Spettacoli

Ilenia Pastorelli: "Ho realizzato i miei sogni combattendo contro i pregiudizi"

(foto Orlando Faiola) 
L'attrice, 34 anni, madrina del Filming Italy Sardegna Festival, ricorda le polemiche per il suo debutto in 'Lo chiamavano Jeeg Robot' che le è valso un David. Presto la vedremo nel nuovo film di Pif 'E noi rimanemmo a guardare' e in 'Io e Angela' di Herbert Simone Paragnani
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Alessia, il personaggio con cui Ilenia Pastorelli ha fatto il suo ingresso nel mondo del cinema in Lo chiamavano Jeeg Robot, era una trentenne con problemi psichiatrici ossessionata dal cartone animato di Go Nagai, una sopravvissuta che si rifugia in un mondo tutto suo perché incapace di affrontare una realtà troppo drammatica. Un ruolo che le è valso, nel 2016, il David di Donatello come miglior interprete femminile, alla prima candidatura. "All'inizio, prima che il film arrivasse in sala e venissi premiata, tutti continuavano a ripetere quanto fosse assurdo che una come me, uscita dal Grande Fratello (vi ha partecipato nel 2011, ndr), potesse essere la protagonista di un film" ammette candidamente l'attrice romana, classe 1985, quando la incontriamo al Forte Village (Cagliari) in veste di madrina della terza edizione del Filming Italy Sardegna Festival, la manifestazione internazionale ideata e diretta da Tiziana Rocca. "Il punto è che non ci sono mica arrivata per caso: ho fatto dei provini, sono stata scelta da Gabriele Mainetti. Ero davvero stufa di quelle polemiche".

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Oggi come ieri, vuole impegnarsi a combattere pregiudizi e cliché: "Se fossi stata più fragile mi sarei depressa e avrei rinunciato ai miei sogni per dare retta a quelli che, pur non conoscendomi, avevano già stabilito che non avessi gli strumenti per fare questo mestiere. E solo perché ho preso parte a un reality". Non ha mai frequentato una scuola di recitazione, ma questo non l'ha scoraggiata: "Ai giovani che mi chiedono consigli rispondo sempre che questo è un lavoro magnifico se non ti dai delle regole. Proprio come ho fatto io: mi sono creata una mia dimensione e questo, lo confesso, in qualche modo mi ha salvata. Dobbiamo scardinare certi preconcetti: quando un pittore dipinge un quadro, non ce n'è mica un altro che arriva e lo critica dicendogli che esiste un solo modo di fare arte. Lo stesso vale per le scuole: se una ragazza che viene da Tor Bella Monaca non ha 10 mila euro per pagarsi il corso di recitazione, cosa dovrebbe fare? Arrendersi?". Lei non l'ha fatto: dopo essere stata scelta da Carlo Verdone per Benedetta follia, in cui interpretava una ragazza di borgata sfacciata ed esuberante, è stata diretta da Massimiliano Bruno (Non ci resta che il crimine e il sequel Ritorno al crimine) e Michela Andreozzi. "Ho scelto di fare Brave ragazze perché era un film sul femminile: gli uomini erano importanti, certo, ma mi piaceva il fatto che mettesse al centro della scena un gruppo di donne, ciascuna diversa dall'altra, con le sue complessità" racconta.

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Il prossimo titolo sul curriculum è E noi rimanemmo a guardare, diretto da Pif: il film, di cui è co-protagonista al fianco di Fabio De Luigi, arriverà in sala prossimamente. L'ha visto qualche giorno fa, ma non può anticipare nulla: "Sono rimasta sconcertata, contiene dei messaggi profondi. La storia, ambientata nel futuro, racconta una realtà distopica ed esplora il tema della solitudine, anche nei rapporti di coppia. Stiamo andando verso una società che, forse, ci vuole tutti più soli. Che fine faremo tra 50 anni? È un argomento particolarmente attuale, dopo il tempo trascorso in isolamento durante la quarantena".

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Sui social si è esposta poco rispetto alla pandemia, preferendo restare in disparte e osservare, piuttosto che diventare "una protagonista inutile di una situazione così grave e aggiungere banalità. Non volevo elargire consigli dal divano di casa e sentirmi super partes, siamo tutti nella stessa barca". È felice di trovarsi al festival, lo considera un segnale incoraggiante: "Questa è un'iniziativa che mi dà speranza, durante il lockdown temevo che non avrei più lavorato. Sono tornata al cinema non appena hanno riaperto le sale: mi dispiace vedere che i voli siano pieni di gente, mentre i teatri restano chiusi. A questo punto avrei una proposta: perché non cominciamo a recitare i monologhi sugli aerei?" suggerisce, ironica.

La vedremo anche in Io e Angela, diretto da Herbert Simone Paragnani, in cui vestirà i panni dell'angelo della morte. "È stata una bella sfida, Simone ha scritto il ruolo pensando un po' a me. Mi piace variare, non voglio rischiare di annoiarmi". Al di fuori dei set, Pastorelli sogna di creare un portale che possa aiutare aspiranti attori a farsi conoscere: "La mia è una famiglia come tante e non avrei mai chiesto a mia madre di prestarmi mille euro per finanziare i miei sogni, perché magari per guadagnare quella cifra impiegava un mese. Vorrei creare un sito internet sul quale ragazzi e ragazze possano caricare il proprio showreel di presentazione e far vedere al mondo di cosa sono capaci. È un'idea che accarezzo da tempo, sarebbe bellissimo dare un po' di speranza e visibilità ai giovani".