Furore e terrore in sala, quando il set è spettacolare: un libro celebra le arti marziali al cinema
Carmine Saviano
Stefano Di Marino pubblica un volume per orientarsi nel mondo dei film d'azione orientali, dove le discipline di attacco (e spesso di difesa) hanno costruito un solido ponte tra Hong Kong e Hollywood. Partendo da Bruce e Brandon Lee e arrivando fino a Uma Thurman
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Matrix, il Kung Fu che elude le regole della gravità, l’addestramento, la lotta nella stazione della metropolitana tra Neo e l’Agente Smith. Oppure Fight Club: il mix di arti marziali a cui Brad Pitt ed Edward Norton, che di insonnia in insonnia si scambiano il ruolo di Tyler Durden, sottopongono tutti coloro che vogliono entrare nel 'club'. Ancora: Kill Bill 2, Uma Thurman/Beatrix che si sottopone agli insegnamenti del Maestro Pai Mei: energie consumate fino alla fine, equilibrio, forza, rabbia e disciplina. E gli esempi potrebbero essere molteplici. Dal combattimento di The Outside Woman (1921) fino a quelli di Warrior (2011), il fiume delle arti marziali ha sempre alimentato l’oceano del cinema d’azione.
'Guida al cinema di arti marziali', un libro racconta l'asse Hong Kong-Hollywood
Combattimenti all'ultimo sangue, allenamenti spinti al limite, vendette e operazioni all'ultimo copo di kung fu. Le produzioni, le curiosità gli eroi e i registi. E soprattutto gli attori: da Bruce Lee a Jackie Chan, da Chuck Norris a Jean-Claude Van Damme e Brandon Lee, senza dimenticare le figure femminili. Tutto in 'Guida al cinema di arti marziali', scritto da Stefano di Marino che esce il 31 gennaio per Odoya edizioni. Una panoramica completa che, tra Oriente e Occidente, non tralascia le produzioni per ragazzi legate ai videogame, arrivando fino agli ultimi successi
Migliaia di film, centinaia di attori, una quantità incalcolabile di combattimenti. E per orientarsi in questo labirinto arriva nelle librerie dal 31 gennaio Guida al cinema di arti marziali di Stefano Di Marino, pubblicato da Odoya Edizioni. Un lavoro di scavo accurato, svolto con passione, che Di Marino porta avanti da oltre 25 anni. Con un solo obiettivo: dipanare la lunga storia delle arti marziali applicate al cinema, renderle intelligibili a chi vuole immergersi in questo percorso. Percorso che è un sistema complesso in movimento tra Hong Kong e Hollywood, che tiene dentro registi sconosciuti e maestri come Akira Kurosawa, che ha i propri miti maledetti come Bruce e Brandon Lee. Che fornisce ancora soluzioni estetiche a quei film che hanno al proprio zenith uno scontro, una lotta, un conflitto.
Di Marino non prende solo in considerazione l’età dell’oro del cinema di arti marziali, non si parte dal 'cinema del Kung Fu' da quell’onda che dagli anni Sessanta nasce a Hong Kong per approdare a Hollywood. Ma va alla ricerca di una genealogia. E allora ecco Mr. Moto, uno dei caratteristi che ha reso indimenticabili il noir americano prima della seconda guerra mondiale; ecco i samurai di Kurosawa, quegli eroi solitari che fanno della difesa della giustizia il loro unico canone di vita; ecco le incursioni di James Bond nel mondo delle arti marziali, la sua alleanza con i ninja in Si vive solo due volte.
Certo, restano centrali la vita e la morte di Bruce e Brandon Lee. Padre e figlio, uniti da quella che è stata definita come la 'Maledizione del Drago': entrambi morti durante le riprese di un film, in circostanze mai del tutto chiarite. Avvolti in un mistero che ancora oscura il cielo delle arti marziali applicate al cinema. E se i film di Bruce (Il furore della Cina colpisce ancora, Dalla Cina con furore, L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, fino al postumo I tre dell’Operazione drago) rappresentano il canone che ha influenzato trent'anni del connubio tra cinema e arti marziali – basta pensare agli epigoni: da Jackie Chan, Chuck Norris, Van Damme e tanti altri – quelli di Brandon sono al centro di quella svolta che libera questo genere cinematografico da stereotipi oramai consumati.
E Di Marino si muove tra storia e geografia. Andando oltre l’asse Hong Kong-Hollywood per raccontare i nuovi sviluppi del cinema di arti marziali. Dal fantasy del nuovo cinema cavalleresco cinese fino alla grezza rappresentazione della Muay Thai thailandese dei film di Tony Jaa. E via così tra quei capitoli che raccontano le innovazioni tecniche nate per 'far combattere meglio' i personaggi ai quelli dove si passano in rassegna film d’animazione dove addestrarsi è tutto; fino a quelli dedicati alle eroine delle arti marziali. Un libro che attraversa cento anni di cinema e che si propone come guida ragionata a un cinema che nel 99% dei casi resta fuori dai festival e ai margini della grande distribuzione. Ma che, quasi sempre, è semplicemente spettacolare.