Bonnie e due Clyde per 'Una vita spericolata'. Ponti: "Quella volta che Vasco..."
Chiara Ugolini, CHIARA UGOLININelle sale giovedì il film con Lorenzo Richelmy, Eugenio Franceschini e Matilda De Angelis. Storia di due amici che si trovano loro malgrado protagonisti di una rapina e della ragazza che, loro malgrado, ne diventa ostaggio
"È vero, il mio è un film alla Bonnie e due Clyde perché Bibi e Rossi sono veramente due persone in una, il primo guidava la macchina e l'altro faceva il navigatore, quando gareggiavano nei rally. Mi piaceva l'idea che fin da subito fosse chiaro che non era un film che poteva finire come una storia d'amore classica, perché se hai due uomini e una donna proprio bene non potrà finire". Una vita spericolata, il nuovo film di Marco Ponti nelle sale il 21 giugno, è una commedia un po' action che ha per protagonisti tre ventenni: il meccanico Rossi (Lorenzo Richelmy), il suo migliore amico Bibi (ex campione, oggi dedito solo a letture impegnate) e l'attrice di soap Soledad (Matilda De Angelis). Quando il primo va in banca per chiedere un prestito (per fronteggiare i debiti e il pignoramento dei mobili di casa), per un equivoco viene scambiato per un criminale che sta rapinando la banca e esce dall'istituto con un bo…
"È vero, il mio è un film alla Bonnie e due Clyde perché Bibi e Rossi sono veramente due persone in una, il primo guidava la macchina e l'altro faceva il navigatore, quando gareggiavano nei rally. Mi piaceva l'idea che fin da subito fosse chiaro che non era un film che poteva finire come una storia d'amore classica, perché se hai due uomini e una donna proprio bene non potrà finire". Una vita spericolata, il nuovo film di Marco Ponti nelle sale il 21 giugno, è una commedia un po' action che ha per protagonisti tre ventenni: il meccanico Rossi (Lorenzo Richelmy), il suo migliore amico Bibi (ex campione, oggi dedito solo a letture impegnate) e l'attrice di soap Soledad (Matilda De Angelis). Quando il primo va in banca per chiedere un prestito (per fronteggiare i debiti e il pignoramento dei mobili di casa), per un equivoco viene scambiato per un criminale che sta rapinando la banca e esce dall'istituto con un borsone pieno di soldi, che per motivi oscuri anche a lui, la banca non vuole denunciare. Quando Bibi e Rossi decidono di fuggire dal paesino in Val di Susa dove vivono, nella fuga viene coinvolta anche Soledad che si offre come ostaggio per cercare di trarre vantaggio anche lei dalla situazione. Una girandola di situazioni che coinvolgeranno un poliziotto cocainomane con la fissa della pausa pranzo, il Capitano Greppi (Massimiliano Gallo) e una vera cattiva, interpretata da Michela Cescon.
Quella volta che Vasco... Il titolo prende spunto da una delle canzoni più celebri di Vasco Rossi, che per Ponti è stato, niente meno che vicino di casa. "Sì c'è stato un periodo in cui, quando vivevo negli Stati Uniti, Vasco abitava non lontano. Ogni tanto ci vedevamo e abbiamo fatto un videoclip insieme (Il mondo che vorrei, 2008), una sera mi ha raccontato com'è nata la canzone Vita spericolata che in un primo tempo doveva essere dedicata a una ragazza di nome Licia ma poi si è reso conto che non funzionava, che una canzone d'amore così non gli piaceva e ha trasformato la parola "Licia" in "vita". A quel punto la canzone era 'Voglio una vita..." e lui si chiedeva come doveva essere questa vita, la risposta che Vasco si è dato è stata "voglio una vita che - come minimo - sia spericolata". Ecco quel "come minimo" è stata la molla per questo film, l'augurio che mi viene da fare ai ragazzi dell'età dei miei protagonisti, che la loro vita sia spericolata. Che non vuol dire né pericolosa nè che flirta con le cose brutte, ma spericolata nel senso di viva e vitale. E soprattutto un invito a non avere paura".
