'Mamma vita mia', dentro i tatuaggi degli ex galeotti napoletani
Tatuaggi piccoli, grandi, disegni, simboli, scritte, acronimi, su tutte le parti del corpo, visibili, nascoste, intime. A Napoli negli anni Settanta e Ottanta i tatuaggi erano un’esclusiva di detenuti e criminali. Questa storia, la storia dell’origine del tatuaggio, è raccontata nel documentario 'Mamma vita mia', diretto da Giuseppe Di Vaio, fotografo e regista, da un’idea di Braian Anastasio, tatuatore. I due hanno raccolto i ricordi di dodici ex detenuti (ma non tutti ex delinquenti) per ricostruire le origini di una pratica, quella di incidersi la pelle, che “oggi è prettamente una moda - dice Di Vaio - ma che un tempo era diffusa solo tra i criminali: i criminali avevano una sorta di obbligo morale a tatuarsi”