"Bond, James Bond": Eunice Gayson e Sean Connery nel primo 007
Apparentemente i due character avevano pochi punti in comune: campione di raffinato aplomb il killer di Ian Fleming; proletario e chiacchierone Flanagan, una specie di miles gloriosus che scende dall'anfibio minacciando i tedeschi ("Scappate, pezze da piedi. È tornato Flanagan"), ma poi finisce sott'acqua e teme di annegare ("Che porcata è?" esclama sputando "Ti affogano prima di darti il tempo di combattere"). Flanagan, insomma, è un personaggio comico: l'unico, anzi, dell'epico e magniloquente dramma bellico di Ken Annakin. Eppure, a guardar meglio, i due Connery non sono così agli antipodi. Anzi. In tutta la serie dei film di 007 Sean, pur in modo più sottile e ammiccante, condisce le proprie interpretazioni di umorismo. La sua bella faccia sprizza ironia, anche in presenza delle donne più attraenti e dei nemici più pericolosi. Ed è proprio questo atteggiamento, da superman che non si prende troppo sul serio, a insaporire avventure "a geometria variabile" che - come osservò a suo tempo Umberto Eco - in fondo non cambiano mai: cambiano solo l'antagonista e l'ordine degli episodi.
La sua misurata ironia spiega anche perché Connery resti a tutt'oggi (vedi il recentissimo sondaggio della rivista Radio Times) lo 007 preferito dal pubblico: laddove, tra i suoi epigoni, un Roger Moore esagera in ammiccamenti, un Pierce Brosnan o un Daniel Craig sono troppo seri. Però l'umorismo di Connery non è solo quello prestato al suo alter-ego: anche quando interpreta personaggi diversi dall'agente con licenza di uccidere, l'attore non si nega (quasi) mai un tocco d'irrisione e divertito distacco. Ancora in piena "èra Bond", Sean compare in alcuni film fatti apposta per spremere il capitale di carisma acquisito con 007. In Una splendida canaglia (1966) esagera un tantino in gigioneria nella parte di Samson Shillitoe, poeta newyorkese sociopatico che non sa resistere alle tentazioni (le donne gli crollano addosso al primo sguardo) e finisce per sottoporsi a un esperimento di lobotomia. Mentre in Shalako (1968), curioso western di produzione europea, è un improbabile ex ufficiale di cavalleria filo-indiano che parla con accento scozzese, sfoggiando una sicurezza e un tocco di umorismo sardonico da James Bond della prateria.
Sean Connery i 90 anni del Bond più amato
Quando, a 32 anni, Sean Connery si candida per portare sul grande schermo l'agente 007, deve gareggiare con Cary Grant, James Mason e Richard Burton. Ma è lui il prescelto, quello che arriva per primo ad ammirare il bikini bianco di Ursula Andress ('007 - Licenza di uccidere', Terence Young, 1962). Prima di questo ruolo che gli cambierà la vita aveva fatto di tutto, compreso il lucidatore di bare e rappresentato la Scozia al Concorso per Mister Universo, classificandosi al terzo posto. Dopo una serie di ruoli di secondo piano in cinema e tv negli anni Sessanta diventa la star James Bond. Quasi sessant'anni dopo è ancora lui - a detta di molti - lo 007 più amato. Ma nella lunga carriera altri ruoli lo hanno confermato nel talento e nel fascino: il nobile Ramirez di Highlander, il Robin Hood ormai anziano accanto a Audrey Hepburn, il padre di Indiana Jones, il frate detective del Nome della Rosa
Dopo il (quasi) definitivo divorzio da 007, la vena umoristica dell'attore riemergerà in film e personaggi tra i più disparati. Basti pensare a Zed, il "bruto" del distopico Zardoz che si fa beffe della sofisticata Consuela sogghignando sotto i grossi baffi. O al Robin Hood anziano e acciaccato del Robin e Marian di Richard Lester, il quale continua a vaneggiare di imprese gloriose e vittorie che ormai non può più permettersi. O all'arguto e affascinante Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez, mèntore del protagonista della saga Highlander, un immortale che ne ha viste troppe per non sorridere di sé e degli altri. O, ancora e soprattutto, all'ineffabile professor Henry Jones sr., eccentrico e distratto papà dell'archeologo-avventuriero di Spielberg, che in Indiana Jones e l'ultima crociata si produce in autentici duetti da commedia con Harrison Ford/Indy. Certo, si potrà obiettare che spesso l'attore interpreta personaggi eroici, impegnati in grandi avventure e via via più carismatici col procedere dell'età: pensiamo al "Raisuli", il condottiero berbero del Vento e il leone, ad esempio, o all'incorruttibile poliziotto irlandese Jimmy Malone (che gli valse l'Oscar come miglior attore non protagonista) di The Untouchables - Gli intoccabili.
Eppure anche ai "caratteri" più monolitici della sua filmografia Connery presta sempre un tocco (auto)ironico, che gli increspa, a tratti, le labbra sotto la barba o i baffi ormai striati di bianco. Lo humour, però, dà il suo meglio quando la derisione trascolora nell'autoironia. È il caso dei numerosi film in cui, ormai maturo, è protagonista di love story con donne molto più giovani: Michelle Pfeiffer (La casa Russia), Brooke Adams (Cuba), Catherine Zeta-Jones (Entrapment). Nei soggetti di questo tipo l'attore assume uno sguardo un po' d'intesa, un po' di scusa: ma è lo sguardo di chi sa bene che, in fondo, se lo potrebbe permettere.
L'autoironia non si limita al circuito dello schermo; e lo certificano alcune delle sue più celebri battute. Come quando affermò: "Forse non sono un buon attore, ma qualsiasi cosa avessi fatto, sarei stato peggio". O quando (era il 1999), proclamato dalla rivista People "l'uomo più sexy del secolo", ai giornalisti che gli chiedevano un commento rispose con humor scozzese: "Non saprei. Non sono mai stato a letto con un uomo di sessant'anni, calvo". Se Connery predilige l'ironia, è altrettanto vero che non ha mai amato gli eufemismi o le mezze parole. Basti ricordare che, nel 2005, dichiarò a un giornale neozelandese di volersi ritirare dallo schermo perché "stufo degli idioti". Proposito rigorosamente mantenuto.