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'Film à Porter', se la moda va sul set: dalle starlette a Westwood, la rivoluzione è sulla pelle

A Bologna, dal 15 al 17 novembre, la rassegna organizzata da Cineteca di Bologna e Fondazione Fashion Research Italy che indaga il rapporto tra cinema e moda. Un percorso in bianco e nero dedicato alle meteore hollywoodiane, incontri, proiezioni e un doc sulla regina punk: Vivienne
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Quando negli anni Ottanta Giuseppe Galliadi regala alla Cineteca di Bologna oltre 50mila fotografie di attori, attici e set cinematografici, scatti che aveva raccolto durante i suoi viaggi in tutto il mondo, è in realtà costretto a farlo: gli abitanti del suo condominio in via Boldrini gli avevano imposto di sbarazzarsi di quella montagna di foto la cui mole aveva lesionato il suo appartamento. Erano talmente tante le immagini che Galliadi aveva collezionato che il loro peso su mobili e scaffali aveva provocato delle crepe ai muri, per non parlare di quanto fosse diventato complicato camminare tra gli scatoloni lasciati sul pavimento.


L'interesse di Galliadi era tutto per il cinema classico e una buona parte delle foto arrivate in Cineteca (circa quattrocento) ritraeva starlette e pin up. Tra queste ne sono state scelte trenta per comporre l'installazione Seduction Pavilion che inaugurerà Film à Porter, la rassegna di tre giorni (15-17 novembre) o…
Quando negli anni Ottanta Giuseppe Galliadi regala alla Cineteca di Bologna oltre 50mila fotografie di attori, attici e set cinematografici, scatti che aveva raccolto durante i suoi viaggi in tutto il mondo, è in realtà costretto a farlo: gli abitanti del suo condominio in via Boldrini gli avevano imposto di sbarazzarsi di quella montagna di foto la cui mole aveva lesionato il suo appartamento. Erano talmente tante le immagini che Galliadi aveva collezionato che il loro peso su mobili e scaffali aveva provocato delle crepe ai muri, per non parlare di quanto fosse diventato complicato camminare tra gli scatoloni lasciati sul pavimento.


L'interesse di Galliadi era tutto per il cinema classico e una buona parte delle foto arrivate in Cineteca (circa quattrocento) ritraeva starlette e pin up. Tra queste ne sono state scelte trenta per comporre l'installazione Seduction Pavilion che inaugurerà Film à Porter, la rassegna di tre giorni (15-17 novembre) organizzata a Bologna da Cineteca di Bologna e Fondazione Fashion Research Italy e dedicata al rapporto tra cinema e moda. Oltre al percorso in bianco e nero dedicato alle starlette, meteore dello star system hollywoodiano degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, ci saranno incontri e proiezioni. Perché da quando Francesca Bertini ha sventolato il suo scialle in Assunta Spina, film del 1915, uno dei maggiori successi del cinema muto italiano, non c'è poi più stato un film che non abbia portato con sé il gusto, i colori, lo stile o le cadute di stile della sua epoca. Fino a costruire icone imperiture come il trench di Humphrey Bogart o il 'little black dress' di Audrey Hepburn e culture diffuse, il déco di Lubitsch o l'eleganza borghese di Antonioni.


La particolarità delle foto che compongono l'installazione Seductive Pavilion è che le donne ritratte ambivano a entrare a far parte del mondo del cinema (che è il motivo per cui posavano) ma non ci riuscirono mai. Sono pressoché sconosciute o comunque attrici dalla filmografia modesta, destinate a rimanere nell'ombra o, appunto, nella categoria pin-up. Venivano scelte però perché la loro fisionomia era molto simile a quella delle grandi dive e tuttora la prima impressione alla vista delle foto è di avere davanti agli occhi attrici già viste.

La mostra da un lato racconta un processo di liberazione, emancipazione della donna dai dettami delle grandi case di produzione hollywoodiane in materia di abiti e acconciature, dall'altro è la celebrazione di quelle interpreti che hanno solo accarezzato la fama. I look immortalati sono bon ton, da pin up o da femme fatale, gli abiti erano scivolati in seta o super femminili in pizzo, ma anche con piume o stampati a fiore e in stile impero. La tendenza era ovviamente dettata dalle icone dell'epoca come Jean Harlow e Greta Garbo. A immaginare uno spazio per l'installazione sono stati quattro ragazzi, progettisti e architetti tra i ventiquattro e i ventisei anni: Diletta Trinari e Simone Marcolin sono italiani, Miguel Pereira è portoghese e Kim-Lou Monnier è francese. Vivono tutti a Barcellona dove si sono conosciuti.


"La sfida è stata capire come l'architettura potesse entrare in contatto con il binomio cinema e moda", racconta Simone. "Per celebrare la bellezza e la seduzione abbiamo pensato a uno spazio monumentale ma effimero allo stesso tempo, un tempio quindi le cui colonne fossero però di tessuto, di una stoffa leggera e semitrasparente". Le colonne a prima vista tutte uguali nascondono all'interno foto diverse, ognuna con la diversa storia della ragazza. "Non volevamo né mostrare tutto subito, né imporre un ordine o una gerarchia tra le foto - continua Simone - il percorso in questo modo può essere fatto in ordine diverso e ogni spettatore vivrà la sua esperienza". Ognuno infatti parteciperà al gioco del mistero al quale invitano le starlettes, scostando con le mani il velo di organza della colonna per arrivare alla foto, come in uno striptease.

I quattro film che saranno proiettati nei tre giorni di Film à Porter sono molto diversi tra loro ma dal punto di vista del rapporto cinema e moda possono essere considerati tutti ugualmente mitici. Si comincia con Colazione da Tiffany l'opera del 1961 di Blake Edwards in cui Audrey Hepburn interpreta Holly Golightly, glamour girl sofisticata e selvatica, il cui corpo fasciato dall'abito nero, da sera, firmato Givenchy, diventa, nel tempo, l'idea stessa di eleganza. Il film trascina Hepburn nella storia del cinema e il little black dress nella storia della moda. Secondo appuntamento è con Ninotchka di Ernst Lubitsch.

Questo film è uno dei tanti che vede la collaborazione tra il costumista di Hollywood, Adrian (all'anagrafe Adrian Adolph Greenberg), il creatore anche delle scarpette rosse di Dorothy ne Il Mago di Oz, e l'attrice che sarebbe stata la musa della sua vita, Greta Garbo. Garbo non si farà mai vestire da altri che da lui che in Ninotchka, in particolare, esprime il suo genio sartoriale tanto nei cappotti accollati e nelle camicie austere che avvolgono la compagna Nina Yakusciova, quanto nei bizzarri cappelli déco della Ninotchka parigina. Si prosegue con Le amiche di Michelangelo Antonioni che con questo film ci introduce negli appartamenti borghesi e negli atelier delle grandi città dell'Italia settentrionale dove malinconiche signore-manichini portano in scena l'eleganza femminile anni Cinquanta. Infine, la scossa arriva da una donna di settantasette anni che alla moda ha dedicato la sua vita, dopo essere stata musa e aver accompagnato la nascita del Punk e mentre si impegnava come attivista per cause contemporanee. Film à Porter si chiude con il nuovo documentario di Lorna Tucker dedicato alla stilista britannica Vivienne Westwood, Westwood: Punk, Icon, Activist.