Alberto Sordi, soldato e partigiano nel cinema dei maestri - videotributo
Già i soldi. Anzi, "Il liquido". Vi ricordate Il marito (1958)? Sordi si affaccia alla finestra e mostra alla moglie un pezzo di terreno: "Lo vedi cara, sai quanto vale adesso quel terreno? Dieci milioni e due anni fa ne costava uno", "Allora mi vuoi dire che hai guadagnato tutti quei milioni in così poco tempo?", "No, non c'avevo il liquido".
Ancora i soldi. Maledetti soldi. Un'ossessione per i personaggi interpretati dall'Albertone nazionale. Sono gli anni delle cambiali, dei debiti. Anzi dei "buffi". In Il vedovo (1959) Sordi interpreta Nardi, piccolo imprenditore, sposato con la ricca Elvira Almiraghi (Franca Valeri), sempre in fuga dai creditori: "Se mi cerca Lambertoni io sono in Svizzera per affari. Si ricordi Lam- ber- to- ni". Si gira e chi incontra? Lambertoni, naturalmente. E cosa gli viene in mente di dire? "Mio caro Lambertoni, che fa a Milàn co sto caldo?". Geniale.
Il film di Dino Risi è un vero serbatoio di citazioni. Famosi i battibecchi di Sordi-Nardi con il marchese Stucchi che all'ultimo dice: "Quando ho sentito la voce del povero commendatore che diceva: ma che fa marchese, spinge? era ormai troppo tardi". Formidabile l'inizio con Sordi che passeggia accanto a Stucchi e racconta: "Ho sognato che ero rimasto vedovo. Un sogno completo: morte, camera ardente, funerale. Io camminavo dietro al feretro. Mentre tutti piangevano, io ridevo. Poi, mentre calavano la bara, nella fossa, ho sentito come un colpetto qui, dietro alla nuca. Tac! Anche abbastanza forte. Mi sono risvegliato nel mio letto: era mia moglie che mi diceva, cos'hai cretinetti, ridi nel sonno?".
Alberto Sordi, da Nando l'americano a Roma al soldato in 'La grande guerra'
Alberto Sordi è stato tra gli attori più prolifici del cinema italiano: oltre 150 film in quasi sessant'anni di carriera, toccando tutti i generi. Ha lavorato con i maestri affiancato da piccoli e grandi attori, dipingendo personaggi che hanno fatto storia, da Nando in Un americano a Roma al tenente Innocenzi in Tutti a casa, il partigiano Magnozzi in Una vita difficile fino all'eroe involontario Oreste Jacovacci a fianco di Vittorio Gassman nel capolavoro di Mario Monicelli La grande guerra che ottenne il Leone d'oro a Venezia e una candidatura agli Oscar come miglior film straniero
Risate amare. Liberatorie. Uniche. Sempre per trovare una via d'uscita: "C'ho avuta 'a malattia, vostro onore" (Un giorno in pretura, 1953). Come nel film più conosciuto da tutti, Un americano a Roma del 1954: "Maccaroni, questa è robba da carettieri. Io nun mangio maccaroni, io so' americano". Ma la tartina di pane con yogurt, marmellata e mostarda lo disgusta, e allora cambio di rotta improvviso: "Ammazza che zozzeria, ahò... Maccaroni, m'hai provocato e io te distruggo. Io me te magno. Questo o damo ar gatto. Questo ar sorcio, co questo ce ammazzamo e cimici". Scena da rivedere all'infinito. Come quelle degli insulti al suo domestico-servitore in Arrivano i dollari del 1957: "Magna le cocce de le noci, brutta bertuccia, magna er pappone".
Ma le citazioni continuano. Spuntano da ogni film. Da Il conte Max sempre del '57 ("I mutandoni di lana non me li metto, li butto, so 30 anni che ci giro, e fattece uno zuccotto", dice alla vecchia zia, l'indimenticabile Tina Pica) a Il segno di Venere del 1955 con Sordi che vuole vendere per forza la macchina rubata a Peppino de Filippo: "Eccola, la macchina americana, un 1400 seminuovo. Tiè è tua, prendila sennò ce ripenso e me metto a piagne". Oppure al ristorante nella memorabile ma meno conosciuta scena del conto che De Sica vorrebbe pagare con una firma ma viene rimandato al mittente dall'oste che ormai non gli fa più credito che aggiunge: "Venite qui mangiate tutto, pure il pollo, e non volete pagà". Meravigliosa la risposta di Sordi: "Allora siamo logici, oste. Io vengo qui, magno tutto meno il pollo e non pago?". Ovviamente finisce malissimo. Tutti vengono cacciati malamente e il conto è costretto a pagarlo Franca Valeri.
Alberto Sordi, i premi e gli onori di un 'italiano medio'
Il 24 febbraio 2003 se ne andava Alberto Sordi. Fino al giorno dei funerali, tre giorni dopo nella basilica di San Giovanni a Roma, centinaia di migliaia di persone hanno reso omaggio all'uomo e all'artista che nella sua lunga e ricca carriera ha saputo raccontare pregi e difetti dell'italiano medio. Ha lavorato con i più grandi del cinema italiano, ricevendo onori in tutto il mondo: è stato governatore di Kansas City e sindaco di Roma, anche se solo per un giorno
Battute impareggiabili come in Tutti a casa (1960): "Signor colonnello è successo una cosa incredibile i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci continuano a sparare". O ancora in La grande guerra: si sente uno sparo e la guardia dice: "Chi va là?", Oreste (Sordi): "Ma che fai? Prima spari e poi dici chi va là?" e la guardia: "È sempre mejo n'amico morto che 'n nemico vivo. Chi siete?", Oreste: "Semo l'anima de li mortacci tua". Fino al bellissimo e un po' trascurato Accadde al penitenziario (1955): scena da riguardare all'infinito con il vice commissario che parla della guerra: "Mentre il mondo combatte, io resistevo chiuso in cantina, solo. Senza luce senza acqua, sempre vino, solo vino". "E poi, quando è uscito? - gli chiede il vice commissario - quando è finita la guerra?". "No - risponde Sordi - quando è finito il vino". Geniale. Quasi come in Lo scopone scientifico (1972), quando Sordi continua a imbattersi nel prete e alla fine se ne esce così: "Tu sei prete e io ti bacio la mano, ma fatte li cazzi tua".
Frasi pensate da tutti. Rimaste stampate nella memoria. Sordi, e i suoi sceneggiatori, funzionavano così. Leggevano nella testa degli italiani. Di certi italiani. I peggiori, dicevano in molti. Chissà. La verità è che tutti ci hanno riso. E tanto. Con buona pace di Nanni Moretti e il suo famoso: "Neri e rossi tutti uguali? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Ve lo meritate Alberto Sordi" (Ecce bombo, 1978).