Una vita accanto all'invincibile Bette Davis: "Un giorno racconterai questa storia"
giulia echites, GIULIA ECHITESL'assistente personale dell'attrice, al suo fianco negli ultimi dieci anni di vita, porta al 'Cinema ritrovato' il suo libro 'Miss D and me: Life with the invincible Bette Davis'. Lo aveva promesso alla diva che anni prima le aveva detto: "Scrivi il libro, diventerà un gran bel film"
Il loro primo colloquio di lavoro è durato cinque minuti: "Mi ha chiesto se sapessi cuocere un uovo e che segno zodiacale fossi". Non una domanda sulle esperienze fatte, le lingue conosciute, Bette Davis non ha nemmeno voluto sapere l'età della ragazza che aveva di fronte (dalla quale la separavano quarantotto anni e che quindi era evidentemente giovanissima quel giorno del loro primo incontro, nel 1979). Ciò che le interessava della sua aspirante assistente era quello che le aveva già chiesto e in più cosa sapesse dell'industria cinematografica, tutto il resto glielo avrebbe insegnato lei.
"Non conoscevo assolutamente niente del mondo del cinema", ricorda Kathryn Sermak che per dieci anni - gli ultimi dieci anni di vita di Bette Davis, fino al 1989 - è stata accanto a una delle più grandi dive di Hollywood, in un rapporto che, nato come rapporto di lavoro, è diventato una sorta di legame madre/figlia…
"Non conoscevo assolutamente niente del mondo del cinema", ricorda Kathryn Sermak che per dieci anni - gli ultimi dieci anni di vita di Bette Davis, fino al 1989 - è stata accanto a una delle più grandi dive di Hollywood, in un rapporto che, nato come rapporto di lavoro, è diventato una sorta di legame madre/figlia…
Il loro primo colloquio di lavoro è durato cinque minuti: "Mi ha chiesto se sapessi cuocere un uovo e che segno zodiacale fossi". Non una domanda sulle esperienze fatte, le lingue conosciute, Bette Davis non ha nemmeno voluto sapere l'età della ragazza che aveva di fronte (dalla quale la separavano quarantotto anni e che quindi era evidentemente giovanissima quel giorno del loro primo incontro, nel 1979). Ciò che le interessava della sua aspirante assistente era quello che le aveva già chiesto e in più cosa sapesse dell'industria cinematografica, tutto il resto glielo avrebbe insegnato lei.
"Non conoscevo assolutamente niente del mondo del cinema", ricorda Kathryn Sermak che per dieci anni - gli ultimi dieci anni di vita di Bette Davis, fino al 1989 - è stata accanto a una delle più grandi dive di Hollywood, in un rapporto che, nato come rapporto di lavoro, è diventato una sorta di legame madre/figlia. Kathryn ha raccolto tutto in pagine di diario, lettere, audiocassette e ora ha mantenuto la promessa fatta all'attrice che le aveva detto: "Un giorno racconterai questa storia". Kathryn Sermak è infatti in Italia, in occasione del Cinema ritrovato, il festival della Cineteca di Bologna (23 giugno-1 luglio), per presentare il suo libro, Miss D and me: Life with the invincible Bette Davis.
A 22 anni, con una laurea in psicologia, Sermak stava cercando un lavoro. Quando le comunicano che un'attrice sta cercando la sua 'Girl Friday' (espressione che sta per assistente) lei non aveva idea di quali siano i compiti richiesti e sapeva poco o niente su Hollywood, ma l'attrice in questione si stava preparando per un viaggio in Europa: "Era il mio biglietto per l'Europa e allora ho pensato che sarei stata la sua Girl Friday, Sunday, qualsiasi cosa avesse voluto. Non sapevo chi fosse Bette Davis, poi la mamma del mio ragazzo mi ha messo in mano la sua autobiografia, The lonely life. Rimasi sconvolta da un'onestà così brutale".
Cominciare non è stato facile: "Avevamo cinquant'anni di differenza, la mia musica era il rock and roll, io adoravo Rod Stewart e Miss D non sapeva nemmeno chi fosse, lei ascoltava Glenn Miller. Ma dal momento che lavoravo per lei dovevo imparare a conoscere il suo mondo, il cinema, scoprire chi fossero James Stewart e Katharine Hepburn". Per questo motivo, "i primi due anni sono stati un boot camp. Ero pronta per salire sull'aereo quando Miss Davis mi ha detto: non avrai il tuo biglietto finché non mi dimostrerai di saperti muovere in un aeroporto". Da come stringere la mano, a come vestirsi in pubblico, all'importanza di rispettare le persone, i dieci anni con Miss D sono stati un'altra scuola per Kathryn, dopo tutte quelle frequentate fino alla laurea.
