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'Semina il vento', l'ambientalismo alla Berlinale. Il regista: "L’inquinamento è soprattutto mentale"

L'amore di una ragazza per gli ulivi secolari pugliesi e la lotta contro la corruzione sono i temi del secondo film di Danilo Caputo, presentato al Festival di Berlino nella sezione Panorama e girato all'ombra dell'Ilva

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L’Italia è alla Berlinale anche con Semina il vento, storia di ribellione e rinascita ambientata tra alberi d’olivo e scenari industriali presentato nella sezione Panorama. Il regista, Danilo Caputo, ha ambientato la storia ai piedi dell’Ilva: mette al centro lo scontro tra due diversi modi di sentire la natura, e il confronto tra un padre e una figlia. “Essere a questo Festival, che ha una tradizione nei confronti del cinema di impegno, significa poter far vedere il film a un pubblico nutrito, in sale gigantesche, con un pubblico non solo di professionisti del settore”, racconta Caputo. 
 

'Semina il vento', Nica e Paola a Berlino per salvare la natura pugliese


I due modi di intendere il rapporto con la natura che si contrappongono sono quello che la giovane Nica ha ereditato dalla nonna, una dimensione animista, quasi magica rispetto alla natura che cerca di riscoprire con gli strumenti della scienza. E poi c’è quello del padre, un uomo che ha credono a un progresso industriale che ha tradito ogni promessa. Gli interpreti sono Yile Yara Vianello (era la ragazzina protagonista di Corpo celeste di Alice Rorhwacher), Caterina Valente, Espedito Chionna e Feliciana Sibilano. Il film uscirà in Italia con I Wonder. 
 
Spiega il regista tarantino Danilo Caputo: “A dieci chilometri da casa mia c’è il più grande polo siderurgico d’Europa, una fabbrica che inquina da 60 anni, ma di cui non possiamo farne a meno: abbiamo dimenticato che esiste la possibilità di vivere anche in modi diversi. A Lecce, Brindisi e Bari si vive anche senza una fabbrica… Inoltre voglio ricordare che c’era una cultura contadina che abbiamo rinnegato interpretandola come simbolo di arretratezza, ce la siamo lasciata alle spalle. Abbiamo, invece, creduto nella promessa dell’industrializzazione e i risultati sono sotto i nostri occhi”. Il regista spiega perché i giovani più che gli adulti sentono il tema ambientale in modo più forte: “La generazione dei ragazzi oggi è cresciuta conoscendo le drammatiche conseguenze del sistema economico aggressivo verso la natura”.
 
Le protagoniste del film, Yile Yara Vianello e Caterina Valente 

“L’inquinamento - sostiene - è mentale, una patologia moderna per cui avvelenando la terra avveleniamo noi stessi. Dopo aver inquinato per 60 anni la fabbrica rischia adesso di chiudere lasciando senza lavoro migliaia di famiglie e nel frattempo decine di milioni di ulivi stanno morendo infestati dalla xylella. Le mafie approfittano della disperazione dei contadini per sversare rifiuti tossici nei loro campi in cambio di qualche soldo. Sì, è un assedio”. Perché, secondo il regista “l’inquinamento, le ecomafie, la spazzatura che invade le campagne, sono fenomeni collegati”. 
 
Il regista spiega perché i giovani, più che gli adulti, sentono il tema ambientale in modo più forte: “La generazione dei ragazzi oggi è cresciuta conoscendo le drammatiche conseguenze del sistema economico aggressivo verso la natura. Gli adulti sono stati portati ad accettare il sistema”. La battaglia ambientalista giustifica scelte estreme come quelle nel film? “Dipende da quello che intendiamo per estremo. Oggi io sostengo una politica forte, come quella che fanno i ragazzi del movimento Extinction Rebellion. Questo obbliga la gente, i politici, a confrontarsi con questo problema a non rinviare sempre. Sempre, ovviamente, restando nel campo della non violenza”.