Piefrancesco Favino moschettiere del re: "Il mio D'Artagnan, un bambinone di talento"
Prima D'Artagnan in I moschettieri del re, poi Tommaso Buscetta per Marco Bellocchio in Il traditore, forse Bettino Craxi ("c'è la possibilità, non la sicurezza") per Gianni Amelio in Hammamet. E "non metto limiti alla provvidenza", dice Pierfrancesco Favino se gli si chiede di un suo possibile ritorno a Sanremo al fianco di Claudio Baglioni. Agenda fitta di impegni per l'attore, che a Ciné, le Giornate di cinema di Riccione, ha partecipato alla presentazione di I moschettieri del re di Giovanni Veronesi, punta di diamante del listino di Vision Distribution, uscita prevista in sala il 27 dicembre. "È una favola d'avventura in cui interpreto un bambinone, un Miles Gloriosus, con tratti infantili - spiega Favino - ma pieno di naturale talento. È un uomo che ragiona per bisogni, sfruttando le sue grandi capacità di spadaccino e cavaliere. I tre moschettieri fanno parte del nostro immaginario, certo ci abbiamo scherzato un po' ma sempre con grande rispetto". Nel film - alcune scene sono state mostrare in anteprima a Riccione - Favino-D'Artagnan parla un francese sgangherato di sua invenzione: "Ci siamo presi un po' la libertà di prendere questa volta noi in giro i francesi, ma va considerato che tutta questa storia è in fondo solo una favola. Nella sceneggiatura - spiega l'attore - lui parla male la lingua e, tra l'altro, ho letto che il papà di Dumas era un pied-noir, così c'è anche, se si vuole, una piccola citazione colta per chi sa intenderla". Nel film, con Favino, anche Valerio Mastandrea (Porthos), Rocco Papaleo (Athos) e Sergio Rubini (Aramis), con Margherita Buy, Alessandro Haber, Matilde Gioli, Giulia Bevilacqua, Lele Vannoli.