Liberazione e cinema sui muri. Giorgio Diritti: 'Le mie donne resistenti hanno portato la speranza'
Arianna Finos
Ad accompagnare la maratona cinematografica di ieri notte sui muri di tante città italiane il regista Giorgio Diritti, autore di 'L'uomo che verrà', sulla strage di Marzabotto
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Il cinema ha raccontato la Liberazione, e prima l’oppressione, la guerra. Giorgio Diritti è stato il regista che ha accompagnato, in diretta, Finestre resistenti, l’iniziativa che ha acceso ieri sera sui muri dei palazzi delle città italiana, da Bologna a Roma, ma anche Torino e Palermo, le immagini di una serie di film, tra cui il suo L’uomo che verrà, sulla strage di Marzabotto: “La forza della selezione dei film scelti, delle immagini, dei racconti di questi film è anche il fatto che alcuni, come Il giardino dei Finzi Contini, raccontano qualcosa di più sottile che non il momento topico del contrasto, del conflitto. Anche come le idee partono e si insinuano nella società e trasformano le persone. Questa è una delle cose su cui è bene porre attenzione”.
25 aprile, da "Roma città aperta" a "Paisà": il cinema della Liberazione proiettato sui muri delle città
Sono sfilati, dalle Finetre resistenti, il tributo alla Liberazione in Novecento di Bertolucci, Il generale della Rovere con Vittorio De Sica. E poi, tra gli altri, La tregua di Franco Rosi, l’esecuzione di Don Pietro in Roma città aperta, La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani, Amarcord di Fellini, Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee.
Quali le scene più indimenticabili che ha visto sui muri dei palazzi (l'evento speciale, promosso da Alice nella città e 6000 sardine, ha coinvolto oltre a Bologna e Roma anche Palermo e Torino, Parigi e Amsterdam)? “E’ facile dire Roma città aperta, è facile dire Paisà. Una delle scene che ho voluto, anche perché questo è l’anno di Fellini, anche se la situazione non consente di celebrarlo nel modo in cui era stato progettato, è la scena di Amarcord dell’olio di ricino. In una chiave come è poi quella di Fellini, ci dà l’esempio di come “nel niente” c’era l’arroganza assoluta di pretendere di invadere la vita degli altri e condizionarla in assoluto. E’ una delle cose drammatiche del senso del fascismo e del nazismo ancor di più. Perché si presuppone che qualcuno sia più uomo dell’altro, e invece l’uguaglianza secondo me è un grandissimo valore da tenere nel presente”.
L’uomo che verrà raccontava i fatti che avrebbero portato agli eccidi di Marzabotto compiuti dalle truppe nazifasciste dalla prospettiva di una bambina. Il film del 2009 fu candidatdo a 16 David di Donatello, ne vinse tre, tra cui quello per il miglior film. La scena di cui Giorgio Diritti è più orgoglioso “è quella finale. Ci sono molto legato perché include un sentimento di speranza e di interrogazione per il futuro: perché questa bambina prende il fratellino e con lui il senso di responsabilità. E io penso e spero che la responsabilità che quel giorno Martina prende e quella di costruire un mondo in cui non accadrà mai più qualcosa di simile”.
Insiste, Diritti, sul valore della memoria: “Tenere alta la memoria è prezioso e utile, la guerra è orrore, le discriminazioni lo sono altrettanto. E quindi bisogna sempre cercare di riportare la determinazione e l’attenzione ai valori fondamentali, che sono oggi nella democrazia ma che ogni tanto qualcuno cerca di spingere e relativizzare. I primi valori da salvaguardare secondo me sono la difesa assoluta della vita e della libertà e forse lo è ancor di più in momenti come questi in cui c’è una sensazione di paura e di difesa”. Il 25 aprile che resterà per sempre nella vita del regista fu quello trascorso a Marzabotto, quando uscì il film, lo proiettammo per i bambini e fu emozionante”.
Ricordi da ragazzino: “I più forti nel periodo in cui vivevo a Genova, i ricordi della manifestazione sono sempre legati alle persone che ho ascoltato, alle testimonianze. A Genova c’era la figura di Sandro Pertini, che era particolarmente sentita e forte”. Poi, per il cineasta, “il giorno della Liberazione è importante ma ciò che queste persone ci hanno portato, ci hanno raccontato, il sentimento e l’esempio. Erano spesso persone normali che hanno deciso di mettere un fermo e lottare per qualcosa di fondamentale che è appunto la libertà. E’ un valore fondante della democrazia, secondo solo alla vita”.
Le testimonianze che gli sono rimaste dentro, “sul fronte delle letture sicuramente la storia dei fratelli Cervi è una delle più forti e potenti. Nelle interviste che ho fatto io per il film ricordo con affetto tre partigiani, Gastone Sgargi, Carlo Venturi, Dino Carabi: i loro racconti mi accompagneranno per sempre. Mi ha colpito soprattutto il loro senso di grande umiltà. Consapevolezza e umiltà. E’ una delle altre caratteristiche spesso di queste figure. Energia, eroismo, lotta, rischio, ma grande umiltà”.