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'The Grudge', il virus del cult horror giapponese arriva negli Usa: "Metafora dei nostri tempi"

In sala a febbraio il rifacimento diretto da Nicolas Pesce e prodotto da Sam Raimi. Il regista: "La cosa più spaventosa del film è che non puoi sfuggire al tuo destino". Nel cast Lin Shaye: "Il 'grudge' è tante cose: è un cancro che passa di corpo in corpo. È la vecchiaia, l'Alzheimer, il passare dei giorni, la depressione"
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New York - "I miei miti del cinema sono tutti italiani. Ne cito due: Dario Argento e Lucio Fulci. Maestri inarrivabili". Non ha neanche trent'anni il filmaker Nicolas Pesce, nato e cresciuto a New York City, una favola horror in bianco e nero (The Eyes of My Mother) presentata qualche anno fa nella sezione Next del Sundance Film Festival. Il 27 febbraio 2020 sarà nelle sale con il rifacimento del cult del terrore giapponese, Ju-On: The Grudge, distribuito da Warner Bros. Italia.


"Non amo le etichette reboot o remake. Il mio è un capitolo tutto nuovo della saga The Grudge" racconta. "La sequenza temporale è la stessa in cui si trova l'ex Ammazzavampiri Sarah Michelle Gellar - ricordate? - protagonista della versione americana del 2004, remake del film di Takashi Shimizu, con la differenza che ora il virus - o la maledizione - trasloca dall'Asia all'America e infetta mezzo mondo, un po' come la videocassetta assassina d…
New York - "I miei miti del cinema sono tutti italiani. Ne cito due: Dario Argento e Lucio Fulci. Maestri inarrivabili". Non ha neanche trent'anni il filmaker Nicolas Pesce, nato e cresciuto a New York City, una favola horror in bianco e nero (The Eyes of My Mother) presentata qualche anno fa nella sezione Next del Sundance Film Festival. Il 27 febbraio 2020 sarà nelle sale con il rifacimento del cult del terrore giapponese, Ju-On: The Grudge, distribuito da Warner Bros. Italia.


"Non amo le etichette reboot o remake. Il mio è un capitolo tutto nuovo della saga The Grudge" racconta. "La sequenza temporale è la stessa in cui si trova l'ex Ammazzavampiri Sarah Michelle Gellar - ricordate? - protagonista della versione americana del 2004, remake del film di Takashi Shimizu, con la differenza che ora il virus - o la maledizione - trasloca dall'Asia all'America e infetta mezzo mondo, un po' come la videocassetta assassina di un altro fenomeno nipponico, Ringu: The Ring di Hideo Nakata". In questa trasposizione, l'agente immobiliare Peter Spencer (John Cho), rinviene un'entità malvagia sepolta in una vecchia casa. Contagiato dal virus - di ritorno dalla casa stregata, il broker entra in doccia e, all'improvviso, ecco una manona decrepita farsi largo tra i suoi capelli sporchi di shampoo - mette in moto una catena di eventi che richiede l'intervento della detective Muldoon (Andrea Riseborough).


La maledizione di The Grudge è molto antica: si lega a uno spazio preciso dove, dopo una morte in circostanze tormentate, la persona continua ad aleggiare in quel luogo sotto forma di fantasma. Il filone parte circa vent'anni fa con Ju-On. Prima il passaparola allo Screamfest Festival poi sequel e variazioni sul tema, finanziati in parte da Ghost House Pictures, la compagnia americana co-fondata nel 2002 da Sam Raimi, regista de La casa. Raimi ha dato una mano a Sony nel passaggio di diritti della serie e ha messo subito in chiaro: "Trattatemi bene The Grudge. Cercate di terrorizzare il mondo così come il film ha terrorizzato me la prima volta che l'ho visto". Secondo Pesce "la cosa più spaventosa di The Grudge è il fatto che non puoi sfuggire al tuo destino. Una volta che la maledizione ti colpisce, sei fregato". Re-immaginare un franchise non è un gioco da ragazzi, spiega: "In giro ci sono cosplayer in costume che imitano i supereroi Marvel o Dc Comics. Io, invece, faccio parte di un'altra stirpe. Mi reputo un nerd dell'horror giapponese. Conosco a memoria i primi film della serie Grudge e confesso che, come il pozzo da cui fuoriusciva la bambina Samara di The Ring, penso di aver abitato per la maggior parte del tempo, non a New York, ma proprio dentro quei pozzi e nelle case infestate dei vari Grudge. Ho studiato ogni dettaglio, fatto ricerche, intervistato esperti di parapsicologia. Amo il cinema del terrore giapponese, il suo essere minimale e altamente claustrofobico. Oltre ad Argento, Bava, Freda e Fulci, mi sono ispirato anche al realismo di David Fincher e Terry Gilliam, al loro modo di sovvertire la realtà miscelandola al sogno. All'incubo, in questo caso".


Nel cast si aggiungono Demián Bichir, Betty Gilpin, Jacki Weaver e soprattutto Lin Shaye, incontrastata regina del soprannaturale: "Per tutti ormai sono e resterò la sensitiva Elise Rainier di Insidious. Non mi è mai passato per la testa di finire intrappolata in un genere così amato dai giovani ma lontano anni luce dal mio repertorio di attrice. Ora che ci sono dentro, comincio a divertirmi" sorride. "Interpreto una donna affetta da demenza che non ricorda più il suo passato. È preda della maledizione e si trasforma in un essere malvagio suo malgrado. Il 'grudge' è una metafora dei nostri tempi, ne sono convinta. Guardate, ad esempio, quanto odio e rabbia trasmettono oggi i leader della Terra, talmente presi da se stessi. Spargono rabbia e rancore per il diverso, l'immigrato, il clandestino. Il virus del film, oltre al suo simbolismo politico, ha una valenza che mi commuove molto"  aggiunge Shaye asciugandosi le lacrime. "È un cancro che passa di corpo in corpo. Un alieno che ci vuole cambiare da dentro per poi annientarci. È la vecchiaia, l'Alzheimer, il passare dei giorni, la depressione, il non volersi alzare dal letto al mattino. È tante cose. Al giorno d'oggi circolano infezioni e malattie che purtroppo non hanno cura e il cui ruolo sembra soltanto quello di decomporre la pelle e zombificarci". E conclude: "Sono nata negli anni Quaranta. Prima di Hollywood ho fatto gavetta, teatro e Broadway. Il teatro è come un film dell'orrore: ti insegna a fare gruppo, a sentirti parte di una comunità per combattere uniti, insieme, le più grandi paure della Terra".