In sala o in salotto, il cinema da vedere: dalla guerra di Charlize ai cult ripescati
Roberto Nepoti
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di ROBERTO NEPOTI
Guida ragionata alle uscite cinematografiche. Le novità e la raccolta di "classici" di Cronenberg, Jarmusch e Jarman
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Uscito qualche giorno fa, The Old Guard si è piazzato subito al top dei film più visti su Netflix. Tratto da una graphic novel, il film su un gruppo di immortali che si battono da secoli contro i malvagi della Terra sembra elaborato da un algoritmo: una donna sola al comando, Charlize Theron, e una giovane eroina di colore garantiscono il “politically correct” (si aggiunga che anche la regia è affidata a una donna), il cast internazionale (il nostro Luca Marinelli, il belga Matthias Schoenaerts…) mira al pubblico più globalizzato e cosmopolita. La cosa ben poco corretta - invece - è l’overdose di violenza spalmata da cima a fondo; ma tant’è, il prodotto piace e sembra destinato a diventare un franchise.
E’ da ieri sulla stessa piattaforma, che lo ha prodotto, la commedia a episodi Gli infedeli, remake dell’omonimo film corale francese tutto basato su questioni di “corna” e infedeltà…
Uscito qualche giorno fa, The Old Guard si è piazzato subito al top dei film più visti su Netflix. Tratto da una graphic novel, il film su un gruppo di immortali che si battono da secoli contro i malvagi della Terra sembra elaborato da un algoritmo: una donna sola al comando, Charlize Theron, e una giovane eroina di colore garantiscono il “politically correct” (si aggiunga che anche la regia è affidata a una donna), il cast internazionale (il nostro Luca Marinelli, il belga Matthias Schoenaerts…) mira al pubblico più globalizzato e cosmopolita. La cosa ben poco corretta - invece - è l’overdose di violenza spalmata da cima a fondo; ma tant’è, il prodotto piace e sembra destinato a diventare un franchise.
E’ da ieri sulla stessa piattaforma, che lo ha prodotto, la commedia a episodi Gli infedeli, remake dell’omonimo film corale francese tutto basato su questioni di “corna” e infedeltà varie. Diretto da Stefano Mordini, non ha eccesive ambizioni: se non quella di sfruttare l’appeal di attori tra i più popolari del nostro cinema come Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Laura Chiatti. Più serio Radioactive, disponibile da ieri in digitale sulle principali piattaforme. Diretto da una irriconoscibile Marjane Satrapi, è un altro film di una donna su una donna, la grande fisica e chimica polacca Marie Curie, due volte premio Nobel, che scoprì il radio e il polonio. Fin troppo compreso dell’importanza del personaggio, nonché interpretato da una motivata Rosamund Pike, il film verte soprattutto su due argomenti: le difficoltà di Marie a farsi accettare in quanto scienziata, a causa dei pregiudizi sul sesso al quale appartiene, e le doppie conseguenze delle sue scoperte: da una parte utilizzate in terapie salvavita, dall’altra all’origine di stragi come Hiroshima e Chernobyl (cui Satrapi dedica due sequenze in anacronia con la vicenda principale).
Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio nel film 'Gli infedeli'
Sono riservate alle sale in attività, invece, quattro uscite di film in versione restaurata distribuiti (a partire da oggi) da Movies Inspired. Si tratta di altrettanti cult: Control di Anton Corbijn, biografia del carismatico cantante degli Joy Division, Ian Curtis, Caravaggiodi Derek Jarman e, cult dei cult, Crash di David Cronenberg e Dead Man di Jim Jarmusch. Il primo dei due, uscito nel 1996, è un’opera di anticipazione assoluta: adatta il romanzo di J.G.Ballard (tra i padri del cyberpunk) che ha al centro l’ibridazione tra umano e macchinico, immergendo lo spettatore in un perturbante universo dove l’eccitazione sessuale fa tutt’uno con gli incidenti automobilistici. Oggi suona, magari, un po’ artefatto e cervellotico; però la visione ti fa capire perché abbia impressionato così profondamente gli spettatori al giro del secolo. Celebre la sequenza in cui Vaughan, guru di una subcultura underground, mette in scena un autentico crash d’auto per simulare quello in cui perse la vita la star del cinema James Dean.
E’ consuetudine catalogare Dead Man nel genere western; ma da Jarmusch non c’è davvero da aspettarsi un classico film di cowboy alla John Wayne. Malgrado i cavalli, le pistole, gli indiani e la partecipazione di una star della golden age di Hollywood come Robert Mitchum, si tratta sostanzialmente di una meditazione sulla morte: quieta – niente paura – e piuttosto “new age”, nello stile del regista. Ferito praticamente all’inizio, il protagonista William Blake (Johnny Depp) intraprende un viaggio iniziatico attraverso il selvaggio West, in compagnia di un "Virgilio" pellerossa chiamato Nobody. Un percorso in territori sempre più arcani e astratti dove la morte, più che una fine, è un ritorno in sé stessi.