Spettacoli

Quando la stella di Hollywood è nella console: l'esodo degli attori va verso i videogiochi

Le industrie del gaming e del cinema sono sempre più vicine e non solo per la trasposizione sul grande schermo dei game: ma cosa succede quando artisti della recitazione come Willem Dafoe o Jeff Goldblum diventano star manovrabili da un joystick? Ne abbiamo parlato con un'autorità del settore, Fabio Viola

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Uno degli ultimi casi riguarda il nuovo capitolo della serie Tom Clancy’s Ghost Recon, Breakpoint, uscito il 4 ottobre. A interpretare il colonnello Cole D. Walker, nel ruolo dell’antagonista, è stato chiamato Jon Bernthal (The Walking Dead, The Punisher). Ma l’elenco dell’esodo è lunghissimo, in continuo aggiornamento, e ci torneremo tra un po’. C’era una volta l’industria del cinema che traduceva per il grande schermo i videogame più amati. Ce lo saremo detti tutti, dopo aver visto uno dei tanti film d''azione e basta', rigonfi di tecnologia e scenari distopici, che hanno imperversato nell’ultimo quindicennio: “Sembra un videogioco”. Ma adesso sta avvenendo il fenomeno opposto. E molto presto ci ritroveremo a esclamare, agitando il nostro joypad: “Sembra un film”.
 

Celebrità americane che diventano star di giochi elettronici. Attori di lungometraggi campioni al box office e delle serie tv più seguite che passano armi, bagagli e sembianze nel mondo del gaming. Prestando la voce o il volto, a mezzo motion capture (la registrazione del movimento del corpo umano), ai personaggi che affollano le saghe più blasonate. E milionarie: le produzioni in cosiddetta tripla A, videogiochi ad altissimo budget e con grandi team di sviluppo alle spalle, non hanno ormai nulla più da invidiare, come giro d’affari, a Hollywood. Senza dimenticare che anche queste, come i blockbuster cinematografici, si fanno precedere da una raffica di clip promozionali e di 'hype', l'attesa che conquista fan ma non solo. Simile, poi, è la filiera: c’è il regista, lo sceneggiatore, il produttore, mentre le riviste di settore si scambiano recensioni e pubblico. Facile a questo punto prevedere, per il mercato di Playstation, Xbox e delle altre console, un ulteriore balzo in avanti nell’immaginario collettivo. Se il Novecento è stato il tempo del cinema, il nostro sarà il secolo dei videogiochi?
 
Fabio Viola 

Ci dice Fabio Viola, 39 anni, forse la massima autorità italiana in fatto di videogame, nella top mondiale dei gamification designer: “Parlerei di un passaggio dallo storytelling tipico del cinema e dell’editoria, un trasferimento in senso unico delle informazioni dallo sceneggiatore al visitatore, allo storydoing (ovvero, quello che le aziende oggi fanno per essere coerenti con il loro storytelling, ndr) dei videogiochi, dove al fruitore viene data la possibilità di prendere costantemente delle scelte e alla struttura narrativa di evolversi in relazione al modo individuale di procedere. È però innegabile che al mondo dei videogiochi manchi quella fisicità, lo star system e la tendenza a legarsi visceralmente a un attore in carne e ossa. Questa necessità ha aperto le porte a numerose contaminazioni negli ultimi anni. È legittimo pensare che nelle prossime decadi la distinzione tra cinema e videogiochi, i due più giovani e prossimi linguaggi della contemporaneità, si andrà assottigliando. Il loro rapporto ha iniziato a mutare fin dall’inizio del nuovo millennio, quando i dati d’incasso hanno premiato sempre di più i giochi rispetto ai film. I videogiochi iniziarono a essere percepiti non più come un fenomeno tecnologico (un pregiudizio che accompagnò anche il cinema nelle sue prime fasi di vita) ma come un linguaggio vero e proprio, in grado di raccontare storie in un modo mai visto prima”.
 

Eccovi allora qualche altro esempio della rivoluzione in atto. Avvolto da un’attesa quasi messianica, il 16 aprile del 2020 arriverà nei negozi Cyberpunk 2077, adattamento di un famoso gioco di ruolo. E chi vestirà i panni, digitalizzati si intende, del personaggio Jonny Silverhand? Keanu Reeves, mister John Wick. L’8 novembre uscirà, esclusivamente su Playstation 4, l’ultima fatica del guru giapponese Hideo Kojima, che per il suo nuovo Death Stranding ha radunato un cast attoriale di prim’ordine (tra i tanti, ci saranno Norman Reedus, Mads Mikkelsen, Lea Seydoux, Lindsay Wagner, Margaret Qualley e Tommie Earl Jenkins). Un cameo (come attore) sarà riservato al cineasta premio Oscar Guillermo del Toro, non nuovo alle incursioni nell’universo, non più parallelo, dei videogame. Cosa hanno in comune, invece, Gary Oldman, Mark Hamill, Mark Strong, Andy Serkis e altri? I loro avatar iperrealistici – chiamiamoli così – saranno tra i protagonisti di Squadron 42, lo sparatutto ultrafantascientifico che è la versione single player di Star Citizen, una delle operazioni più ambiziose e costose degli ultimi anni. Dopo vari rinvii, dovrebbe uscire nella primavera del 2020.


Sono poi apparsi in videogiochi di ultima e ultimissima generazione, in ordine sparso, come voci fuori campo e soprattutto in motion capture, Samuel L. Jackson (in Grand Theft Auto: San Andreas), Haley Joel Osment (l’attore de Il sesto senso e A.I – Intelligenza artificiale ha preso parte alla serie ludica Kingdom Hearts), Yvonne Strahovski (conosciuta per la serie tv Chuck, rinasce come 'dark lady' nel secondo e terzo capitolo dell’epopea Mass Effect), due nativi Game of Thrones come Peter Dinklage (in Destiny) e Charles Dance (in The Witcher 3: Wild Hunt, uno dei game più venduti nella storia), John Malkovich (suo il ruolo di Oz in Call of Duty: Advanced Warfare), Willem Dafoe (quattro anni prima di trasformarsi in un Van Gogh di celluloide era stato uno scienziato nel videogioco Beyond: Two Souls). E ancora Vin Diesel (da Fast and Furious a Wheelman il trapasso tecnico-linguistico è breve), Jesse Williams (da Grey’s Anatomy a Become Human) ed Ellen Page, tra le più gettonate in ambito gaming.

Willem Dafoe in 'Beyond: Two Souls' 

Prima di cadere in disgrazia, pure Kevin Spacey aveva saltato la staccionata, 'virtualizzandosi' in Call of Duty: Advanced Warfare: aveva indossato una tutina nera con palline da ping pong e un elmetto fornito di una telecamera puntata sulvolto. Conclude Viola: “Questa è solo l’anticamera di quello che potrebbe accadere nei prossimi anni, con i due media destinati a convergere dando vita a un metalinguaggio in cui lo spettatore sarà portato a parlare in prima persona dopo aver fruito l’esperienza ‘io ho salvato la principessa’ o ‘io sono sopravvissuto a questa situazione’”. All’orizzonte nessun game over, insomma, ma solo il meno classico degli happy end.