Spettacoli

Andrea Delogu debutta al cinema: "Tutto quello che ho guadagnato l'ho speso sul set a Las Vegas"

L'attrice e conduttrice è nel film 'Divorzio a Las Vegas', in sala da giovedì 8. E ripercorre la carriera: da quando la scartarono a un passo dal Dopofestival di Sanremo a quando arrivò su Rai 2 grazie a Twitter Siete già iscritti a The dreamers, la newsletter degli appassionati di cinema? In esclusiva per i nostri abbonati

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In occasione del debutto al cinema da protagonista nel film Divorzio a Las Vegas di Umberto Carteni, commedia romantica con Giampaolo Morelli, Ricky Memphis, Gian Marco Tognazzi, Grazia Schiavo, in sala da giovedì 8 ottobre, Andrea Delogu ripercorre una carriera in ascesa, tra radio, televisione e libri, oltre al lavoro a teatro con il marito e collega Francesco Montanari, il thriller Il giocattolaio. Nel film interpreta una donna che a un passo dal matrimonio con l'uomo perfetto scopre di essersi già sposata a Las Vegas vent'anni prima con un ragazzo appena conosciuto e che deve incontrare di nuovo per divorziare. L'appuntamento con Andrea è in un bar in via dei Giubbonari, a Roma. All'attrice non mancano l'appetito e l'ironia.


Com'è arrivata a fare il film?
"Avevo iniziato a preparare uno spettacolo teatrale con mio marito. Quando ti si presenta a 37 anni la possibilità di fare qualcosa di nuovo è un miracolo, è difficile imparare qualcosa di nuovo quando cresci. Di solito usi gli strumenti che hai per fare quel che sai. Ma volevo capire se avevo strumenti diversi. Paolo Del Brocco e Luigi Lonigro (ad di Rai Cinema e direttore di 01 Distribution, ndr), che ho incontrato spesso a Stracult (il programma che conduce con Marco Giusti su Rai 2 ndr) per le presentazioni dei loro film, mi hanno segnalato che c'erano i provini per questo nuovo progetto. Avevo paura di fare una figura barbina, mi sono preparata benissimo. Un mese dopo mi hanno chiamato. Abbiamo subito lavorato sul copione e siamo partiti col set. È stata una parentesi di 4 mesi dell'anno scorso, poi c'è stato il Covid e oggi mi sembra tutto lontanissimo".

Com'è stato il set a Las Vegas?
"Mi sono divertita. Tutti gli altri facevano i gradassi, Memphis, Morelli, il regista Uberto Gibo 'andiamo e facciamo il panico'. Non sono usciti neanche una sera, chiusi in hotel dopo le 13 ore quotidiane di set. Io invece ho fatto tutto quel che dovevo: per vedere gli spettacoli a Las Vegas per un mese ho speso tutto quel che ho guadagnato".

Valeva la pena?
"Per alcuni, sì. Copperfield è stato incredibile, senza 3D o tecnologia, ti fa la sua magia davanti agli occhi e sono rimasta scioccata, non pensavo fosse possibile oggi, quando vedi di tutto anche con gli ologrammi, riuscire a stupire. E ho visto Bocelli, sold out, con una grande fila. E invece Ariana Grande aveva la sala mezza vuota. Las Vegas non ha una grande concentrazione di gente che vive lì. È soprattutto fatta per turisti. È una città strana, esiste per intrattenere non per far vivere. È importante se fai questo lavoro vedere almeno una volta un contesto del genere perché è intrattenimento puro, fino all'esasperazione. Tu potresti stare ferma la sera in strada ed essere intrattenuta da luci, dai cartelloni, dalle pubblicità, dalle persone che passano. È straniante, però. Perché non vedi il cuore di questa città".


Il film è una commedia romantica. Si è rivista qualche classico?
"Ho studiato cinematografia a Bologna e comunicazione pubblicitaria, che non ho finito. C'è stato un periodo in cui ho rivisto tanti film. Ricordo Fiore di cactus, c'è una scena meravigliosa in cui lei è in un negozio di dischi e mentre parla con lui si gratta un polso, un gesto che non era previsto, di scena. Sono rimasta ipnotizzata dalla sua naturalezza, verità. Io amo il racconto della realtà. È difficile in una scena vedere un gesto che non sia scritto".

Come pensa che il pubblico accoglierà questo personaggio?
"Non mi somiglia certo, è algida, trattenuta. Lei parte libera, poi si mette in una trappola da sola. Secondo me non è una storia in cui vince l'amore. Lei non dice mai 'Ti amo' a lui. Non ne ho voluti dire perché secondo me il punto focale della sua storia è la libertà che lei sceglie di vivere. L'idea della felicità è il matrimonio con un uomo ricco e perfetto, un lavoro da vincente, tenere tutto sotto controllo, oppure buttarsi. Io la vedo come una commedia di intrattenimento. Mio marito mi ha aiutato a prepararmi. Ho cercato le emozioni del personaggio dentro di me, stavo bene e male con lei, soffrivo con lei".

Quanto è stato importante nella sua vita il concetto di libertà?
"È tutto. Sono stupita quando qualcuno resta colpito o infastidito da una libertà che si prende una persona che non tange nessuno. Mi sembra anacronistico. Il concetto di libertà è: io vivo rispettando gli altri, senza togliere nulla agli altri. E invece ci sono incastri umani, anche di bigotteria, verso gli altri. Per fortuna le cose cambiano, le generazioni migliorano. Per me la libertà è la serenità propria e il non giudicare. Giudicare è una fatica, fai il doppio lavoro, devi vivere per te e giudicare un altro, ma perché? Manco ti pagassero. Poi sono cresciuta in un contesto particolare in cui la libertà era molto importante".


