Rivoluzione 'Brasil', la musica che cambiò il Paese in un doc
“Il mio è un Paese che non possiede memoria: tutti i lavori che faccio sono sempre diretti a tenere viva la memoria culturale brasiliana”, ci ha detto Veríssimo, che sarà a Roma per presentare il suo film alla Casa del Cinema, in occasione del Festival Internazionale di Cinema Brasiliano 'Agenda Brasil' (26-28 settembre), rassegna che porterà in Italia sei storie, scelte perché considerate il meglio del cinema contemporaneo brasiliano, fondamentali per cogliere l’identità del Paese. Questo documentario, in particolare, realizzato con i racconti e le testimonianze di Gal Costa, Chico Buarque, Marcos Valle, Gilberto Gil e Caetano Veloso tra gli altri, in cui la storia della musica si intreccia a quella politica del Brasile, vuole essere anche “una bandiera alzata contro il ritorno a una dittatura, situazione alla quale il mio Paese, oggi, è pericolosamente vicino”.
'Agenda Brasil', alla Casa del Cinema di Roma il Festival Internazionale di Cinema Brasiliano
'Eu, meo pai e Os Cariocas' è il titolo del documentario dedicato ai settant’anni di storia della musica brasiliana: prima della Bossa Nova, della Samba, molto prima della Tropicália, di Gilberto Gil, Caetano Veloso o Maria Bethânia, c’erano Os Cariocas che attraverso le frequenze di Rádio Nacional arrivavano in tutto il Paese e poi anche in Europa, Asia e Stati Uniti. A raccontare la storia del quintetto formatosi nel 1946 su iniziativa del direttore d’orchestra Severino Filho e di suo fratello, il compositore Ismael Netto, è la figlia di Severino, Lúcia Veríssimo, attrice, produttrice e regista. 'Eu, meo pai e Os Cariocas' incrocia le vicende della band alla quale si è ispirata tutta la musica brasiliana successiva con quelle politiche del Paese, proprio attraverso il racconto di artisti come Gal Costa, Chico Buarque, Marcos Valle, Gilberto Gill e Caetano Veloso. La regista presenterà il film alla Casa del Cinema di Roma, in occasione del Festival Internazionale di Cinema Brasiliano 'Agenda Brasil' (26-28 settembre)
I Cariocas sono nati negli anni Quaranta, pochissimo tempo dopo Rádio Nacional, il principale mezzo di diffusione culturale brasiliano che Severino Filho e i suoi hanno saputo sfruttare benissimo. “Mio padre e mio zio hanno iniziato giovanissimi, suonando a casa di mio nonno. Nel 1946, all’età uno di 16 e l’altro di 15 anni, hanno fatto un provino con Rádio Nacional che andò bene. Così giovani erano già professionisti”. La musica de I Cariocas era qualcosa di mai sentito prima, di completamente moderno, “era nuovo, era come vedere le mucche volanti nei quadri di Chagall”, dice nel film Herminio Bello de Carvalho. C’era un motivo per cui ascoltare il quintetto lasciava tutti senza parole: “Mio zio era un genio musicale – spiega Lúcia – è stato lui a creare, per la prima volta nella storia della musica mondiale, la voce in falsetto. È stata una rivoluzione”. Una rivoluzione che, grazie a Rádio Nacional, è arrivata in Europa, in Asia e negli Stati Uniti.
Inevitabilmente I Cariocas sono diventati punto di riferimento per tutti gli artisti brasiliani successivi: casa di Severino (e di Lúcia quindi) era il luogo dove tutti gli aspiranti musicisti, prima o poi, si trovavano a passare. “Da noi sono nate le prime note della bossa nova”, quando, ad esempio, nel 1958 Tom Jobim registra con I Cariocas Chega de saudade, con i riff di chitarra di João Gilberto. “Casa era un viavai di giovani musicisti, mio padre era felicissimo di aiutarli e lavorare con loro ed è così che siamo diventati amici intimi di Roberto Menescal, Carlos Lyra... io, per un po’, sono stata anche fidanzata con Caetano”, racconta Lúcia che ora ha raccolto tutti di fronte alla telecamera per delle chiacchierate, più che delle vere e proprie interviste, su suo padre e la sua musica. “Vedrete, ad esempio, Chico Buarque ridere o raccontare cose molto personali, come è raro vederlo nelle interviste, o Caetano Veloso emozionarsi a ricordare tutto quello che ha fatto con mio padre”.
Anche Quincy Jones era un fan molto affezionato de I Cariocas, li definiva “il primo quintetto vocale a mescolare i ritmi e le melodie della bossa nova con le armonie del Jazz moderno”. A dirla tutta, avrebbe voluto suonare con loro, “aveva assistito a tanti loro spettacoli a New York e a mio padre diceva di volersi esibire con I Cariocas”, ma la dittatura si stava instaurando in Brasile e per l’arte in generale e per Severino Filho in particolare sarebbe cambiato tutto. Nel 1968 la bossa nova era diventata improvvisamente proibita e la reazione di Severino fu drastica: “Si è chiuso in casa, ha smesso con la band proprio nel suo momento di maggiore successo. Per mantenersi ha cominciato a lavorare come direttore d’orchestra, produttore e compositore per il cinema perché tutto questo non richiedeva la sua presenza di fronte a un pubblico”.
Nel frattempo in Brasile arrivava la radio fm e la musica statunitense invadeva il Paese. Come conseguenza e in reazione a tutto questo nasce la Tropicália, “su iniziativa dei musicisti amici di mio padre, un movimento culturale in opposizione alla dittatura”. Per vent’anni I Cariocas sono stati lontano dalle scene. Solo con il ritorno della democrazia nel Paese, e su spinta di sua figlia Lúcia, nel 1987, Severino rimette in piedi il suo gruppo per uno show che doveva essere un tentativo, che doveva servire a valutare gli umori: “Quella notte Rio de Janeiro si è fermata, è stato un successo enorme e la commozione ha coinvolto tutti”. Anche se non più in completo bianco e camicia, ma in polo e jeans, I Cariocas erano tornati e il mondo della musica non sembrava aspettare altro.