Il prossimo film di Roman Polanski, condannato e ricercato dalla giustizia statunitense perché nel 1977 stuprò l'allora tredicenne Samantha Geimer, sarà J'accuse, racconto dell'affare Dreyfus, il caso che divise la Francia a fine Ottocento. Per il suo primo film nell'epoca #MeToo e dopo la sua espulsione dall'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, il regista sceglie la storia di un uomo che, ingiustamente accusato, dovette aspettare anni prima che fosse riconosciuta la sua innocenza. Polanski, ebreo polacco che vive a Parigi da quarant'anni (e da altrettanti non mette piede negli Stati Uniti), porterà sullo schermo la storia del capitano Alfred Dreyfus, soldato ebreo francese, accusato di spionaggio a favore della Germania. Arrestato nel 1894, fu condannato e spedito nella Guyana. L'uomo era in realtà innocente, ma i militari francesi avevano bisogno di un capro espiatorio e scelsero lui. Dreyfus fu liberato solo nel 1899 e reintegrato nell'esercito nel 1906.
Roman Polanksi sta pensando e lavorando al film da sei anni ormai: la prima volta annunciò il progetto nel 2012 da Cannes. Allora il regista disse di volersi dedicare a questa storia perché era qualcosa di "assolutamente rilevante per ciò che sta accadendo oggi nel mondo". Nello specifico: "lo spettacolo ancestrale della caccia alle streghe condotta da una minoranza, la paranoia sulla sicurezza, i servizi segreti fuori controllo, una stampa rabbiosa", aveva detto Polanski, nel 2012 già sfuggito a parecchi tentativi di estradizione dal momento che la Francia non consente l'estradizione dei propri cittadini. Un anno dopo, per togliere definitivamente dubbi sul fatto che lui per primo stesse paragonando la vicenda del capitano alla sua, Polanski dichiarò all'emittente radiofonica francese Rtl: "Quello che mi affascina è l'aplomb con il quale all'epoca di Dreyfus i media avevano persistito nel mentire, al pari dell'esercito. Capita spesso che oggi riviste e giornali raccontino menzogne sul mio conto. Anche se reagisco, loro avranno sempre l'ultima parola. E non ammetteranno mai di avere sbagliato, esattamente come gli esponenti dell'esercito francese ai tempi dell'affaire".
Il J'accuse di Roman Polanski arriverà nell'epoca di #MeToo, il movimento nato a Hollywood in risposta allo scandalo delle molestie sessuali e di cui il regista è diventato uno dei principali bersagli al punto che la stessa Academy che nel 2003 aveva assegnato tre premi Oscar al suo Il pianista (tra cui quello alla migliore regia) quest'anno ha deciso di espellerlo (insieme con Bill Cosby) a causa della sua condanna per stupro, essendo cambiati gli standard etici dell'associazione relativamente al "rispetto della dignità umana". Polanski aveva allora definito #MeToo "un'isteria collettiva e un'ipocrisia" e minacciato l'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences di procedere legalmente nei suoi confronti.
Ma oggi che la notizia dell'inizio delle riprese è ufficiale (molto probabilmente si comincerà a novembre) non sono solo gli organi 'ufficialì a criticare il regista. In tanti hanno utilizzato i social network per esprimere sorpresa o attaccare Polanski: "Deve essere uno scherzo, anche di cattivo gusto" scrive ad esempio un utente. Qualcun altro spera che il set diventi l'occasione per "prenderlo e riportarlo negli Stati Uniti in modo che finalmente sia processato". C'è poi chi critica anche tutti coloro che lavoreranno col regista a questo film e chi darà spazio a Polanski: "Si vergognino tutti".
A interpretare Dreyfus nel film del regista polacco sarà Louis Garrel (The Dreamers, Il mio Godard) mentre il premio Oscar Jean Dujardin (The artist) sarà il luogotenente Georges Picquart, personaggio della storia dimenticato, in realtà fondamentale per dimostrare l'innocenza del Capitano. In nome della verità, infatti, Picquart accetta di trascorrere un anno in carcere. Lo stesso Polanski, parlando del film, aveva detto: "tutto sarà visto dal punto di vista di Picquart. Il luogotenente, vagamente antisemita, non amava Dreyfus, che aveva conosciuto alla scuola militare, ma scoperta la sua innocenza scelse di dire la verità ai superiori. Loro gli dissero di stare zitto, ma Picquart non poteva vivere con quel segreto e allora scelse di battersi fino in fondo perché trionfasse la verità".
