Botero, l'artista delle grandi forme: "La realtà è arida, preferisco comunicare la pienezza"
Rita Celi
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di RITA CELI
Il pittore e scultore colombiano si racconta nel doc 'Ricerca senza fine', in sala dal 20 al 22 gennaio. Un viaggio da Medellin a Parigi, New York, in Toscana e in Cina tra le sue opere extralarge. "Quando cambierò idea potrò cambiare il mio stile ma finché avrò le stesse convinzioni, continuerò a dipingere nello stesso modo"
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All'età di 87 anni, Fernando Botero è l'artista vivente più celebrato al mondo. Schivo e riservato, è sempre rimasto fedele al suo stile "extralarge". I suoi ritratti e le sue sculture sono conosciuti ovunque e le mostre monumentali delle sue opere, oltre cento in 40 Paesi, contano milioni di visitatori. A raccontare la sua vita e la sua arte arriva al cinema Botero - Ricerca senza fine, il documentario diretto dal canadese Don Millar, in sala dal 20 al 22 gennaio con con Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema. Un'occasione unica di ripercorrere le origini e gli sviluppi dei dipinti e delle sculture monumentali spiegati dallo stesso geniale e controverso artista colombiano.
Un ritratto intimo e profondo che inizia in un ristorante a Aix-en-Provence con Botero circondato dai suoi tre figli, Lina, Fernando e Juan Carlos, che racconta aneddoti della sua infanzia, a Medellin, a cominciare dalla tragica morte del padre qu…
All'età di 87 anni, Fernando Botero è l'artista vivente più celebrato al mondo. Schivo e riservato, è sempre rimasto fedele al suo stile "extralarge". I suoi ritratti e le sue sculture sono conosciuti ovunque e le mostre monumentali delle sue opere, oltre cento in 40 Paesi, contano milioni di visitatori. A raccontare la sua vita e la sua arte arriva al cinema Botero - Ricerca senza fine, il documentario diretto dal canadese Don Millar, in sala dal 20 al 22 gennaio con con Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema. Un'occasione unica di ripercorrere le origini e gli sviluppi dei dipinti e delle sculture monumentali spiegati dallo stesso geniale e controverso artista colombiano.
Un ritratto intimo e profondo che inizia in un ristorante a Aix-en-Provence con Botero circondato dai suoi tre figli, Lina, Fernando e Juan Carlos, che racconta aneddoti della sua infanzia, a Medellin, a cominciare dalla tragica morte del padre quando aveva quattro anni. Poi i primi disegni venduti a pochi pesos con cui paga il viaggio per Madrid dove scopre i capolavori di Velazquez e Goya, la folgorazione guardando su un libro un quadro di Piero della Francesca e la corsa in Vespa fino a Firenze per studiare l'arte italiana del Rinascimento. "Lì ho trovato la pittura che mi piaceva" racconta Botero, "e la teoria di qualcuno che era dotato di un grande sapere".
Finiti i soldi, torna in Colombia dove insegna all'università delle Ande. Lì conosce e sposa una studentessa, Gloria Zea, insieme vanno in Messico e da quel momento i suoi dipinti si riempiono di colori. "Un'arte per essere universale deve essere locale", spiega l'artista. Negli anni 60 arriva a New York con duecento dollari in tasca, un periodo difficile. "C'era la dittatura dell'arte astratta" ricorda Botero, "nessuno voleva toccarmi come se fossi un lebbroso perché facevo arte figurativa". La sua prima mostra riceve critiche devastanti ma non cambia idea, e poco dopo il colpo di scena: due suoi dipinti vengono acquistati ed esposti al Moma. "Tutto nella vita va così. Se non fossi stato lì non sarebbe accaduto".
'Botero' l'artista delle grandi forme si racconta in un doc - clip in anteprima
Arriva il successo, sposa la seconda moglie, Cecilia Zambrano, nasce il piccolo Pedrito e nel '71 decide di andare a Parigi: "Non mi sono mai sentito a casa a New York, ero una mosca nel latte". Smette di dipingere per un anno e si impegna a studiare l'arte della scultura: "Se non lo faccio ora non lo farò mai" si era detto, iniziando con "cose piccole, molto timide". Ma tutto si ferma quando in un tragico incidente muore il piccolo Pedrito: si chiude nel suo studio e inizia a dipingere una serie di ritratti, sforzandosi di ricreare il viso del bambino. "Poi la vita va avanti" commenta. Nel 1983 compra una casa in Toscana, a Pietrasanta. "Questa città è molto speciale, ci viveva Michelangelo" racconta Botero, che ogni estate passa qui qualche settimana con la sua famiglia, figli e nipoti che arrivano da ogni parte del mondo.
Il documentario raccoglie anche il parere negativo di alcuni critici, e lui con la consueta calma risponde ai detrattori definendo il suo stile: "Non dipingo donne grasse. Io faccio uomini, animali, paesaggi, frutta con lo scopo di comunicare sensualità alla forma. A me piace comunicare questa pienezza, questa generosità, questa sensualità, perché la realtà è arida". Botero si interroga anche sulla sua passione innata sui volumi. "Era una mia inclinazione naturale, non so il perché. Solo quando cambierò le mie idee potrò cambiare stile, ma finché continuo ad avere le stesse idee, le stese convinzioni, continuerò a dipingere nello stesso modo".
Di fronte alle sue opere recenti, Botero sintetizza il suo lavoro: "Dipingere vuol dire bilanciare tutto per trovare un'armonia e una soluzione. È impossibile completare un quadro, c'è sempre qualche aggiustamento da fare e non si riesce a finire, si può continuare all'infinito".