Oggi Sermak, co-fondatrice della Bette Davis Foundation insieme con Michael Merrill, figlio dell'attrice, mette una cura particolare nello stringere la mano e guardare negli occhi la persona alla quale si sta presentando e ha solo aggiornato il suo guardaroba: "Con Miss Davis non potevamo presentarci nella hall di un hotel in pantaloni, c'era un'etichetta da seguire: le donne indossavano guanti lunghi in seta e cappelli enormi". Oggi Kathryn è nella hall di un hotel in jeans, t-shirt bianca e giacca nera, ma li indossa con la stessa eleganza con la quale porterebbe un tubino. "Miss Davis vestiva in un certo modo anche per entrare in un negozio a fare spesa e io, che rappresentavo lei, dovevo fare lo stesso".
L'importanza per una donna di supportare un'altra donna è forse l'insegnamento principale che l'attrice le ha trasmesso: "Tutto quello di cui si parla tanto oggi, i movimenti #MeToo, Time's Up, Bette Davis lo diceva più di quarant'anni fa. Questa storia di Harvey Weinstein l'avrebbe disgustata ma al tempo stesso non avrebbe approvato chi, trent'anni dopo, torna piangendo a raccontare cosa quell'uomo è stato capace di fare". Bette Davis avrebbe probabilmente detto all'attrice: "Se un uomo si siede su un divano, non vuole concludere affari". La solidarietà tra attici, invece, era una cosa fondamentale in quel lavoro che, per lei, "contava più della stessa vita". Se non altro, per questo motivo: "Se non sostieni, se non scambi consigli con la persona che ti è a fianco, il film sarà un disastro e anche tu risulterai un disastro". Di conseguenza, la storia della rivalità con Joan Crawford "è totalmente falsa. È stata costruita a tavolino dalla Warner Bros. per fare pubblicità a due delle sue attrici, e ha funzionato".
Bette Davis e Joan Crawford hanno condiviso un solo set, quello di Che fine ha fatto Baby Jane?. Era il 1962 e entrambe erano non più giovanissime. "Hollywood, che è nata come regno femminile, grazie alle stupende, glamour attrici degli anni Venti, faceva fatica a trovare ruoli per interpreti più mature, ma sia Davis che Crawford volevano ancora lavorare. Per questo motivo la Warner ha iniziato a parlare di rivalità, per far sì che le sue attrici fossero ancora richieste". Kathryn giura che Bette Davis non ha mai provato sentimenti forti, né avuto una relazione con il regista Robert Aldrich. "Quando gli ha chiesto se tra lui e Joan ci fosse qualcosa, prima di iniziare a girare Che fine ha fatto Baby Jane?, era solo per il bene del film. Infatti poi hanno lavorato tutti insieme in modo estremamente professionale".Una sola volta Bette Davis ha usato parole forti contro Crawford: "Miss Davis era stata nominata all'Oscar per il ruolo in quel film, Joan no". Crawford, però, aveva detto a tutte le altre candidate che sarebbe stata disponibile a ritirare il premio per loro, in caso di vittoria e nel caso loro non avessero potuto essere presenti. "Miss Davis aspettava dietro le quinte, sicura della vittoria, la immagino - racconta Kathryn - era anche la prima volta che aveva portato la sua famiglia e l'aveva fatta sedere tra il pubblico, dopo due Academy già conquistati". Quell'anno, però, il 1963, a vincere l'Oscar come miglior attrice è Anne Bancroft con Anna dei miracoli e a ritirare il premio è proprio Joan Crawford. Tutti quella notte hanno visto Joan salire sul palco e ritirare la statuetta. "Non era necessario - ha commentato Bette Davis - l'ha fatto solo per fare male a me".