Anche Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski, avrà un ruolo nel film. Richard Harris, scrittore inglese, autore di Il ghostwriter, da cui Polanski ha già tratto L'uomo nell'ombra e del romanzo storico D, dedicato proprio alla storia di Dreyfus, ha firmato la sceneggiatura di J'accuse. Il titolo è lo stesso della lettera pubblicata nel 1898 da Émile Zola sul quotidiano L'aurore, lettera con cui lo scrittore francese accusava il governo del suo Paese di inettitudine e antisemitismo per l'arresto del capitano Dreyfus.
Roman Polanksi sta pensando e lavorando al film da sei anni ormai: la prima volta annunciò il progetto nel 2012 da Cannes. Allora il regista disse di volersi dedicare a questa storia perché era qualcosa di "assolutamente rilevante per ciò che sta accadendo oggi nel mondo". Nello specifico: "lo spettacolo ancestrale della caccia alle streghe condotta da una minoranza, la paranoia sulla sicurezza, i servizi segreti fuori controllo, una stampa rabbiosa", aveva detto Polanski, nel 2012 già sfuggito a parecchi tentativi di estradizione dal momento che la Francia non consente l'estradizione dei propri cittadini. Un anno dopo, per togliere definitivamente dubbi sul fatto che lui per primo stesse paragonando la vicenda del capitano alla sua, Polanski dichiarò all'emittente radiofonica francese Rtl: "Quello che mi affascina è l'aplomb con il quale all'epoca di Dreyfus i media avevano persistito nel mentire, al pari dell'esercito. Capita spesso che oggi riviste e giornali raccontino menzogne sul mio conto. Anche se reagisco, loro avranno sempre l'ultima parola. E non ammetteranno mai di avere sbagliato, esattamente come gli esponenti dell'esercito francese ai tempi dell'affaire".
Il J'accuse di Roman Polanski arriverà nell'epoca di #MeToo, il movimento nato a Hollywood in risposta allo scandalo delle molestie sessuali e di cui il regista è diventato uno dei principali bersagli al punto che la stessa Academy che nel 2003 aveva assegnato tre premi Oscar al suo Il pianista (tra cui quello alla migliore regia) quest'anno ha deciso di espellerlo (insieme con Bill Cosby) a causa della sua condanna per stupro, essendo cambiati gli standard etici dell'associazione relativamente al "rispetto della dignità umana". Polanski aveva allora definito #MeToo "un'isteria collettiva e un'ipocrisia" e minacciato l'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences di procedere legalmente nei suoi confronti.
Ma oggi che la notizia dell'inizio delle riprese è ufficiale (molto probabilmente si comincerà a novembre) non sono solo gli organi 'ufficialì a criticare il regista. In tanti hanno utilizzato i social network per esprimere sorpresa o attaccare Polanski: "Deve essere uno scherzo, anche di cattivo gusto" scrive ad esempio un utente. Qualcun altro spera che il set diventi l'occasione per "prenderlo e riportarlo negli Stati Uniti in modo che finalmente sia processato". C'è poi chi critica anche tutti coloro che lavoreranno col regista a questo film e chi darà spazio a Polanski: "Si vergognino tutti".
A interpretare Dreyfus nel film del regista polacco sarà Louis Garrel (The Dreamers, Il mio Godard) mentre il premio Oscar Jean Dujardin (The artist) sarà il luogotenente Georges Picquart, personaggio della storia dimenticato, in realtà fondamentale per dimostrare l'innocenza del Capitano. In nome della verità, infatti, Picquart accetta di trascorrere un anno in carcere. Lo stesso Polanski, parlando del film, aveva detto: "tutto sarà visto dal punto di vista di Picquart. Il luogotenente, vagamente antisemita, non amava Dreyfus, che aveva conosciuto alla scuola militare, ma scoperta la sua innocenza scelse di dire la verità ai superiori. Loro gli dissero di stare zitto, ma Picquart non poteva vivere con quel segreto e allora scelse di battersi fino in fondo perché trionfasse la verità".
Anche Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski, avrà un ruolo nel film. Richard Harris, scrittore inglese, autore di Il ghostwriter, da cui Polanski ha già tratto L'uomo nell'ombra e del romanzo storico D, dedicato proprio alla storia di Dreyfus, ha firmato la sceneggiatura di J'accuse. Il titolo è lo stesso della lettera pubblicata nel 1898 da Émile Zola sul quotidiano L'aurore, lettera con cui lo scrittore francese accusava il governo del suo Paese di inettitudine e antisemitismo per l'arresto del capitano Dreyfus.
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