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Jason Reitman: "La politica è diventata un reality e Trump è la star"

'The Front Runner' sulla prima vittima del gossip politico negli Usa apre il Torino Film Festival. Il regista: "Un film per chiedersi come siamo arrivati a oggi in cui pubblico e privato non sono più divisi, l'intrattenimento e la politica sono assolutamente interconnessi"
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Il Festival di Torino edizione 36 si apre con una gran folla di cinefili che si mettono in coda per gustarsi il film di Jason Reitman, The Front Runner- Il vizio del potere (che arriva il sala il 21 febbraio per Warner) sulla storia del candidato democratico Gary Hart che si ritirò dalla corsa alle presidenziali del 1988 (aprendo la strada a Dukakis, poi facilmente sconfitto da George Bush Senior) a causa di uno scandalo sessuale, la presunta relazione con una giovane e bellissima ragazza, Donna Rice. A incarnare Hart, in modo convincente, c'è Hugh Jackman, e poi una schiera di attori eccellenti (Vera Farmiga, J.K. Simmons, Alfred Molina) per una storia decisamente corale in cui la vicenda del candidato è anche occasione per parlare di politica, giornalismo, scandali, ruolo femminile. Reitman ha accompagnato il film a Torino, lo abbiamo intervistato al telefono. 

'The Front Runner - Il vizio del potere' - il trailer in anteprima


Reitman, perché ha deciso di raccontare questa storia?
"Questa storia per me è iniziata tre anni fa, quando ho letto il libro del giornalista e sceneggiatore Matt Bai, All the truth is out: the week politics went tabloid, lì mi è venuta l'idea di raccontare la vicenda del senatore del Colorado Gary Hart. Era un momento storico completamente diverso da oggi. C'era Barack Obama presidente degli Stati Uniti, e nello scrivere il finale pensavamo che sarebbe stato ironico, perché sarebbe stata l'era del presidente Hillary Clinton. Poi invece durante la preparazione, la pre-produzione del film ci sono state le elezioni presidenziali e il mondo ha tremato sotto i nostri piedi".

E cosa racconta dell'oggi, questo film?
"Il film mostra il punto di vista di venti personaggi diversi. Non è un film che vuole avere un messaggio ma invece sollevare domande. Che è poi il motivo per cui io faccio questo mestiere. Perché ho tantissime domande a cui tento di dare una risposta attraverso i film. E mi auguro che ciascun spettatore possa fare l'esperienza di questa storia adottando un punto di vista o un altro, fornendo argomentazioni solide in modo tale che alla fine possa esserci una riflessione e una conversazione rispetto a quello che cerchiamo di raccontare, ai diversi punti di vista. Credo di non essere il solo a chiedersi in questo momento come siamo potuti arrivare a questo momento che viviamo oggi. In cui il pubblico e il privato non sono più divisi da nessun tipo di confine, in cui il rapporto tra la stampa e la politica è diventato di un certo tipo, con troppi risvolti gossip. Sono tante le domande, appunto".

Hart ha rinunciato al suo mandato per lo scandalo sessuale, eppure oggi c'è un presidente che ha un atteggiamento chiaro rispetto alle donne e al sesso.
"Un modo per capire è innanzitutto ricordare che Gary Hart non si è ritirato a causa dello scandalo sessuale della sua relazione, ma perché si è rifiutato sostanzialmente di discettare, di dibattere e difendersi su quella che lui riteneva essere una sfera assolutamente privata. Gary Hart ha distinto nettamente tra quella che è la vita pubblica e quella privata ed era sicuramente più a suo agio a discutere situazioni pubbliche e politiche, molto meno nel discutere di quelle private. Cose di cui non si sentiva in dovere di rendere conto. E invece quello che sta succedendo oggi è che l'intrattenimento e la politica sono assolutamente interconnessi e abbiamo un presidente che è la star di un reality. Questo confine non esiste più e dipende dal nostro modo di vedere la politica che è quello di un reality. E quindi Trump non è più un barometro della moralità, proprio perché è stato un ruolo completamente cambiato quello del politico e del presidente degli Stati Uniti in particolare".

Parliamo di Donna Rice e delle donne protagoniste nel film, la moglie e la figlia di Hart, la politica del comitato. Com'è cambiata nel tempo la percezione della donna nella politica?
"Non credo che le cose siano cambiate molto. Quello che è successo è che dall'anno scorso è iniziata una conversazione al riguardo. Si parla delle donne, del mondo delle donne, dopo il sorgere del movimento #MeToo è che c'è un grande dibattito e la grande novità è che gli uomini cominciano ad ascoltare. Io posso dire da parte mia che nell'ultimo anno ho imparato molte più cose rispetto all'essere donna di quanto non abbia fatto in tutta la mia vita. Devo anche dire che a partire da Tra le nuvole io ho sempre lavorato con una produttrice, Helen Estabrook, con lei abbiamo iniziato a parlare di genere e di donne e questo ha contribuito moltissimo alla creazione dei miei personaggi femminili e allo sviluppo delle tematiche femminili nei miei film. E se da un lato un personaggio come Donna Rise nel 1987 veniva considerato un oggetto, mercificata, questo non è accaduto nei confronti di Monica Lewinsky che al contrario ha fatto un racconto che ha riscosso empatia e simpatia".

Domani è la giornata mondiale contro la violenza alle donne, giorno scelto perché furono uccise tre sorelle attiviste politiche a Santo Domingo. Perché è importante, secondo lei?
"Sicuramente ogni occasione per accendere una luce a alimentare una conversazione contro la violenza verso le donne è estremamente importante e mi auguro che una ricorrenza di questo tipo possa ampliare il dibattito nelle scuole e nei luoghi di lavoro. E questa è però una cosa che andrebbe fatta ogni giorno. Credo che sia importante, e devo dire che in questo senso si sta facendo molto negli Stati Uniti, insegnare ai ragazzini, ai bambini prima ancora che agli uomini, quella parola fondamentale che si chiama consenso. Insegnare cosa vuole dire consentire".