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Pedro Almodóvar, 70 anni del Leone di Spagna: "La mia ambizione? Il miglior cinema possibile"

Il regista nato nella Mancia il 25 settembre 1949 ha raccontato la sua vita attraverso i suoi film. Il più autobiografico sicuramente l'ultimo 'Dolor y Gloria' grazie all'alter ego Antonio Banderas

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Per raccontare la vita di Pedro Almodóvar Caballero, arrivata oggi a 70 anni, basterebbe riguardare la sua ricca filmografia perché sparsi nei suoi 21 film ci sono pezzetti di quella che è la sua autobiografia su grande schermo. "Nel curriculum di un artista creativo viene sempre riportato qualche fatto traumatico. Naturalmente anch'io ne ho avuti. Uno di questi è l'aver lavorato per dieci anni nel sottosuolo delle Poste e Telefoni" racconta con molta autoironia il regista spagnolo. E infatti proprio dall'esperienza di impiegato al Ptt Almodóvar aveva tratto ispirazione per quello che sarebbe stato il suo primo grande successo internazionale Donne sull'orlo dei una crisi di nervi, dove destini amorosi e fatti quotidiani si intrecciano sul nastro di una segreteria telefonica.


Ma è l'ultimo suo film, il suo vero 8 e 1/2, ovvero Dolor y Gloria che racconta profondamente la sua storia: "Dei fatti che racconto nel film solo il 40 per cento sono capitati a me - ci diceva a Cannes, dove il film ha fatto vincere il premio della migliore interpretazione maschile a Antonio Banderas - ma da un punto di vista sentimentale il film è autobiografico al 100 per cento. Quando ho realizzato che sarei stato io al centro del film ho provato una sorta di vertigine e mi sono chiesto se veramente volevo raccontare qualcosa di così doloroso della mia vita. Ma poi una volta presa la decisione non ho fatto fatica". E così attraverso i personaggi prima del bambino Salvador e poi dell'uomo, il regista Salvador Mallo, si ripercorre la storia di questo uomo nato nella Mancia il 25 settembre del 1949 e che a otto anni si trasferisce con la famiglia in Estremadura. Ne ha parlato durante la masterclass tenuta a Venezia, dove ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera: "Da bambino vivevo in un piccolo paese dell'Estremadura come si vede in Dolor y Gloria, l'unica occasione per vedere film era il cinema estivo in piazza: venivano proiettati spaghetti western ma anche film d'autore come quelli di Buñuel, Antonioni e Orson Welles. Poi a dieci anni ho cominciato a frequentare una scuola a Càceres e lì ho avuto l'occasione di vedere i film americani". E lì ha frequentato il collegio salesiano, la cui esperienza ha raccontato in La mala educación.


La prima macchina da presa è stata una Super8 acquistata con il suo primo stipendio alle Poste e Telefoni. "Mi ero trasferito a Madrid per fare il regista ma l'unica scuola di cinema era stata chiusa da Franco - ha raccontato il regista - così quella camera Super8 è diventata la mia scuola: ho cominciato a sperimentare fin quando non mi sono potuto permettere mezzi più sofisticati". Di quell'epoca sono i cortometraggi e la sua partecipazione alla compagna di teatro d'avanguardia Los Goliardos. Nel 1976, dopo la morte del dittatore Franco, i suoi cortometraggi vengono presentati alla Segunda Semana Nacional/Film Super8 di Barcellona dove destano subito un notevole interesse, due anni dopo dirige il suo primo lungometraggio, sempre in Super8, dal titolo Folle...Folle...Folleme...Tim (1978), insieme a quella che sarà poi una delle sue attrici preferite, Carmen Maura. Il secondo Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1979-1980), desta grande scandalo al Festival di San Sabastián e che gli consente di ottenere i capitali per realizzare il suo secondo lungometraggio Labirinto di passioni (1982), dove racconta l'ambiente, 'la movida', di Madrid all'inizio degli anni 80. Donne, sotto tuniche monacali per L'indiscreto fascino del peccato (1983), presentato al Festival di Venezia che lo impone subito all'attenzione del pubblico internazionale ma non gli consente di conquistare il premio. Quest'anno proprio a Venezia aveva ricordato come quel film era stata "la mia prima vittoria contro la censura, incarnata dal direttore della Mostra, Gian Luigi Rondi, che apparteneva a Democrazia Cristiana e mi aveva accusato di aver fatto un film anticlericale. La questione arrivò però alla stampa, il film venne presentato e fu il mio battesimo internazionale".

Con l'Oscar per 'Tutto su mia madre', 2000 

Il successo più grande arrivò con Donne sull'orlo di una crisi di nervi (1988) con cui Almodóvar conquistò la prima nomination all'Oscar, ma la statuetta arriverà poi undici anni dopo con Tutto su mia madre (1999), Oscar come miglior film straniero mentre Parla con lei, uscito anche in America conquistò l'Oscar come miglior sceneggiatura orginale. Di premi nella sua lunga carriera ne ha vinti tanti ma gli rimane il cruccio di non aver agguantato la Palma d'oro a Cannes dove però è stato premiato  per la migliore sceneggiatura e per lo splendido cast al femminile di Volver e poi quest'anno con il premio a Banderas, suo alter ego. "La mia ambizione non è definita dai premi, dal successo, bensì dal riuscire a raccontare le storie attraverso il cinema nel miglior modo possibile - aveva detto a Cannes - Mi ritengo soddisfatto quando ho fatto bene ciò che volevo fare, perché sono io l’unico responsabile delle mie scelte". Ma di fronte al Leone veneziano si è commosso: "Il fatto che mi venga dato il premio 31 anni dopo mi sembra un atto di giustizia poetica: non sarò mai più solo, questo Leone mi farà compagnia".