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Renzo Piano raccontato da Carlos Saura: "Noi romantici idealisti in via di estinzione"

Nelle sale dal 14 al 17 ottobre il documentario 'Renzo Piano: l'architetto della luce' diretto dal maestro spagnolo. Incontro fra due artisti che hanno fatto dei loro mestieri una missione civile
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Cosa hanno in comune due maestri come l'architetto Renzo Piano e il regista Carlos Saura? Molto più di quanto potremmo immaginare. Appassionati dei loro mestieri, innamorati della luce come strumento di creazione artistica, convinti della missione civile della professione, Piano e Saura si definiscono ironicamente "due animali in via di estinzione" nel documentario Renzo Piano: l'architetto della luce, in sala dal 14 al 17 ottobre distribuito da I Wonder Pictures. Un film che partendo dalla realizzazione del centro culturale Botin di Santander, in Spagna, esplora il processo creativo del grande architetto offrendone un ritratto inedito dove Piano si racconta a partire dall'infanzia vissuta nei cantieri del padre costruttore, passando per la passione per il cinema (l'incontro con Roberto Rossellini), la letteratura (Le città invisibili di Italo Calvino) arrivando a fornire la sua visione dell'architettura: "Questo tipo di bellezza può salvare il mondo. È un'utopia, ma cos'altro possiamo fare?" chiede a Saura.

Renzo Piano: "L'architetto come un poeta in cerca di bellezza"


Classe 1932 il regista, del 1937 l'architetto, i due maestri non si conoscevano prima del film. "Quando mi è stato chiesto di realizzare questo lavoro ci siamo incontrati a Genova la prima volta e subito è nato un rapporto di amicizia che si è consolidato nel corso della realizzazione del documentario - dice il regista di Tango e Carmen Story -  Renzo Piano è un grandissimo artista, ho ammirato molto la sua capacità lavorare ai  progetti in modo tale da adattarli all'ambiente in cui opera, il suo pensiero è in costante evoluzione. È un architetto che da sempre si occupa di edifici con un ruolo culturale e sociale molto importante, pensiamo al Centre Pompidou, all'Auditorium di Roma o al Los Angeles County Museum of Art. Il suo lavoro è emblematico perché si tratta di un grande artista che crede fortemente alla centralità della cultura, al fatto che l'arte possa effettivamente cambiare il mondo. È un’idea romantica e ne sono affascinato".


Un punto di collegamento tra il lavoro dei due artisti è senza dubbio la luce che per Piano risulta "il materiale di costruzione più importante: più dell'acciaio, del cemento e del vetro" e per Saura è alla base del suo lavoro prima di fotografo e poi di cineasta. "Renzo Piano è ossessionato dalla luce, come dall'acqua, due elementi fondamentali. La sua missione è quella di cambiare la luce nei musei, come ha fatto nei suoi. Non a caso, uno dei maestri italiani è Vittorio Storaro che del lavoro con la luce ha fatto la sua più grande arte. È stato il direttore della fotografia dei miei ultimi film. Il cinema è fatto di luce e di controllo della luce perciò avere questa ossessione in comune con Renzo ha reso il nostro lavoro un momento di continuo scambio".

Ma non è solo con Storaro che Saura ha stretto un forte legame artistico, nel passato è stato amico di tanti registi italiani: "Ho conosciuto Antonioni ed ero molto amico di Marco Ferreri. Fellini è uno dei maggiori registi italiani ma ho imparato molto dalla lezione neorealista. I miei primi film sono girati con la camera a mano e con attori non professionisti. Nell'oppressione della Spagna franchista era un atto rivoluzionario poter fare quel tipo di cinema. Purtroppo però oggi in Italia, come in Spagna, il cinema si sta un po' perdendo, bisogna fare qualcosa per farlo rinascere".

Il doc su Renzo Piano firmato dal maestro Saura in sala a ottobre


Nel film l'architetto parla dell'infanzia passata nella convinzione che costruire fosse un'arte. E anche per Saura la formazione a Aragona ha avuto un'influenza sulla sua visione dell'arte e del cinema. "Mi sono avvicinato al cinema grazie alla fotografia, in famiglia ho avuto sempre influenze e stimoli: mia madre era pianista, mio fratello pittore. Proprio su consiglio di mio fratello maggiore poi mi sono iscritto all’Istituto di Studi e Ricerche Cinematografiche di Madrid". Oggi però si sente, al pari dell'architetto, un "animale in via di estinzione" perché, dice, non riesce "a condividere i nuovi modi di fruire il cinema. Per me guardare un film significa farlo in maniera classica, non capisco come si possa apprezzare il cinema dallo schermo di uno smartphone o di un tablet. In questo mi sento molto vecchio".