'Burraco fatale', 4 amiche, l'amore e le carte. La regista: "Da Anzio a Marrakech aprirsi al mondo"
Arianna Finos
Arriva in sala il primo ottobre la commedia corale di Giuliana Gamba su quattro signore di provincia appassionate di carte alle prese con l'arrivo in città di un affascinante straniero. Con Claudia Gerini, Angela Finocchiaro, Paola Minaccioni e Caterina Guzzanti
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Galeotto fu il Burraco. Il primo ottobre arriva in sala la commedia di Giuliana GambaBurraco fatale, su quattro signore di provincia, amiche per la pelle e accomunate dalla passione per il Burraco che si ritrovano a partecipare al torneo per evadere dalle quotidianità problematiche. La protagonista Claudia Gerini, insegnante di violoncello sistematicamente tradita dal marito Pino Quartullo con una giovanetta, si ritrova a fare una nuova conoscenza, un pescatore marocchino, che le regala una seconda opportunità apparentemente da favola. Le vecchie amiche sono Caterina Guzzanti, vedova che vive con la suocera Loretta Goggi, la casalinga sottomessa Anna Finocchiaro, la notaia con la passione per l'azzardo Paola Minaccioni. Il rubacuori marocchino è Mohamed Zouaoui.
'Burraco fatale', un poker d'attrici e un asso per una commedia sulle carte
L'idea del film, racconta la regista: "Ho girato un doc sulla musica marocchina e sono stata per molto tempo in Marocco, paese che amo e conosco bene, intervistando. Ho seguito la vita dei maestri della musica nei villaggi più speduti, ho visto il loro tipo di vita, tante donne intorno e tanti bambini: un altro tipo di vita, sono poligami. Tornata a Pesaro, la mia città, ai bagni dell'Excelsior ho trovato molte mie care amiche sposate e non più giovanissime alle prese con grandi problemi, tradite da mariti con ragazze giovani, alle prese con psicofarmaci e una vita sociale azzerata. Ho pensato che almeno in Marocco la prima moglie continua ad avere grande importanza nella famiglia, mentre da noi la moglie lasciata viene messa nel ripostiglio, perde importanza sociale e familiare. Ho pensato che era una materia perfetta per una commedia. Mi piaceva anche l'idea di mettere queste signore borghesi di provincia ad affrontare la globalizzazione, l'emigrazione, il confronto con culture diverse". Il film è una favola con tanto di principe azzurro. "Sì, la porta verso la conoscenza dell'altro arriva improvvisamente con l'amore. Queste signore giocano a Burraco, che è una metafora della vita: pescare la carte ti regala l'emozione di qualcosa di sorprendente che arriva a cambiarti la vita. Come succede alla Gerini, che grazie a un incontro fortuito si troverà a vivere un sogno". Il lui pescatore rivela un'altra identità, la nostra è un po' Cenerentola. Il tutto va preso con molta ironia. "Si, certo, l'ironia è totale".
Ma la base di partenza è il gruppo di amiche storiche della regista. "Direi di sì, i nomi sono veri, Irma è mia cognata, Miranda è la capa dei burraco pesaresi, Eugenia è la moglie del commercialista e la notaia Rina è ispirata a notaia pesarese alla moda che non si è mai sposata, figlia del prefetto". Attraverso le vite di queste donne, poco facenti e molto concentrate sul Burraco, è una fotografia della vita di provincia, sostiene la regista "anche se non c'è l'intento di ridicolizzare nessuno". "Il film l'ho girato ad Anzio perché a Pesaro, dove avrei voluto, non esiste una Film Commission. Ma Anzio è una bella cittadina di mare. Abbiamo anche girato a Fiumicino e poi in Marocco, a Marrakech". È stato un film fatto di corsa in cinque settimane, abbiamo fatto molte prove e letture del copione con le attrici. È stato un film dalla vita difficile, ringrazio le attrici per essere rimaste fedeli al progetto". Il set è stato divertente "anche se non sono mancate le disavventure. Compresa un freddo polare e pioggia battente in Marocco. Ho girato con un vento furibondo, anche perché Anna Finocchiaro poteva lavorare solo quel giorno".
A un certo punto della storia la protagonista Gerini si ritrova a considerare di far parte di un harem marocchino. Una provocazione? "Sì, ma anche l'idea di aprirsi e venire in contatto con culture e religioni e modi di vita diversi che forse non sono peggiori dei nostri. Certo, la mia è una favola, ma tutti noi, uomini e donne in fondo nel nostro cuore non speriamo che qualcuno arrivi a portarci via sul cavallo bianco. O che pescando la carta a Burraco arrivi quella che ti fa chiudere il gioco?".
Nella filmografia rada ma variegata della regista, sceneggiatrice e produttrice, 66 anni, c'è anche un piccolo filone hard, Pornovideo, Claude e Corinne un ristorante particolare (firmati come Therese Dunn), La lingua di Erica. "Con lo stesso tono provocatorio con cui oggi affronto la poligamia, negli anni Settanta ho toccato il tema erotico. Volevo fare una cosa di rottura, mai il mio intanto non è stato compreso. Ne ho fatti due o tre, un esperimento: nel clima dei Settanta era una cosa innovativa e di rottura, un atto coraggioso e incosciente. Era una forma di protesta, come dire: possiamo fare tutto, anche i film erotici. Erano film con storie vere, il tema era ancora quello di donne che si ribellano alla quotidianità, che si organizzano e trovano una vita autonoma rispetto ai maschi. È sempre stato nella mia storia il voler sostenere l'indipendenza femminile". Non sono decisamente stati compresi. "Probabilmente non li ho sostenuti nel modo giusto, non ero pronta a sostenere tutto il resto, avevo tutte le femministe contro, la Chiesa e i benpensanti. Il porno era considerato una cosa losca e non allegra. Il mio animo romagnolo vedeva la sessualità come una cosa allegra e sana, ma non è stato visto così in un paese cattolico". La carriera ne è uscita danneggiata "molto, ma sono riuscita a lavorare, ho girato fiction Rai, documentari che sono meravigliosi perché ti costringono a ribaltare in ogni momento il tuo punto di vista".