributo della acting coach Tatiana Lepore: "Grazie al lavoro di scenografia che ci ha permesso di ricostruire le case dei contadini che erano completamente abbandonate e a quello del reparto costumi e trovarobe che ha recuperato abiti e oggetti anche degli anni Trenta e Quaranta, in qualche modo ci siamo ritrovati in una sorta di macchina del tempo. Che ha risvegliato in tanti memorie, non solo positive, e soprattutto delle gestualità che sembravano dimenticate".
L'Inviolata è stata ricostruita vicino a Vetriolo nel Lazio ai confini con l'Umbria. In quel luogo si è ricreato il senso di comunità proprio del mondo contadino di una volta grazie al cinema: "Senza soluzione di continuità passavamo dalle riprese alle pause; i momenti in cui si mangiava in gruppo non erano poi molto diversi da quelli che si raccontano nel film. I bambini giocavano tra loro e poi venivano chiamati a girare, ognuno ci ha messo qualcosa di sé". Il film avrà diverse proiezioni speciali nelle zone "da dove vengono i contadini protagonisti": sabato al cinema Corso di Orvieto, lunedì a Bolsena, giovedì prossimo a Tarquinia. "Sabato ci sarà anche un momento musicale - annuncia la regista - Luciano Vergaro detto Catirre canterà la canzone finale del film, una canzone che ha creato lui, la sua versione di Lazzaro perché ognuno di loro ha la sua".