'Joker', Warner replica alle accuse: "Il personaggio e il film non incitano a violenze reali"
Joaquin Phoenix in 'Joker' (ap)
La major risponde alla lettera dei familiari della strage di Aurora del 2012 in cui si chiede di compiere azioni concrete per contribuire a "costruire comunità più sicure e con meno pistole"
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A pochi giorni dall'uscita di Joker (negli Usa il 4 ottobre, in Italia il 3), il film con Joaquin Phoenix sulle origini dell'avversario di Batman, la Warner Bros. risponde alle accuse di incitamento alla violenza espresse da cinque famiglie delle vittime di Aurora, la strage del 2012 compiuta dal 24enne James Holmes in un cinema alla prima di Il cavaliere oscuro - il ritorno (terzo capitolo della trilogia su Batman di Christopher Nolan). Nelle prime notizie a caldo, diffuse al momento dell'arresto, Holmes avrebbe detto "Io sono il Joker", una voce poi smentita dall'avvocato dell'uomo poi condannato a 12 ergastoli. "Che sia chiaro: né il personaggio di finzione Joker, né il film sono un endorsement a qualunque tipo di violenza del mondo reale" scrive la major in una nota diffusa da Variety.
Joaquin Phoenix è il Joker - Il trailer del film in sala il 3 ottobre
Nella lettera indirizzata all'ad della Warner Bros., Ann Sarnoff, i familiari delle vittime della strage di Aurora (in cui morirono dodici persone e 70 rimasero ferite), hanno espresso preoccupazioni sul film di Todd Phillips, Leone d'oro all'ultima Mostra del cinema di Venezia. "Quando abbiamo saputo che la Warner Bros stava per distribuire un film chiamato Joker, che presenta il protagonista in una storia delle origini benevola, ci siamo fermati a riflettere" scrivono i familiari. Ribadendo il loro sostegno alla libertà di parola e espressione, non vogliono una messa al bando del film, ma chiedono alla Warner Bros. di sostenere attivamente "la lotta per costruire comunità più sicure e con meno pistole" e propongono alla major azioni concrete come usare la propria influenza per promuovere una riforma della legge sulle armi e smettere di contribuire alle campagne di candidati che prendono soldi anche dalla Nra (la lobby delle armi Usa) o sono contro tale riforma.
La Warner risponde con un comunicato in cui dichiara che "la violenza delle armi nella nostra società è un tema critico e noi estendiamo la nostra solidarietà a tutte le vittime colpite da queste tragedia". Si sottolinea poi che "la nostra compagnia ha una lunga storia di donazioni alle vittime di violenza, incluse quelle di Aurora, e nelle ultime settimane la nostra società madre si è unita ad altri leader del mondo economico per chiedere ai legislatori di emanare una legge bipartisan per colpire questa epidemia di violenza". Allo stesso tempo, Warner Bros. crede che "una delle funzioni di storytelling sia quella di provocare dialoghi difficili su temi complessi".
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Il film è "uno schiaffo in faccia" ha detto a Hollywood Reporter una delle firmatarie della lettera, Sandy Phillips, che dopo aver perso una figlia nella strage di Aurora, ha fondato con il marito l'associazione Survivors Empowered. La sua preoccupazione è che qualcuno, "che magari sta covando il pensiero di compiere una strage, possa sentirsi incoraggiato da questo film". Mentre Tom Sullivan, che nella strage ha perso un figlio, non pensa invece che il film "possa innescare atti di violenza". Intanto il multiplex dove si è svolta la strage ha annunciato che non proietterà Joker.
Le polemiche hanno toccato anche Joaquin Phoenix, che qualche giorno fa ha interrotto un'intervista con il Telegraph quando gli hanno chiesto dei possibili effetti della violenza del film, per poi tornare dopo un'ora, scusandosi. In un'altra intervista l'attore ha risposto sul tema: "Penso che la maggior parte di noi sappia distinguere la differenza tra giusto e sbagliato - ha detto a Ign - E quelli che non non sono capaci di farlo, possono stravolgere il senso di qualunque cosa, i versi di una canzone, il passaggio di un libro. Non penso sia responsabilità di un regista insegnare la moralità o la differenza fra giusto e sbagliato".
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