Spettacoli

Coppola, alla ricerca dell'apocalisse perfetta: in sala (e in dvd) 'Apocalypse Now - Final Cut'

Il capolavoro del regista, metafora della vita vista attraverso la crudele guerra in Vietnam, porta il 27 agosto al cinema e, contemporaneamente in blu-ray, il suo film-icona: "Quando la prima versione è stata vista dai distributori, nonostante la Palma d’Oro a Cannes, lo hanno trovato troppo lungo e strano e ci imposero di tagliarlo"

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"Avevo 35 anni quando ho cominciato il film, tutto andava bene, successo e soldi, mi sentivo un giovane regista padrone del mondo. Alla fine del film ero cresciuto, un vecchio, deluso, pieno di problemi, pensavo che non mi sarei mai ripreso e non avrei più fatto un film. Feci l'edizione con la tensione al massimo, dovevo arrivare a una durata di poco superiore alle due ore, allora era inconcepibile un film di tre ore, e soprattutto doveva essere un film di guerra e d'avventura, senza niente di filosofico o di troppo intellettuale; avevamo paura, avevamo già una pessima reputazione. La decisione di portare a Cannes il film incompleto fu sacrosanta, la Palma d'Oro e poi il successo del film furono la nostra salvezza": così, quasi vent'anni fa, Francis Ford Coppola raccontava a Repubblica i suoi "53 minuti di umanità aggiunti" al film-icona Apocalypse Now, rivisto in versione Redux. Da allora il regista italo-americano non ha mai smesso di pensare alla versione perfetta del suo capolavoro.

'Apocalypse Now - Final cut', il capolavoro di Francis Ford Coppola restaurato


Oggi, a 40 anni dall'uscita del lungometraggio nelle sale statunitensi - il 15 agosto 1979 - Coppola porta in sala, il 27 agosto, Apocalypse Now - Final Cut, la versione di 183 minuti, contro i 153 dell'originale e dei 202 di Redux, forse troppi, come ha spiegato recentemente Coppola di passaggio a Bologna per presentare "il migliore Apocalypse Now possibile", almeno nella visione del suo autore. Protagonista di una masterclass nell'ambito del festival Il Cinema Ritrovato, dove il lungometraggio è stato proiettato in versione restaurata, il regista ha parlato davanti a centinaia di studenti della settima arte, dove ha parlato non solo del suo tormentatissimo capolavoro, che uscirà in autunno nelle sale italiane distribuito dalla Cineteca di Bologna, ma di cosa serve per fare cinema.


Alla domanda se sia necessario essere diffidenti, e non fidarsi della prima versione di un film quando lo si vede scorrere davanti agli occhi, Coppola ha spiegato: "Apocalypse Now è un viaggio strano e surreale, molto più di quanto pensassi quando ho iniziato a girarlo. Più prendeva forma più veniva fuori qualcosa di assurdo, dovevamo finirlo ma sembrava un’impresa impossibile. Era talmente strano che non poteva chiudersi con la classica battaglia finale. Prima che il film uscisse vennero pubblicati diversi articoli che denigravano Apocalypse Now, dicendo che era un disastro. Io ero parecchio frustrato quindi a Cannes nel 1979 ho deciso di portarlo non finito ma nella versione work in progress. La Palma d’Oro in ex aequo è stata una sorpresa, a quel punto abbiamo deciso di concluderlo. I distributori però volevano che lo tagliassi e togliessi tutte le parti più strane e così ho fatto, ho tolto tantissimo. Fortunatamente al pubblico è piaciuto", ha raccontato.


E ancora: "Due anni dopo mi trovavo in Inghilterra, stavano trasmettendo Apocalypse Now in tv. L’ho visto tutto ed è incredibile come cambiano le cose in due anni: improvvisamente non sembrava più così strano. I distributori allora mi hanno contattato dicendo di raggiungere le parti tagliate: il risultato, Apocalypse Now Redux è un film di 54 minuti più lungo. Per il quarantesimo anniversario del film ho cercato la lunghezza perfetta, un po’ di più dell’originale ma un po’ meno della versione Redux. Ho lasciato quindi quelle che credo siano le sequenze essenziali che rendono il film migliore. E poi in tutto, qualità del suono, delle musiche, delle immagini, Apocalypse Now - Final Cut sarà sorprendente".


A Cannes, quando nel 2001 venne presentata la versione Redux. "Non è un'operazione commerciale. Semplicemente era necessario ridare a questo film quello che gli era stato tolto indebitamente. Il fatto che la mia produzione abbia deciso di farlo uscire di nuovo su grande schermo e non solo il dvd mi riempie di orgoglio. Lo considero un premio". Coppola era stato piuttosto duro con i presenti in sala, come se l'idea alla base del suo film, quel film, non lo avesse mai abbandonato: "Non parla del Vietnam", si era difeso in conferenza stampa, respingendo al mittente domande inopportune, "il mio film è il Vietnam. La sua traiettoria riflette quella degli Stati Uniti in Vietnam. Eravamo nella giungla, eravamo troppi, con molti soldi e mezzi a disposizione e poco a poco siamo impazziti". Ora, quella pazzia è al culmine: condensata in 183 minuti di folle umanità.