Dakota Johnson: “Steve McQueen e mamma, ecco i miei idoli”
Silvia Bizio
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di SILVIA BIZIO
L’attrice, figlia di Melanie Griffith e Don Johnson, dopo le Cinquanta sfumature passa all’azione per 7 sconosciuti a El Royale, oggi alla Festa di Roma
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LOS ANGELES - Sette personaggi si ritrovano in un hotel a cavallo tra California e Nevada. Letteralmente: c'è una striscia di confine sul pavimento della hall. Ognuno con un segreto da custodire. Una di loro è Dakota Johnson. Dimenticate la Anastasia di Cinquanta sfumature di grigio: ora l'attrice, 29 anni, è tra i protagonisti di 7 sconosciuti a El Royale, thriller/mistery corale con Jeff Bridges che oggi inaugura la Festa del cinema di Roma. In attesa di arrivare sugli schermi italiani il primo gennaio con Suspiria di Luca Guadagnino, che già l'aveva diretta in A bigger splash.
Figlia d'arte, di Melanie Griffith e Don Johnson, nata in Texas nel 1989, Dakota fa ormai parte dell'aristocrazia hollywoodiana. Le sue scene di nudo nella trilogia delle "cinquanta sfumature" hanno fatto scalpore. Lei non se ne preoccupa: "Sono disinibita abbastanza da poter interpretare di tutto. Amo il corpo femminile e ho un buon rapporto con…
LOS ANGELES - Sette personaggi si ritrovano in un hotel a cavallo tra California e Nevada. Letteralmente: c'è una striscia di confine sul pavimento della hall. Ognuno con un segreto da custodire. Una di loro è Dakota Johnson. Dimenticate la Anastasia di Cinquanta sfumature di grigio: ora l'attrice, 29 anni, è tra i protagonisti di 7 sconosciuti a El Royale, thriller/mistery corale con Jeff Bridges che oggi inaugura la Festa del cinema di Roma. In attesa di arrivare sugli schermi italiani il primo gennaio con Suspiria di Luca Guadagnino, che già l'aveva diretta in A bigger splash.
Figlia d'arte, di Melanie Griffith e Don Johnson, nata in Texas nel 1989, Dakota fa ormai parte dell'aristocrazia hollywoodiana. Le sue scene di nudo nella trilogia delle "cinquanta sfumature" hanno fatto scalpore. Lei non se ne preoccupa: "Sono disinibita abbastanza da poter interpretare di tutto. Amo il corpo femminile e ho un buon rapporto con il mio". Era capitato anche alla madre, a sua volta figlia di Tippi Hedren di hitchcockiana memoria: "L'unico consiglio che mi ha dato è stato quello di esigere dal regista un set chiuso per le scene di sesso e di nudo: cioè solo noi attori, il regista e il cameraman, e niente monitoraggio dalla stanza accanto. È stato un consiglio prezioso che ho applicato senza problemi e che mi ha aiutata a non preoccuparmi troppo". La incontriamo al Roosevelt Hotel di Hollywood.
Per "7 sconosciuti a El Royale" è diventata una ragazza con la pistola.
"Ho immaginato come si sarebbe sentito Steve McQueen. È un film noir, un po' alla Tarantino un po' alla McQueen. Ho cercato di fare l'equilibrista tra la messa in scena della violenza e la farsa. Ma è stato bello fare per un po' l'eroina d'azione".
Perché McQueen?
"Perché il mio personaggio, Emily, è un po' androgino, e parla poco, più con lo sguardo e le azioni che con le parole. E tutto ciò mi ricordava McQueen, uno dei miei idoli in assoluto".
Lei ha detto che in quanto figlia di due attori sempre impegnati sui set è cresciuta in hotel.
"Anche in motel se è per questo, lungo le autostrade, alcuni davvero schifosi: non quelli con cui andavo coi miei, ma dopo, quando ho iniziato a viaggiare da sola coi miei amici. È vero, sono cresciuta in hotel per via del lavoro dei miei. L'hotel è stata la mia prima casa. Oddio, continua ad esserlo. Io e mio fratello ci divertivamo ad esplorare ogni anfratto degli hotel. La nostra aula scolastica era la stanza d'albergo. L'hotel è stata la mia prima casa. Oddio, continua ad esserlo".
Lei ricorda grandi icone del cinema del passato, come Joan Crawford o Rita Hayworth. Cosa pensa di loro?
"Grazie per l'esagerato complimento. Come attrice di certo mi sono formata guardando la Crawford e la Hayworth, ma anche Grace Kelly, e Jane Fonda, penso soprattutto a Una squillo per l'ispettore Klute. E mia madre!".
Come attrice pensa di assomigliare a sua madre?
"Non ci avevo mai pensato prima, ma di recente mi è capitato di vedere un'intervista che mamma fece allo show di Johnny Carson nel 1992, un'intervista che non avevo mai visto prima, e ho visto in lei cose di me, cose che non avevo mai notato prima".
Cosa ha notato in particolare?
"Il suo nervosismo. Non è mai stata a suo agio, nemmeno dopo anni e anni di cinema. Io sono nervosa come lei. Ma forse riesco a dissimulare meglio".
È anche in "Suspiria": le piacciono gli horror?
"Mi spaventano, li evito...ma girarli è un'altra cosa. È tutto un trucco, una messa in scena, è difficile non ridere tra un ciak e l'altro. E Luca Guadagnino ha voluto anche aggiungere un tocco operistico, lirico e artistico sull'impianto puramente horror. Ho cercato di vedere l'originale di Dario Argento ma mi ha terrorizzato troppo, non ho potuto finirlo. In questi casi è meglio stare dentro lo schermo che fuori, guardandolo".
Cosa pensa ora di Anastasia di "Cinquanta sfumature"?
"Mi affascina la sua consapevolezza. È al cento per cento se stessa. Ci tenevo a interpretarla, perché è come dire alle giovani donne che va bene essere così, padrone di se stesse".
Qual è stata la sorpresa maggiore girando la trilogia?
"Ho imparato a parlare in pubblico! No, seriamente, è stata la capacità di girare scene di sesso, un'idea che mi terrorizzava a priori, e che invece ho saputo affrontare. Pensavo che non ce l'avrei fatta".
Come si sente cambiata rispetto a due anni fa?
"La forza di Anastasia ha dato forza anche a me. Mi sento più disinvolta e sicura di me stessa".
Aveva paura del giudizio di suo padre?
"È al 100 per cento mio tifoso e sostenitore. Ma gli ho fatto giurare che non sarebbe andato a vedere Cinquanta sfumature, almeno non con me. Che se li vedesse da solo, e niente commenti dopo".