Tutti i cinéphiles, e il grande pubblico mondiale, la ricordano per le sue superbe interpretazioni ne Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Persona o Scene da un matrimonio. Lei fu, insieme a Liv Ullman e a Ingrid Thulin, l´attrice preferita del grande Ingmar Bergman. E con quel suo volto leggiadro che conquistò anche Hollywood divenne quasi una specie di Audrey Hepburn svedese. Oggi, a 83 anni, la grande Bibi Andersson è morta. Malata da tempo, dopo che un tremendo ictus diversi anni fa le aveva tolto la parola. E i critici cinematografici scandinavi e di altrove compiangono, come Leif Zern sul Dagens Nyheter online, la sua grande spontaneità mista a professionalità estrema, mentre lo Svenska Filminstitutet, massima autorità cinematografica del nord, si inchina "A Lei, il gigante".
Bibi, al secolo Berit Elizabeth Andersson, era nata l´11 settembre 1935 a Kungsholmen, un quartiere centrale della capitale svedese Stoccolma, figlia dell´imprenditore Josef Andersson e dell´assistente sociale Karin Andersson. Cominciò giovanissima a studiare teatro, e si diplomò all´accademia del leggendario Teatro drammatico nazionale. Vi sarebbe rimasta trent´anni, accanto a Bergman che l´aveva scoperta prima: in una rappresentazione a Malmö, terza città del paese, e decise subito di scritturarla e lanciarla. Fu in quasi tutti i suoi grandi film, da Il settimo sigillo in cui il cavaliere di ritorno dalle crociate gioca invano a scacchi con la Morte per avere da lei il tempo di rivedere prima la moglie, a Il posto delle fragole, da Sorrisi d´una notte d´estate ad Alle soglie della vita a Persona, fino a Scene da un matrimonio e tanti altri.
Quel suo sorridente fresco volto biondo, e soprattutto la rigorosa spontanea recitazione d´alto livello, s´imposero presto nel cinema postbellico mondiale. Vinse l´orso d´oro a Berlino ovest per la sua parte in L'amante di Vilgot Sjöman, poi nel 1958 a Cannes un Prix collectif d'interprétation féminine per Alle soglie della vita, condiviso con Eva Dahlbeck, Barbro Hiort af Ornäs e Ingrid Thulin. Cosí fu scoperta anche da Hollywood che la chiamò per ruoli da protagonista in Lettera dal Cremlino, in Duel at diablo a fianco di Sidney Poitier, in Quintet. Fu coinvolta – ma ne uscí bene – dalla severa inchiesta per evasione fiscale del Teatro reale che portò allo spettacolare arresto di Bergman sul palcoscenico durante le prove.
Ebbe una vita privata tempestosa: sposata prima con il collega Kjell Grede, poi col politico Per Ahlmark, poi con Gabriel Mora Baeza. Fu un simbolo del grande cinema svedese e anche del modello solidale scandinavo: finché ebbe le forze, mobilitò attori e registi a sostegno della cultura bosniaca che l´aggressore, la Serbia di Milosevic, voleva cancellare, lanciando lei il progetto "Road to Sarajevo". Lottò fino all´ultimo, fino a quell´ictus del 2009, resta nella storia di quell'arte speciale e bella chiamata grande cinema.
Bibi, al secolo Berit Elizabeth Andersson, era nata l´11 settembre 1935 a Kungsholmen, un quartiere centrale della capitale svedese Stoccolma, figlia dell´imprenditore Josef Andersson e dell´assistente sociale Karin Andersson. Cominciò giovanissima a studiare teatro, e si diplomò all´accademia del leggendario Teatro drammatico nazionale. Vi sarebbe rimasta trent´anni, accanto a Bergman che l´aveva scoperta prima: in una rappresentazione a Malmö, terza città del paese, e decise subito di scritturarla e lanciarla. Fu in quasi tutti i suoi grandi film, da Il settimo sigillo in cui il cavaliere di ritorno dalle crociate gioca invano a scacchi con la Morte per avere da lei il tempo di rivedere prima la moglie, a Il posto delle fragole, da Sorrisi d´una notte d´estate ad Alle soglie della vita a Persona, fino a Scene da un matrimonio e tanti altri.
Quel suo sorridente fresco volto biondo, e soprattutto la rigorosa spontanea recitazione d´alto livello, s´imposero presto nel cinema postbellico mondiale. Vinse l´orso d´oro a Berlino ovest per la sua parte in L'amante di Vilgot Sjöman, poi nel 1958 a Cannes un Prix collectif d'interprétation féminine per Alle soglie della vita, condiviso con Eva Dahlbeck, Barbro Hiort af Ornäs e Ingrid Thulin. Cosí fu scoperta anche da Hollywood che la chiamò per ruoli da protagonista in Lettera dal Cremlino, in Duel at diablo a fianco di Sidney Poitier, in Quintet. Fu coinvolta – ma ne uscí bene – dalla severa inchiesta per evasione fiscale del Teatro reale che portò allo spettacolare arresto di Bergman sul palcoscenico durante le prove.
Ebbe una vita privata tempestosa: sposata prima con il collega Kjell Grede, poi col politico Per Ahlmark, poi con Gabriel Mora Baeza. Fu un simbolo del grande cinema svedese e anche del modello solidale scandinavo: finché ebbe le forze, mobilitò attori e registi a sostegno della cultura bosniaca che l´aggressore, la Serbia di Milosevic, voleva cancellare, lanciando lei il progetto "Road to Sarajevo". Lottò fino all´ultimo, fino a quell´ictus del 2009, resta nella storia di quell'arte speciale e bella chiamata grande cinema.