E poi Kurt Cobain. Nelle note di regia però Ponti cita anche un'altra canzone Smells like teen spirits di Kurt Cobain. "Quel brano ha un testo molto complesso - dice il regista - ma quando mi sono chiesto qual era lo spirito che volevo per questo film ho pensato proprio a quella canzone: volevo che fosse scanzonato, all'arrembaggio, il tipico spirito dell'adolescenza che poi il mondo in qualche modo soffoca quando ti dice 'Stai al tuo posto', 'Non pensare troppo in grande'... Volevo che il mio film avesse uno spirito adolescenziale".Un Santa Maradona che è andato in palestra. "Definirlo un film d'azione sarebbe sbagliato, altrimenti poi il pubblico si aspetta The Rock che salta da un palazzo all'altro - dice Ponti - però ho tentato di fare una commedia, che alla fine è il genere che mi viene di fare, con una particolare dose di energia. Come fosse un Santa Maradona che è andato un po' in palestra". Con riferimento al suo primo film con Stefano Accorsi e Libero De Rienzo del 2001.
I buoni e i cattivi ci sono. I protagonisti quindi sono tre criminali per caso, che nella loro fuga dal Nord al Sud seminano mazzette di soldi a tutti gli "ultimi" che incontrano sul loro cammino, e che mano mano che le cose si complicano con inseguimenti, spargimenti di sangue e banconote, rese dei conti alla "spaghetti western" e fughe rocambolesche, diventa sempre più chiaro allo spettatore e alla opinione pubblica che segue le loro vicende che "loro sono i buoni e quegli altri i cattivi". "Qualcuno ha detto che la commedia è sempre politica - aggiunge Ponti - nella misura in cui propone dei valori, i miei protagonisti sono i deboli che lottano contro i forti incarnati dalla cattivissima di Michela Cescon che non a caso, in un confronto con Gigio Alberti, che interpreta il papà di Bibi, dice "che sono inutili, non contano niente, vivono solo per essere spazzati via". E lui risponde: "almeno noi siamo in buona compagnia". Ecco, per fare un film oggi non puoi chiudere gli occhi di fronte alle diseguaglianze e quindi mi è sembrato giusto far dire ai miei protagonisti cose in cui credo profondamente". In particolare è Rossi che, in una surreale diretta tv mentre fugge inseguito dalla polizia, ripete a macchinetta uno slogan che ha sentito: "Una nazione non può sopravvivere economicamente e moralmente se pochi hanno così tanto e la maggior parte così poco".
Soledad Agramante una ragazza manifesto del #Metoo. E se Rossi e Bibi sembrano appunto essere il manifesto di una generazione a cui si chiede molto e si offre poco, il personaggio di Soledad Agramante, nome d'arte di una ex attrice bambina, è portavoce in qualche modo di una ribellione femminile al meccanismo machista di un certo mondo dello spettacolo. "Soledad è una ragazza che a soli vent'anni si sente già vecchia, come frutto di questa obsolescenza assurda che hanno le cose e che in qualche modo si riperquote anche sulle persone. Dice 'ho vent'anni, mi sostituiscono già con una più giovane che ha appena finito i programmi per i bambini", è un aspetto veramente brutto di quello che accade oggi" conferma Ponti. "Lei è vittima di un mondo maschiocentrico che detta come devi essere, cosa devi fare per avere la fama, l'attenzione. È un angelo che è passata per un certo periodo è stato all'inferno e mi piaceva mostrare come si era tirata su, in modo anche sgangherato, con tentativi ed errori. Penso che sia giusto ribadire che una donna è più forte di quello che oggi pensiamo, di quello che per anni si è voluto farle credere, è venuto il momento di dire basta anche al fatto che le donne vengano strumentalizzate, un modo è anche offrire alle attrici ruoli da protagonista come questo qui".
Quella volta che Vasco... Il titolo prende spunto da una delle canzoni più celebri di Vasco Rossi, che per Ponti è stato, niente meno che vicino di casa. "Sì c'è stato un periodo in cui, quando vivevo negli Stati Uniti, Vasco abitava non lontano. Ogni tanto ci vedevamo e abbiamo fatto un videoclip insieme (Il mondo che vorrei, 2008), una sera mi ha raccontato com'è nata la canzone Vita spericolata che in un primo tempo doveva essere dedicata a una ragazza di nome Licia ma poi si è reso conto che non funzionava, che una canzone d'amore così non gli piaceva e ha trasformato la parola "Licia" in "vita". A quel punto la canzone era 'Voglio una vita..." e lui si chiedeva come doveva essere questa vita, la risposta che Vasco si è dato è stata "voglio una vita che - come minimo - sia spericolata". Ecco quel "come minimo" è stata la molla per questo film, l'augurio che mi viene da fare ai ragazzi dell'età dei miei protagonisti, che la loro vita sia spericolata. Che non vuol dire né pericolosa nè che flirta con le cose brutte, ma spericolata nel senso di viva e vitale. E soprattutto un invito a non avere paura".
