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'Kapò', l'orrore di un lager nazista nel capolavoro di Gillo Pontecorvo. Il figlio Marco: "Un film ancora attuale"

Il film del 1960 su una giovane ebrea deportata che per sopravvivere si trasforma in carceriera, sarà presentato in versione restaurata alla Festa di Roma. "Necessario per raccontare ai giovani la follia dell'Olocausto"
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Edith è una ragazzina spensierata che passeggia per la strade di Parigi nel 1942 quando assiste alla deportazione dei genitori. Non capisce cosa stia accadendo e non ascolta le parole di una vicina che le dice di non muoversi, corre verso il camion circondato da soldati tedeschi e portano via anche lei. Subito dopo sulle immagini di un treno che sfreccia scorrono i titoli di testa, fino alla destinazione del convoglio, Auschwitz. Lo sguardo innocente della giovane deportata si trasforma di fronte all'orrore del campo di concentramento dove vedrà per l'ultima volta il padre e la madre mentre si avviano verso le camere a gas. Nel 1960 con Kapò Gillo Pontecorvo raccontava l'orrore dei lager nazisti attraverso la storia di Edith, interpretata da Susan Strasberg, che nel crudele gioco delle parti assegnato dalla tragedia del nazismo, da vittima si ritrova suo malgrado a fianco dei carnefici. Di lì a poco infatti, con l'aiuto di un medico che le c…
Edith è una ragazzina spensierata che passeggia per la strade di Parigi nel 1942 quando assiste alla deportazione dei genitori. Non capisce cosa stia accadendo e non ascolta le parole di una vicina che le dice di non muoversi, corre verso il camion circondato da soldati tedeschi e portano via anche lei. Subito dopo sulle immagini di un treno che sfreccia scorrono i titoli di testa, fino alla destinazione del convoglio, Auschwitz. Lo sguardo innocente della giovane deportata si trasforma di fronte all'orrore del campo di concentramento dove vedrà per l'ultima volta il padre e la madre mentre si avviano verso le camere a gas. Nel 1960 con Kapò Gillo Pontecorvo raccontava l'orrore dei lager nazisti attraverso la storia di Edith, interpretata da Susan Strasberg, che nel crudele gioco delle parti assegnato dalla tragedia del nazismo, da vittima si ritrova suo malgrado a fianco dei carnefici. Di lì a poco infatti, con l'aiuto di un medico che le cambia il colore della stella sulla casacca a righe, Edith muta identità e da ebrea diventa Nicole, una criminale qualunque. Grazie a questo stratagemma viene trasferita in un campo di lavoro in Polonia dove, per istinto di sopravvivenza, si ritrova a guardia delle compagne di prigionia, diventando una kapò, complice delle atrocità del campo. Riuscirà però a riscattarsi, pagando con la vita ma permettendo la fuga di molti prigionieri.   

'Kapò' il capolavoro di Gillo Pontecorvo torna restaurato - clip in anteprima


La storia della lavorazione del film è travagliata e appassionante come è accaduto per tutti i film realizzati da Pontecorvo: "Mio padre era testardo come un mulo, non andava avanti se non era convinto di qualcosa" racconta il figlio Marco che insieme alla famiglia (la madre Picci e i fratelli Ludovico e Simone) presenterà il 26 ottobre alla Festa di Roma la versione restaurata di Kapò in occasione dei 60 anni del film e dei 100 anni dalla nascita del regista (19 novembre 1919), morto il 12 ottobre 2006. Una serata di testimonianze e ricordi che vedrà anche la partecipazione di Walter Veltroni e di Giuliano Montaldo, all'epoca collaboratore di Pontecorvo alla regia. 

L'idea del film, scritto dal regista con Franco Solinas, venne dopo la lettura del romanzo Se questo è un uomo di Primo Levi. I due andarono a Villetta Barrea per concentrarsi sulla sceneggiatura, un lavoro contrassegnato da una serie di scontri. "Su un tema in particolare" racconta il figlio del regista, "perché Solinas voleva che Edith si innamorasse di uno dei prigionieri ma mio padre era contrario. La storia si svolgeva in un campo di lavoro nazista, una situazione ben diversa da un campo di sterminio, e gli sembrava fuori luogo una storia d'amore in quella realtà. Hanno litigato e non si sono parlati, ma dopo due giorni si sono incontrati dicendo l'uno all'altro 'avevi ragione tu', hanno trovato una soluzione e sono andati avanti".


Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1960, Kapò ebbe un grandissimo successo, anche se non mancarono critici che attaccarono il regista per l'eccessivo sentimentalismo e la spettacolarizzazione della tragedia. Nel 1961 venne candidato agli Oscar come miglior film straniero (ma la statuetta andò a La fontana della vergine di Ingmar Bergman). A distanza di sessant'anni Kapò è ancora "molto attuale" sottolinea Marco Pontecorvo, "è un film, insieme a tanti altri che continuano per fortuna a fare, che dovrebbe circolare e essere visto dai giovani per raccontare la follia generale che è stata l'Olocausto e lo sterminio non solo di ebrei. Seppur in alcuni momenti risenta dell'età, credo che abbia ancora un impatto fortissimo nello spettatore, anche grazie al restauro che ha restituito al film la luce e il bianco e nero come lo voleva mio padre".

Il restauro di Kapò è stato realizzato dalla Fondazione cineteca di Bologna e Cristaldi Film, in collaborazione con il Museo del Cinema di Torino, presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata, grazie alla collaborazione di Marco Pontecorvo e del laboratorio Flat Parioli Post-production. Il restauro 4K è stato realizzato a partire dal negativo camera originale e dal negativo suono italiano conservati presso Istituto Luce-Cinecittà. Nel lavorare alla fotografia del film, si è cercato di riprodurre il look sgranato e contrastato di carattere documentaristico voluto dallo stesso regista.