I problemi tra Davis e la Warner non si limitavano solo a Joan Crawford, alle bugie sul tipo di rapporto tra le due attrici per avere pubblicità. "Lavorare con loro era una schiavitù, pretendevano disponibilità tutto il giorno, tutti i giorni e il contratto durava sette anni, non potevi svincolarti. Miss Davis voleva fare cose nuove, chiedeva parti più complesse, detestava annoiarsi, ma la Warner rispondeva solo no". Per questo motivo, negli anni Trenta, Bette Davis ha denunciato la casa di produzione: per liberarsi. Ha poi perso la causa, ma ha ottenuto quello che voleva, nuovi stimoli e ruoli più complessi. Soprattutto, ha aperto la strada ad altre donne che negli anni successivi hanno fatto la stessa cosa, come Olivia de Havilland. "È stata sempre una grande sostenitrice delle donne" continua Kathryn Sermak, che è stata vicino a Bette Davis anche nei momenti più difficili della sua vita: il cancro al seno, l'ictus ma anche il dolore per le parole orribili ("isterica alcolizzata", ad esempio) con cui la figlia Barbara l'ha descritta nel suo libro, My mother's keeper.Il libro di Kathryn, invece, è il mantenimento di una promessa. La cornice del racconto è un viaggio on the road che le due donne hanno fatto da Biarritz a Parigi. "Scrivi il libro, diventerà un gran bel film", le aveva detto Miss D.
"Non conoscevo assolutamente niente del mondo del cinema", ricorda Kathryn Sermak che per dieci anni - gli ultimi dieci anni di vita di Bette Davis, fino al 1989 - è stata accanto a una delle più grandi dive di Hollywood, in un rapporto che, nato come rapporto di lavoro, è diventato una sorta di legame madre/figlia. Kathryn ha raccolto tutto in pagine di diario, lettere, audiocassette e ora ha mantenuto la promessa fatta all'attrice che le aveva detto: "Un giorno racconterai questa storia". Kathryn Sermak è infatti in Italia, in occasione del Cinema ritrovato, il festival della Cineteca di Bologna (23 giugno-1 luglio), per presentare il suo libro, Miss D and me: Life with the invincible Bette Davis.
A 22 anni, con una laurea in psicologia, Sermak stava cercando un lavoro. Quando le comunicano che un'attrice sta cercando la sua 'Girl Friday' (espressione che sta per assistente) lei non aveva idea di quali siano i compiti richiesti e sapeva poco o niente su Hollywood, ma l'attrice in questione si stava preparando per un viaggio in Europa: "Era il mio biglietto per l'Europa e allora ho pensato che sarei stata la sua Girl Friday, Sunday, qualsiasi cosa avesse voluto. Non sapevo chi fosse Bette Davis, poi la mamma del mio ragazzo mi ha messo in mano la sua autobiografia, The lonely life. Rimasi sconvolta da un'onestà così brutale".
Cominciare non è stato facile: "Avevamo cinquant'anni di differenza, la mia musica era il rock and roll, io adoravo Rod Stewart e Miss D non sapeva nemmeno chi fosse, lei ascoltava Glenn Miller. Ma dal momento che lavoravo per lei dovevo imparare a conoscere il suo mondo, il cinema, scoprire chi fossero James Stewart e Katharine Hepburn". Per questo motivo, "i primi due anni sono stati un boot camp. Ero pronta per salire sull'aereo quando Miss Davis mi ha detto: non avrai il tuo biglietto finché non mi dimostrerai di saperti muovere in un aeroporto". Da come stringere la mano, a come vestirsi in pubblico, all'importanza di rispettare le persone, i dieci anni con Miss D sono stati un'altra scuola per Kathryn, dopo tutte quelle frequentate fino alla laurea.
Oggi Sermak, co-fondatrice della Bette Davis Foundation insieme con Michael Merrill, figlio dell'attrice, mette una cura particolare nello stringere la mano e guardare negli occhi la persona alla quale si sta presentando e ha solo aggiornato il suo guardaroba: "Con Miss Davis non potevamo presentarci nella hall di un hotel in pantaloni, c'era un'etichetta da seguire: le donne indossavano guanti lunghi in seta e cappelli enormi". Oggi Kathryn è nella hall di un hotel in jeans, t-shirt bianca e giacca nera, ma li indossa con la stessa eleganza con la quale porterebbe un tubino. "Miss Davis vestiva in un certo modo anche per entrare in un negozio a fare spesa e io, che rappresentavo lei, dovevo fare lo stesso".
