'Le mystère Henri Pick', il manoscritto del pizzaiolo - trailer
È il fiume in pena Luchini a dire quello che tutti hanno iniziato a pensare: "Sono come Roberto Benigni" e non solo per la divertente irruenza, "il mio genere è forse diverso ma è l'attore che più di altri collegate alla letteratura". Le letture teatrali, Céline, Baudelaire, Flaubert, Molière, sono infatti il suo pane quotidiano. In Il mistero di Henri Pick una delle scene più spassose e sorprendenti è un'improvvisazione su Marguerite Duras. Luchini nel cinema si è fatto strada grazie ai film di Rohmer, poi ci sono stati Claude Chabrol, Costa-Gavras, ma di questa nuova generazione di registi che lo dirigono ora l'attore dice: "Sono tutti alla loro opera prima ogni volta che iniziano un nuovo film, non esiste un brevetto di anzianità per la regia".
Fabrice Luchini a caccia del manoscritto in 'Il mistero di Henri Pick'
"Le ultime ore di una storia d'amore" è il titolo di un manoscritto trovato per caso da un'ambiziosa e giovane editrice nella biblioteca dei libri rifiutati dagli editori di un piccolo paese della Bretagna. La storia, un parallelismo tra gli ultimi atti di una relazione e i momenti finali della vita dello scrittore russo Puškin, diventa presto un bestseller in tutta la Francia, ma ad aiutare la fama del libro è un'altra storia: il manoscritto è firmato Henri Pick, un pizzaiolo bretone scomparso qualche anno prima, di cui però nessuno conosceva la passione per la scrittura, nemmeno la moglie Madeline. Convinto che un semplice pizzaiolo non possa essere l'autore di un così grande testo, lo snob e arrogante critico letterario Jean-Michel Rouche (Fabrice Luchini) decide di iniziare personalmente un'indagine per scoprire il vero autore del manoscritto. Dopo qualche incertezza, anche la figlia di Henri Pick, Joséphin Pick (Camille Cottin) decide di accompagnare Jean-Michel nella ricerca. Tratto dal romanzo di David Foenkinos, il film "Chi l'ha scritto? - Il mistero Henri Pick" è stato presentato in anteprima al Biografilm Festival di Bologna e arriverà in sala in autunno, distribuito da I Wonder Pictures
Tratto dall'omonimo romanzo di David Foenkinos, Il mistero di Henri Pick, a metà strada tra giallo e commedia, racconta di un manoscritto, Le ultime ore di una storia d'amore, ritrovato nella biblioteca dei libri rifiutati dagli editori di un piccolo paese della Bretagna. È un'ambiziosa, giovane editrice (Alicie Issaz) a fare la scoperta e a decidere, una volta rimasta impressionata dalla potenza dell'opera, di pubblicare il libro. In pochi mesi la storia del parallelismo tra la fine di un amore e le ultime ore di vita dello scrittore russo Puškin, diventa un bestseller. L'autore di questa perla sarebbe, appunto, Henri Pick, pizzaiolo locale di cui nessuno, nemmeno la moglie, conosceva la passione per la scrittura. Proprio per questo motivo Jean-Michel Rouche (Luchini), snob e arrogante critico letterario riciclato presentatore tv, si mette di traverso alla favola di cui tutta la Francia si è innamorata, convinto che non possa essere un semplice pizzaiolo l'autore di un così grande romanzo e inizia la propria indagine per arrivare a scoprire chi ha scritto davvero Le ultime ore di una storia d'amore.
Luchini, si è divertito a interpretare questo personaggio?
"Sì enormemente. Divertirsi è una condizione fondamentale per la riuscita di un'interpretazione, poi però la riuscita del film non dipende dal fatto che l'attore si diverta".
Come è diventato Jean-Michel Rouche?
"Jean Michel è una conchiglia vuota, non è, ad esempio, come Don Giovanni che invece è un archetipo, un tipo. L'attore deve avere la capacità di perdersi, di dimenticare se stesso per incarnare Don Giovanni e invece di riempirsi per interpretare Jean Michel che è un involucro vuoto. È questo il piacere per un attore che recita: capire quando deve sparire e lasciare spazio al personaggio e quando invece deve apparire per riempire il personaggio".
Tra riferimenti ad autori russi e francesi il rischio era che il film risultasse troppo sofisticato. Così non è, come siete riusciti ad aggirare l'ostacolo?
"Sicuramente il merito è stato in gran parte del regista, Rémi Bezançon fa sua l'esigenza di una leggerezza per timore di una pesantezza interiore. Quindi da un lato ci sono il tratto tipico e il talento del regista, dall'altro, dal lato della mia interpretazione, c'è una sorta di marchio di fabbrica perché la mia ambizione è proprio quella: la leggerezza. È vero, poteva essere un film pesante ma non lo è. Il risultato è una storia estremamente divertente".
L'improvvisazione su Marguerite Duras è strepitosa, ce ne sono state altre?
"Abbiamo fatto più che altro piccoli cambiamenti al testo perché Rémi ha la capacità di lasciare un attore assolutamente libero di impossessarsi dei dialoghi in base alla sua capacità di interpretali. Quindi con lui la possibilità di cambiare le parole c'è sempre. La scena madre improvvisata è quella su Marguerite Duras e poi tutt'attorno c'è la capacità di un attore di far sembrare improvvisati dei dialoghi che sono tutti scritti e suscitare esattamente l'impressione contraria".