'Resta con me', dispersi in mare. Shailene Woodley: "L'istinto di sopravvivenza è in noi"
Silvia Bizio
Il film diretto da Baltasar Kormakur, in sala dal 29 agosto, si basa sulla vera storia di Tami Oldham Ashcraft e del suo fidanzato Richard Sharp, naufraghi con la loro barca a vela dopo una tremenda tempesta. Il regista: "Shailene è una decisa e determinata, ma il primo giorno delle riprese ha vomitato"
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Era il 1983 - sono passati quasi 35 anni - da quella maledetta traversata sul Pacifico, da Tahiti a San Diego. Tami Oldham Ashcraft e il suo fidanzato Richard Sharp, lei americana lui inglese, salparono sulla loro barca a vela, un 14 metri niente male. Ma nel mezzo della terza settimana di navigazione vennero sorpresi da una tempesta perfetta quanto imprevista, un uragano forza 4, venti a 260 km orari, onde come grattacieli. La barca fu fatta a pezzetti e i due, malconci dopo il tremendo urto, hanno vagato in mare per giorni (il relitto della barca venne poi ritrovato su una spiaggia di Hilo, nelle Hawaii).
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Il film Resta con me, con Shailene Woodley e Sam Caflin, racconta quella spaventosa avventura con dovizia di dettagli, piglio narrativo e una capacità quasi sadica di trasmettere l'ansia nello spettatore. Regista è Baltasar Kormakur, specialista nel genere, come i suoi Everest e The Deep attestano.
'Resta con me' la sfida della velista nell'oceano - trailer
Woodley, 26 anni (è nata a Los Angeles nel novembre 1991), diventata celebre grazie alla trilogia Divergent, si è gettata corpo e mente in questa avventura, via di mezzo tra All Is Lost (con Robert Redford) e White Squall (il film del 1990 di Ridley Scott): lei stessa, com'era Ashcroft, è uno spirito libero, amante della natura e delle attività all'aria aperta. Quando le arrivò il copione di Resta con me era appena uscita di prigione, o meglio, da un commissariato, dopo aver passato qualche giorno al fresco nell'ottobre del 2016 in seguito alla protesta civile contro il Dakota Access Pipeline (il progetto di un oleodotto sulle terre sacre del Dakota), una causa a lei molto cara.
"Era un periodo in cui pensavo solo alla politica e al North Dakota", spiega Woodley. "Avevo chiesto al mio agente di non mandarmi copioni per un po'. Non che volessi smettere di recitare, ma avevo bisogno di concentrarmi un po' su qualcos'altro. Poi è arrivata la protesta, l'arresto, la libertà e il copione di Resta con me: secondo me fa tutto parte di uno stesso disegno del destino". Il suo nome, Shailene, è di evocazione Lakota, la tribù indiana d'America molto ammirata dai suoi genitori, intellettuali ed insegnanti (madre professoressa e padre preside di liceo): non è un caso che Woodley, la Tris di Divergent, si sia opposta all'amministrazione Trump che voleva far passare un inquinante oleodotto sul territorio Lakota in North Dakota, conflitto tuttora irrisolto.
Dopo essere stata protagonista di film ad alto profilo come The Fault in Our Stars, The Spectacular Now e Snowden (era diventata famosa con The Descendants nel 2011, nel ruolo della figlia di George Clooney), Woodley si era infatti sentita esaurita come attrice. Resta con me ce l'ha restituita, così come l'acclamata serie tv Big Little Lies dove recita accanto a Reese Witherspoon, Nicole Kidman e Laura Dern.
"Quando affronti situazioni fisicamente estreme e davvero vedi la morte in faccia, le cose piccole, anzi minuscole, assumono un'importanza enorme", dice. Il regista Baltasar Kormákur voleva girare il film nella maniera più autentica possibile, tutto in mare, pochi 'green screen' o effetti speciali. Resta con me è stato filmato interamente in varie parti dell'Oceano Pacifico, in nome del realismo più irriducibile. Un incubo per il direttore della fotografia e gli operartori di camera: come tutti nel cinema sanno, non c'è niente di più difficile che girare in mare, con la luce e gli orizzonti costantemente cangianti, in movimento, il moto delle onde, il vento.
"Il primo giorno di riprese Shailene ha vomitato", ricorda il regista. "Ha vomitato e poi ha detto: 'Datemi un secondo... Ok, andiamo!' È una decisa e determinata". Per Woodley recitare vuol dire vivere, senza un briciolo di atteggiamento da diva. Per la preparazione hanno fatto un boot camp nella riserva indiana Standing Rock: "È stato utilissimo per le riprese di Resta con me", spiega lei. "È lì che mi sono resa conto di quanto sia importante aggrapparsi alla vita con le unghie delle dita delle mani e dei piedi!".
Per quanto il set fosse pieno di reti di sicurezza, non è stata una passeggiata nel parco. "Siamo stati davvero su una barca a vela in mezzo all'oceano, con barche di supporto e quintali di attrezzatura cinematografica al seguito. Noi attori e tutta la troupe abbiamo realmente sfidato la natura durante le riprese".
Woodley e Tami Ashcraft, che ha scritto un libro sulla sua disavventura, pubblicato nel 2002, sono diventate molto amiche. "Tami è stata spesso con noi e ci ha raccontato tutto attraverso i suoi occhi, gli occhi di una testimone diretta che ha visto la morte e l'ha sfidata, battendola", dice Woodley. "Shailene è così appassionata e genuina nelle sue espressioni vitali", racconta Ashcraft, 58 anni. "È un'attrice famosa, eppure non ha un briciolo di vanità, è modesta e coi piedi per terra, è proprio come vorrei che mia figlia fosse".
"Pur nel mezzo della spettacolare, tragica finzione non ho mai dimenticato che stavamo facendo un film tratto da una storia reale", aggiunge Woodley. "E c'era in tutti noi un sentimento di rispetto e riverenza, a riconoscere l'importanza di ciò che due persone hanno davvero vissuto. La loro energia si è trasmessa in noi, quasi magicamente. Perché io mi chiedo: sono un'attrice di Los Angeles, certo, è difficile andare ai provini, venir respinta, non venir scritturata, attendere una parte, ottenerla, aver paura di non venir più scritturata e via dicendo: ma vogliamo paragonare tutto questo a quello che Tami e Richard hanno vissuto? Per questo dico che quando vedi la morte in faccia le cose piccole vengono alla superfice, respirano, e ti fanno riconoscere e apprezzare il senso della vita. L'istinto di sopravvivenza è in tutti noi. Il cinema ogni tanto ce lo ricorda e ci rende più umili".