L'importanza per una donna di supportare un'altra donna è forse l'insegnamento principale che l'attrice le ha trasmesso: "Tutto quello di cui si parla tanto oggi, i movimenti #MeToo, Time's Up, Bette Davis lo diceva più di quarant'anni fa. Questa storia di Harvey Weinstein l'avrebbe disgustata ma al tempo stesso non avrebbe approvato chi, trent'anni dopo, torna piangendo a raccontare cosa quell'uomo è stato capace di fare". Bette Davis avrebbe probabilmente detto all'attrice: "Se un uomo si siede su un divano, non vuole concludere affari". La solidarietà tra attici, invece, era una cosa fondamentale in quel lavoro che, per lei, "contava più della stessa vita". Se non altro, per questo motivo: "Se non sostieni, se non scambi consigli con la persona che ti è a fianco, il film sarà un disastro e anche tu risulterai un disastro". Di conseguenza, la storia della rivalità con Joan Crawford "è totalmente falsa. È stata costruita a tavolino dalla Warner Bros. per fare pubblicità a due delle sue attrici, e ha funzionato".
Bette Davis e Joan Crawford hanno condiviso un solo set, quello di Che fine ha fatto Baby Jane?. Era il 1962 e entrambe erano non più giovanissime. "Hollywood, che è nata come regno femminile, grazie alle stupende, glamour attrici degli anni Venti, faceva fatica a trovare ruoli per interpreti più mature, ma sia Davis che Crawford volevano ancora lavorare. Per questo motivo la Warner ha iniziato a parlare di rivalità, per far sì che le sue attrici fossero ancora richieste". Kathryn giura che Bette Davis non ha mai provato sentimenti forti, né avuto una relazione con il regista Robert Aldrich. "Quando gli ha chiesto se tra lui e Joan ci fosse qualcosa, prima di iniziare a girare Che fine ha fatto Baby Jane?, era solo per il bene del film. Infatti poi hanno lavorato tutti insieme in modo estremamente professionale".Una sola volta Bette Davis ha usato parole forti contro Crawford: "Miss Davis era stata nominata all'Oscar per il ruolo in quel film, Joan no". Crawford, però, aveva detto a tutte le altre candidate che sarebbe stata disponibile a ritirare il premio per loro, in caso di vittoria e nel caso loro non avessero potuto essere presenti. "Miss Davis aspettava dietro le quinte, sicura della vittoria, la immagino - racconta Kathryn - era anche la prima volta che aveva portato la sua famiglia e l'aveva fatta sedere tra il pubblico, dopo due Academy già conquistati". Quell'anno, però, il 1963, a vincere l'Oscar come miglior attrice è Anne Bancroft con Anna dei miracoli e a ritirare il premio è proprio Joan Crawford. Tutti quella notte hanno visto Joan salire sul palco e ritirare la statuetta. "Non era necessario - ha commentato Bette Davis - l'ha fatto solo per fare male a me".
I problemi tra Davis e la Warner non si limitavano solo a Joan Crawford, alle bugie sul tipo di rapporto tra le due attrici per avere pubblicità. "Lavorare con loro era una schiavitù, pretendevano disponibilità tutto il giorno, tutti i giorni e il contratto durava sette anni, non potevi svincolarti. Miss Davis voleva fare cose nuove, chiedeva parti più complesse, detestava annoiarsi, ma la Warner rispondeva solo no". Per questo motivo, negli anni Trenta, Bette Davis ha denunciato la casa di produzione: per liberarsi. Ha poi perso la causa, ma ha ottenuto quello che voleva, nuovi stimoli e ruoli più complessi. Soprattutto, ha aperto la strada ad altre donne che negli anni successivi hanno fatto la stessa cosa, come Olivia de Havilland. "È stata sempre una grande sostenitrice delle donne" continua Kathryn Sermak, che è stata vicino a Bette Davis anche nei momenti più difficili della sua vita: il cancro al seno, l'ictus ma anche il dolore per le parole orribili ("isterica alcolizzata", ad esempio) con cui la figlia Barbara l'ha descritta nel suo libro, My mother's keeper.Il libro di Kathryn, invece, è il mantenimento di una promessa. La cornice del racconto è un viaggio on the road che le due donne hanno fatto da Biarritz a Parigi. "Scrivi il libro, diventerà un gran bel film", le aveva detto Miss D.