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Donnie Yen, l'erede di Bruce Lee: "Nelle arti marziali non conta vincere ma cogliere l'umanità"

Donnie Yen, l'erede di Bruce Lee: "Nelle arti marziali non conta vincere ma cogliere l'umanità"

L'attore cinese chiude la tetralogia dedicata al maestro Ip Man con un film pieno di azione e sentimento che sarà nelle sale italiane nel 2021 dopo la presentazione al Far East Film Festival. E in attesa di vederlo sul grande schermo in 'Mulan' nel ruolo del Comandante Tung rivela: "'Ip Man 4' è il mio canto del cigno ma la mia passione per le arti marziali non finirà mai"

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La passione per le arti marziali cinesi è nata quando era un bambino, figlio di una maestra di tai-chi chuan ha iniziato a praticarlo dall'età di 4 anni, il cinema è arrivato a vent'anni quando, dopo essersi trasferito a Boston con la famiglia, comincia a ottenere i primi ruoli in film dove le arti marziali hanno un ruolo importante. Oggi, a 56 anni, Donnie Yen è uno dei maggiori esponenti del cinema marziale mondiale, grazie alla saga dedicata al maestro Ip Man, da molti giudicato l'erede di Bruce Lee, in passato ha criticato il ritratto che ne ha fatto Quentin Tarantino in C'era una volta a... Hollywood, alle spalle una settantina di titoli tra Hollywood e Hong Kong.

'Ip Man 4: The Finale', il maestro di Bruce Lee nel capitolo finale della saga


Ip Man 4: The finale di Wilson Yip è l'ultimo capitolo di una tetralogia dedicata al Maestro del wing chun, maestro di Bruce Lee. Presentato in anteprima al Far East Film Festival, che quest'anno ha trovato una formula vincente con un programma virtuale con 3000 accreditati da 45 Paesi, e nelle sale italiane grazie a Tucker Film nel 2021, il film racconta la parentesi americana del maestro cinese. I tre episodi precedenti avevano seguito il maestro mentre affrontava i nemici giapponesi in Cina in tempo di guerra e poi mentre abitava, insegnava e combatteva a Hong Kong dal 1949 in poi. Nel quarto capitolo della saga, la storia riprende nel 1964 a San Francisco, con Bruce Lee (Danny Chan) che divulga la sua filosofia del kung fu e partecipa ai principali tornei. Lee, ex allievo di Ip, invita il suo vecchio maestro ad andare a trovarlo in America. A Hong Kong il figlio adolescente, che ha perso la madre ed è in conflitto con il padre, è ingestibile e così Ip prende in considerazione di mandarlo a studiare negli Stati Uniti. E, come ci si può aspettare da un film della serie di Ip Man, il viaggio americano si rivela un'esperienza impegnativa con grandi combattimenti e molte sfide.

'Mulan', Donnie Yen è il comandante Tung


In attesa di vederlo nei panni del Comandante Tung, nel live action Mulan, la cui uscita è stata ancora rinviata e attualmente è prevista per il 21 agosto negli Stati Uniti, abbiamo raggiunto Donnie Yen a Hong Kong.

Dopo dodici anni si conclude l'avventura di Ip Man. Quali sensazioni?
"Sono davvero grato di aver fatto parte di questo viaggio. Una serie di film di solito non ha più di due sequel perché tende a scendere di livello a partire dal terzo film, quindi sono immensamente orgoglioso del franchise di Ip Man perché è riuscito a mantenere qualità e popolarità. Prima dei film pochi conoscevano Ip Man, ma la nostra saga ora ha trasformato il maestro di Wing Chun in un nome familiare a livello globale. In questi anni, abbiamo sviluppato una forte relazione con il personaggio e gli abbiamo dato una storia completa cercando di esplorare diversi aspetti della vita man mano che la saga si sviluppava".

Questi quattro film avevano la missione di far conoscere la figura del maestro Ip Man al mondo. Qual è la lezione più importante che ha lasciato?
"La virtù principale che emerge nei film di Ip Man è la modestia e definisce quali siano le buone arti marziali. Con la storia di Ip Man e la sua filosofia, impariamo che le arti marziali non significano tanto azioni o la vittoria di un combattimento, ciò che più conta è capire l'umanità e la vulnerabilità delle persone. Questo è lo spirito dietro la cultura cinese del Kung Fu".

Foto Olivia Tsang
Foto Olivia Tsang 

Come è stata la sua esperienza sul set di 'Rogue One'? È vero che è stato lei a proporre al regista di far diventare cieco il monaco Chirrut Imwe?
"Come Chirrut sia diventato cieco è il frutto della collaborazione tra me e Gareth (Edwards, ndr). Durante la preparazione del film stavamo parlando di diverse possibilità e mi ha chiesto cosa ne pensavo, gli ho detto: 'Voglio che questo personaggio non sia così stereotipato. Ho interpretato questo tipo di personaggio, quello di un abile guerriero, migliaia di volte. Voglio che sia radicato nella realtà, che sia umano, anche vulnerabile. Non sarebbe interessante renderlo cieco?' L'idea gli è piaciuta, la Disney ha adorato questa versione e Chirrut ha finito per essere cieco".

Nella sua carriera ha fatto più di 70 film, qual è la sua prossima sfida?
"Vorrei che tutti i film che farò per tutta la mia carriera possano essere di stimolo. Ip Man 4 potrà anche essere il mio canto del cigno, ma la mia passione per le arti marziali non finirà mai".

Sappiamo del suo impegno durante la pandemia per raccogliere fondi per la ricerca. Come ha vissuto questo periodo di quarantena?
"Quando siamo tornati dagli Stati Uniti dopo la promozione di Mulan con la mia famiglia siamo stati in quarantena per 14 giorni. Ci siamo chiusi in casa a guardare film, cucinare. È stata una grande opportunità per trascorrere del tempo prezioso con mia moglie e i miei figli, cosa che non mi succedeva da tanto".