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'Remi' torna al cinema. Il regista: "Cresciuto con Spielberg e Burton, cerco emozioni"

In sala il 7 febbraio la nuova versione del classico per l'infanzia. La firma il francese Antoine Blossier che dice: "È una storia che promuove i valori del lavoro, dell'ottimismo e della forza d'animo"

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Quarant'anni esatti dopo la sua prima messa in onda in Italia in versione cartoon, erano le anime della Tokyo Movie Shinsha, il dolce Remi torna su uno schermo, questa volta è quello cinematografico, nelle sale italiane il 7 febbraio. Questo classico della letteratura per l'infanzia di Hector Malot, pubblicato dal 1978, è stato portato molto volte al cinema in Francia, la prima addirittura nel 1915 in versione muta, ma era molto tempo che mancava ci ha pensato il regista francese quarantenne Antoine Blossier che dopo un paio di film e una serie tv si è lanciato in questa difficile impresa: "Ho visto il cartone animato da piccolo e mentre cercavo un film che avesse un bambino per protagonista e che fosse un classico, patrimonio di tutti, mia moglie, che aveva adorato il romanzo quando era bambina, mi ha suggerito di leggerlo - dice Blossier - mi ha detto: 'Leggilo come se fosse Spielberg a fare il film, mettendoci dell’ottimismo nonostante le difficoltà'. Così l'ho letto anche se ero convinto che non ce l'avrei fatta mai, ma invece ho trovato delle tematiche che riguardavano la figura del padre, la sua sostituzione che mi hanno toccato nel profondo. E così quasi inconsciamente ho cominciato a lavorare al mio adattamento".

Torna 'Remi'. Il regista: "Una storia di lavoro e forza d'animo"


Blossier ha lavorato sul sottile filo che separa la fedeltà al testo e un'interpretazione originale: di Remi (interpretato dal giovane Maleaume Paquin) ritroviamo il cane Capi e la scimmietta Joli-Coeur, il cappello blu coi lacci, il maestro Vitalis, e quel mix di momenti felici e tristi, di commedia e di dramma che rende la storia del piccolo girovago trovatello un vero mélo adatto a tutta la famiglia. La storia è raccontata da un anziano Remi, il grande Jacques Perrin, a dei giovanissimi aspiranti musicisti a cui ha dato casa, è lui che ripercorre tutte le avventure dalla separazione da Madame Barberin (Virginie Ledoyen), la donna che lo ha cresciuto come un figlio finché il marito l'ha costretta a "venderlo" al maestro Vitali (Daniel Auteuil). In realtà l'uomo non solo ha capito che il giovane Remi ha necessità di andar via dalla famiglia Barberin ora che l'uomo è tornato, disoccupato e infortunato, ma che il ragazzo ha un vero talento che lo porterà lontano. "La forza di questa storia - dice il regista -  è che Remi potrebbe vivere oggi come cent'anni fa perché tutto quello che gli accade è qualcosa che un ragazzino dell'età di Maleaume può capire perché tutto viene raccontato da un punto di vista emotivo e le sensazioni sono talmente forti che superano la distanza storica".


Il regista ha finito per ispirarsi ad alcuni classici anni Ottanta: "E.T. di Spielberg e Edward Mani di Forbice di Tim Burton hanno formato l'uomo e il regista che sono diventato. Il mio amore per il cinema mi ha poi portato molto oltre quei due registi. Amo Terrence Malick, i classici francesi, i film Disney… Per poter lavorare ho bisogno di far rivivere le emozioni che alcuni film mi hanno dato. Il punto non è emularli ma mettere dentro alla narrazione quelle sensazioni". In questa nuova versione ci sono due elementi che sono stati approfonditi molto. "Remi cantava anche nelle altre versioni - dice il regista - ma nel nostro film il suo dono diventa la sua identità e gli permette di ottenere quello che desidera e anche il successo e poi ho voluto approfondire il rapporto con Vitali, grazie al quale questo ragazzino cresce e conquista dei valori importanti, quelli del lavoro, dell'ottimismo e della forza d'animo. In un mondo come quello di oggi è importante avere questo tipo di valori, magari i ragazzini usciranno avendo pianto ma contenti di aver pianto".