'Tintoretto. Un ribelle a Venezia, il doc in sala solo il 25, 26, 27 febbraio
La storia di Jacopo Robusti, figlio di un tintore dal quale prese il nome d’arte, è raccontata oggi in un documentario diretto da Giuseppe Domingo Romano, in arte ‘Pepsy Romanoff’, e realizzato in occasione dei cinquecento anni dalla nascita dell’artista (1519). Tintoretto. Un ribelle a Venezia è il titolo del doc firmato Sky Arte che sarà distribuito da Nexo Digital in oltre 360 sale cinematografiche solo il 25, 26, 27 febbraio. Ideato e scritto da Melania G. Mazzucco, il film sarà narrato dalla voce di Stefano Accorsi. Tanti tra esperti e studiosi di storia dell’arte in generale e della figura di questo artista moderno e anticipatore in particolare intervengono nel racconto che vanta la partecipazione straordinaria di Peter Greenaway. L’appuntamento si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema, un progetto originale di Nexo Digital. Per la stagione 2019 Tintoretto. Un ribelle a Venezia arriva nelle sale italiane in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.
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Il film tornerà in sala negli Stati Uniti, solo per quattro giorni, in occasione del compleanno importante. Vincitore di otto premi Oscar, uno assegnato a Hattie McDaniel come miglior attrice non protagonista per Mami, prima afroamericana ad essere nominata in una categoria di attori e a vincere un premio Oscar, e due Academy Awards onorari, il film è un kolossal per il quale è stato investito un budget di 3,9 milioni di dollari e che ha richiesto un processo di realizzazione faticoso e turbolento
“Venezia è la città più complicata dove girare un film” ha raccontato il produttore del documentario, Maurizio Vassallo che ha accompagnato regista e troupe giorno per giorno su ogni set “è percorribile solo con le barche e servono autorizzazioni per entrare ovunque perché la città è un grande museo. Abbiamo avuto bisogno di un importante lavoro organizzativo prima dell’inizio delle riprese e una numerosa squadra sul posto per poter girare”. Alla fine però regista e assistenti sono riusciti anche ad impiegare dei droni che sono serviti sia a costruire riprese dall’alto di palazzi, chiese e del profilo della città di Venezia, sia a consegnare la visuale completa e dettagliata di alcune, enormi, tele di Tintoretto. Come Maria in meditazione e Maria in lettura i due capolavori dalle dimensioni importanti che sono attualmente in fase di restauro prima di essere esposte all’interno della mostra monografica su Tintoretto che sarà allestita quest’anno alla National Gallery of Art di Washington, in occasione dell’anniversario dei cinquecento anni dalla nascita del pittore. “Con i droni abbiamo potuto riprendere verticalmente i quadri, soffermandoci sui dettagli che a occhio nudo sono difficili da raggiungere. Un’operazione che con il solo braccio della telecamera sarebbe stato impossibile realizzare”, ha spiegato Vassallo.
È impensabile parlare di Tintoretto senza parlare di Venezia e il documentario è infatti anche l’occasione per scoprire una parte della storia della città: il Cinquecento non è solo un secolo culturalmente rigoglioso, ma anche un’epoca in cui i la Serenissima conferma il suo dominio marittimo diventando uno dei porti mercantili più potenti d’Europa. Tuttavia, l’epidemia più grave del XVI secolo colpisce anche Venezia. Tra il 1576 e il 1577 la peste stermina gran parte della popolazione, la laguna è un posto cupo, spettrale e chi non è confinato nel Lazzaretto fugge nel tentativo di salvarsi la vita. Non Tintoretto, che ama troppo la sua città e il suo lavoro di pittore e quindi decide di restare. “Era un rivoluzionario vero”, continua Vassallo, “quando tutti scappano da Venezia lui decide di rimanere lì, non solo: sfida la peste entrando nei palazzi chiusi. Aveva una sorta di ossessione per quella città”. Tintoretto la disegnerà la peste, in San Rocco risana gli appestati i corpi nudi doloranti sono coperti di pustole. Gli uomini chiedono pietà e pregano il santo protettore che arriva dall’alto di guarirli. A epidemia estinta, Tintoretto si è salvato e con lui tutta la sua famiglia. Il pittore, da sempre estremamente devoto, è pronto a ringraziare il santo protettore e a completare la sua più grande opera, il ciclo di dipinti della Scuola Grande di San Rocco, una serie di tele che coprono i soffitti e le pareti dell’edificio della confraternita.
'Il furioso' era l’appellativo con il quale i contemporanei chiamavano Tintoretto, i motivi erano la velocità nell’esecuzione e il carattere scontroso. “Era odiato dai contemporanei, Tiziano e Veronese su tutti, perché lavorava a qualsiasi prezzo, quasi sempre molto basso, pur di dipingere e perché all’immagine definita preferiva le linee abbozzate. Era una persona pratica e spesso la praticità nell’arte non è vista bene”. Tintoretto si offriva ai committenti senza farsi pagare il prezzo del dipinto, ma facendosi coprire solo le spese per i colori e l’attrezzatura. Aggirava i concorsi presentandosi con l’opera già realizzata che, quasi sempre, finiva per essere troppo bella per essere rifiutata. La storia racconta che la rivalità con Tiziano ebbe origine fin dai primi anni di educazione di Tintoretto: si dice che il piccolo Jacopo andò a bottega dal già celebre Tiziano, ma dopo dieci giorni fu cacciato via perché troppo talentuoso. In molti videro in quel rifiuto una manifestazione plateale dell’invidia che il grande Tiziano ebbe per il giovane Tintoretto.
Le pennellate istintive e nervose di Tintoretto, “il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura”, come lo ha definito Vasari, contrastavano con i colori tenui e i tratti graziosi degli artisti veneziani. Amato dalle menti creative successive, Velasquez, Manet, Turner e, appunto, David Bowie che acquistò un suo dipinto, L'Angelo che predica Santa Caterina d'Alessandria del suo martirio e chiamò la sua casa discografica Tintoretto Music, Tintoretto non vinse neppure l’ultima gara della sua vita. Gli preferirono Veneziano che però morì pochi giorni prima di iniziare l’opera. Morto di peste anche Tiziano, a Tintoretto fu allora concesso di dedicarsi alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. A più di sessant’anni Tintoretto realizza il Paradiso che, composto da circa cinquanta tele cucite insieme, è tutt’ora il dipinto più grande al mondo.