Lo ha raccontato nel suo libro La collina, scritto con Andrea Cedrola, lei ha trascorso parte dell'infanzia con i suoi genitori in una comunità di recupero. Una storia forte. Eppure ha  conservato un carattere solare.
"Sì. Il fatto è che io so come si sta per terra, ma proprio a scavare anche sotto. E quindi per me è assurdo dover fingere di essere interessante o fingere di essere ombrosa. Stare bene è una figata vera. È così difficile riuscire a stare bene e quella esperienza me lo ha insegnato. Oggi non ne parlo volentieri perché molti trattano l'argomento con superficialità, con atteggiamento pruriginoso: 'Sei nata in una comunità di recupero? Cosa è successo? Cosa hai visto?'. In realtà non è quello il punto. C'è una storia dietro e c'è un grande rispetto verso le persone che mi hanno cresciuto e troppe volte ho sofferto leggendo nelle interviste in cui venivano descritte in modo indelicato".

Ha scritto anche un altro libro di successo, Dove finiscono le parole.
"Sì, sulla dislessia. Io sono dislessica. E in realtà è un manuale di sopravvivenza per ridere. È esploso inaspettatamente, ha avuto successo specie nelle scuole. Ho fatto un 'Ted talk' qualche anno fa in cui raccontavo in modo leggero come vivo io la dislessia. Ho scritto il manuale pensando ai ragazzini, con un testo grande e frasi molto strette, da bimba dislessica quando leggevo i libri di scuola delle medie era un incubo, avevano costrutti lunghissimi e per me era impossibile. Mi sono dovuta allenare. Io ho imparato a leggere per il gusto di leggere a 26, 27 anni. Ho scritto il libro perché molti dopo il Ted mi avevano chiesto di raccontare l'esperienza".

Come mai il cinema è arrivato solo ora?
"Ho fatto teatro in tempi non sospetti, a 27, 28 anni. Perché non avevo la possibilità economica di andare in analisi. E la cosa più vicina all'analisi è studiare teatro che ti porta a capire chi sei. Ma non era mai un desiderio di portare qualcosa in scena. Ho sempre voluto fare televisione, parlare in radio, per me che avevo problemi di scrittura ed eloquio era un sogno e una sfida. E poi vedevo mio marito Francesco prepararsi in modo così preciso, importante, con un'anima in quel che fa. Sono rimasta affascinata, da sette anni lo vedo prepararsi, quanta sfida c'è. Ora facciamo un spettacolo insieme. Anche perché sennò mica glielo facevo fare quello spettacolo".


C'è molta interazione fisica tra voi due sul palco?
"Sì. Su un set non c'è problema, perché c'è un sacco di gente. Sul palco si è in due per cui: no. Gli ho detto: vengo io. Tra i motivi della scelta c'è stato anche questo. Ma chi meglio di me? Ma perché rischiare?".

È molto brava sui social, sexy, a volte provocatoria, ironica, naturale. Governa perfettamente il rapporto con i follower.
"Si, i miei follower sono educati. Io rispondo, se c'è qualcosa che non va ne discutiamo e a volte chiedo scusa se faccio una stupidaggine. I social mi hanno dato tanto. Ho iniziato a fare Stracult, il mio primo lavoro in Rai importante, perché su Twitter commentavo i film e Marco Giusti mi ha notata. Arbore mi ha chiamato per uno speciale su Renzo Arbore Channel, perché ero attiva su Twitter. La comunicazione è arrivata prima da lì".


Che esperienza è Stracult?
"Bellissima, ho imparato tanto. Quando vengono a parlare dei film attori e registi ci soffrono, sono come figli per loro. Non si pensa a tutto il lavoro che c'è dietro, al rischio, alla tensione e alla speranza che c'è in ogni film, anche il più piccolo. A Stracult non c'è mai cattiveria. E quando non c'è malafede anche i film più modesti hanno diritto di provarci".

Il momento più brutto e quello più bello della carriera finora.
"Il più brutto è stato quando ero arrivata a un soffio dal condurre il Dopofestival, anni fa. Era il primo Dopofestival online con Saverio Raimondo. Io facevo solo Stracult, ero stata chiamata, ero ipnotizzata dall'idea di far parte della macchina del Festival che per me è come il Natale. Lo guardavo con i miei, ne disquisivo con tutti fin da piccola. Dopo tre settimane di sogni mi dicono 'purtroppo è stata scelta un'altra conduttrice, tu devi ancora crescere un po''. È stato come se mi si spezzasse il cuore. Ho sentito il 'crac'. E sono rimasta sul divano un giorno intero e dicevo a mio marito 'ho il cuoricino in pezzi'. E lui 'ma sai quante volte è capitato a me?'. Un gran dolore. Il più bello è stato in metropolitana, stavo andando a fare le prove per Dance Dance Dance, un programma che ho condotto su Fox, e la sera prima era andata in onda la prima puntata di Trenta e lode, il mio debutto in prima serata, Arbore mi aveva preso in conduzione ma tutti pensavano come spalla e invece il programma si è aperto su di me, grazie a quel gran signore che è Arbore. Arriva una telefonata: il vicedirettore di Rai 2. Cosa mai avrò fatto? Ho scoperto che avevamo fatto il 20 per cento, non succedeva alla rete da anni. In quel giorno mi hanno chiamato tutti, è stata una festa meravigliosa. Mi sono sentita di aver fatto parte di una cosa che è entrata in un pezzo di storia di questa televisione".