E poi Kurt Cobain. Nelle note di regia però Ponti cita anche un'altra canzone Smells like teen spirits di Kurt Cobain. "Quel brano ha un testo molto complesso - dice il regista - ma quando mi sono chiesto qual era lo spirito che volevo per questo film ho pensato proprio a quella canzone: volevo che fosse scanzonato, all'arrembaggio, il tipico spirito dell'adolescenza che poi il mondo in qualche modo soffoca quando ti dice 'Stai al tuo posto', 'Non pensare troppo in grande'... Volevo che il mio film avesse uno spirito adolescenziale".Un Santa Maradona che è andato in palestra. "Definirlo un film d'azione sarebbe sbagliato, altrimenti poi il pubblico si aspetta The Rock che salta da un palazzo all'altro - dice Ponti - però ho tentato di fare una commedia, che alla fine è il genere che mi viene di fare, con una particolare dose di energia. Come fosse un Santa Maradona che è andato un po' in palestra". Con riferimento al suo primo film con Stefano Accorsi e Libero De Rienzo del 2001.
I buoni e i cattivi ci sono. I protagonisti quindi sono tre criminali per caso, che nella loro fuga dal Nord al Sud seminano mazzette di soldi a tutti gli "ultimi" che incontrano sul loro cammino, e che mano mano che le cose si complicano con inseguimenti, spargimenti di sangue e banconote, rese dei conti alla "spaghetti western" e fughe rocambolesche, diventa sempre più chiaro allo spettatore e alla opinione pubblica che segue le loro vicende che "loro sono i buoni e quegli altri i cattivi". "Qualcuno ha detto che la commedia è sempre politica - aggiunge Ponti - nella misura in cui propone dei valori, i miei protagonisti sono i deboli che lottano contro i forti incarnati dalla cattivissima di Michela Cescon che non a caso, in un confronto con Gigio Alberti, che interpreta il papà di Bibi, dice "che sono inutili, non contano niente, vivono solo per essere spazzati via". E lui risponde: "almeno noi siamo in buona compagnia". Ecco, per fare un film oggi non puoi chiudere gli occhi di fronte alle diseguaglianze e quindi mi è sembrato giusto far dire ai miei protagonisti cose in cui credo profondamente". In particolare è Rossi che, in una surreale diretta tv mentre fugge inseguito dalla polizia, ripete a macchinetta uno slogan che ha sentito: "Una nazione non può sopravvivere economicamente e moralmente se pochi hanno così tanto e la maggior parte così poco".
Soledad Agramante una ragazza manifesto del #Metoo. E se Rossi e Bibi sembrano appunto essere il manifesto di una generazione a cui si chiede molto e si offre poco, il personaggio di Soledad Agramante, nome d'arte di una ex attrice bambina, è portavoce in qualche modo di una ribellione femminile al meccanismo machista di un certo mondo dello spettacolo. "Soledad è una ragazza che a soli vent'anni si sente già vecchia, come frutto di questa obsolescenza assurda che hanno le cose e che in qualche modo si riperquote anche sulle persone. Dice 'ho vent'anni, mi sostituiscono già con una più giovane che ha appena finito i programmi per i bambini", è un aspetto veramente brutto di quello che accade oggi" conferma Ponti. "Lei è vittima di un mondo maschiocentrico che detta come devi essere, cosa devi fare per avere la fama, l'attenzione. È un angelo che è passata per un certo periodo è stato all'inferno e mi piaceva mostrare come si era tirata su, in modo anche sgangherato, con tentativi ed errori. Penso che sia giusto ribadire che una donna è più forte di quello che oggi pensiamo, di quello che per anni si è voluto farle credere, è venuto il momento di dire basta anche al fatto che le donne vengano strumentalizzate, un modo è anche offrire alle attrici ruoli da protagonista come questo qui".